9 cocktail italiani che hanno conquistato il mondo: storia, curiosità, ingredienti, come prepararli
Il rapporto dell’Italia con i cocktail è profondamente legato alla cultura dell’aperitivo, il rituale che precede la cena e ne accompagna l’attesa. Il termine stesso deriva dal latino aperire, “aprire”, e richiama l’idea di preparare il palato al pasto. «È il preludio alla tavola», spiega Andrea Notaro, del boutique hotel La Roqqa, a Porto Ercole. Più che un semplice momento della giornata, l’aperitivo è una consuetudine radicata nella vita italiana, con rituali e ingredienti che cambiano sensibilmente da una regione all’altra.
A distinguere la cultura italiana del cocktail è proprio il forte legame con il territorio. «Non abbiamo dovuto costruire una cultura del cocktail da zero», osserva Brando Baccheschi Berti, dell'hotel Castello di Vicarello, nella Maremma toscana. «Vermouth, amari, bitter… In Italia, non sono ingredienti esotici da bar, ma prodotti che potevano trovarsi nelle dispense dei nonni e che hanno radici profondamente regionali».
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Nel repertorio dei grandi cocktail italiani ricorre spesso una struttura essenziale: un bitter italiano, un vino liquoroso o fortificato e una componente frizzante. «Sono ricette nate nei caffè, intesi come luoghi di ritrovo e di socialità, più che nei cocktail bar», spiega Notaro. Al tempo stesso, molti di questi drink raccontano il luogo da cui provengono attraverso gli ingredienti e le tradizioni locali. «Gli amari alpini e i cocktail che li contengono evocano immediatamente la montagna, mentre gli aperitivi della costa sembrano fatti apposta per essere sorseggiati in riva al mare», osserva Kat Foster, del ristorante Borgo di New York.
È un legame con il territorio particolarmente evidente anche nel Sud Italia. «È proprio questa dimensione locale che apprezzo di più», aggiunge Giuseppe Lamparella, che dirige il nuovo bar La Pergola presso il Grand Hotel Excelsior Vittoria di Sorrento. «Qui da noi, per esempio, gli agrumi, le erbe mediterranee e soprattutto i nostri limoni entrano naturalmente nel linguaggio del bar».
In occasione di Vogue World 2026: Milano, ecco una guida ai grandi cocktail italiani, raccontati da alcuni esperti del settore.
Grandi cocktail italiani: i top 9
#1 Il Milano Torino
Considerato uno dei precursori dei moderni cocktail italiani, il Milano Torino nasce dall'incontro fra il bitter Campari di Milano e il vermouth rosso di Torino. «Unisce il bitter Campari milanese al vermouth rosso torinese, creando quell'equilibrio tra note amare e dolci che è alla base di molti grandi cocktail italiani», spiega Ambrogio De Siano, del San Montano Resort & Spa di Ischia.
Oggi meno conosciuto rispetto ad altri grandi classici, il Milano Torino viene talvolta confuso con l'Americano, osserva Andrea Pinto, head bartender di Borgo Santandrea, sulla Costiera Amalfitana. La differenza è nella soda: «È la sua aggiunta a trasformarlo in un Americano. Il Milano Torino, invece, è un cocktail essenziale, che merita di essere riscoperto».
Come si prepara. Versate 45 ml di Campari e 45 ml di vermouth rosso in un bicchiere colmo di ghiaccio. Mescolate delicatamente e guarnite con una fetta d'arancia.
#2 L'Americano
Spesso messo in secondo piano rispetto al Negroni, l'Americano è un cocktail elegante e versatile, caratterizzato dall'equilibrio fra note amare e dolci. «La combinazione di un aperitivo bitter e del vermouth rosso, il tutto allungato con la soda, lo rende più leggero e rinfrescante rispetto a molti cocktail classici, senza sacrificarne la complessità», spiega Francesco Adragna, dell'hotel Orient Express Venezia.
Come si prepara. Versate 30 ml di Campari e 30 ml di vermouth rosso in un bicchiere colmo di ghiaccio. Mescolate delicatamente, completate con la soda e guarnite con una fetta d'arancia. Per un risultato più amaro e dalle note erbacee, potete sostituire il Campari con il Fernet-Branca.
#3 Il Negroni
La storia del Negroni comincia a Firenze intorno al 1919, quando il conte Camillo Negroni chiese di rendere più deciso il suo Americano. «Al posto della soda, il bartender aggiunse il gin», racconta Edoardo Eusebio, dell'hotel Passalacqua, sul Lago di Como. Da quella variazione nacque un cocktail destinato a diventare uno dei grandi classici italiani.
Secondo Adragna, quella combinazione ha definito un modello di equilibrio che ancora oggi caratterizza la miscelazione italiana: «Amaro, dolce, erbaceo e, al tempo stesso, dominato dalle note del distillato». La formula del Negroni continua inoltre a essere un punto di partenza per numerose varianti. «I bartender si affidano ancora alla sua ricetta classica per creare le proprie interpretazioni», aggiunge Austin Krudys, dell'hotel The Chloe, a New Orleans.
Come si prepara. Versate 30 ml di Campari, 30 ml di vermouth rosso e 30 ml di gin in un mixing glass pieno di ghiaccio. Mescolate fino a quando il cocktail sarà ben freddo, quindi filtrate in un tumbler basso contenente un grande cubetto di ghiaccio. Guarnite con una fetta d'arancia.
Il Negroni.
Photo: Getty Images#4 Il Negroni Sbagliato
Il Negroni Sbagliato nacque a Milano, al Bar Basso, quando il bartender Mirko Stocchetto, durante una serata particolarmente affollata, prese per errore una bottiglia di prosecco invece del gin. Da quello che, di fatto, era un errore è nata una variante del Negroni destinata a diventare un cocktail a se stante… e di enorme successo.
«Il fatto che una bevanda nata da un errore sia diventata un cocktail così amato è, in un certo senso, un piccolo esempio di come nascono spesso i cocktail», osserva Foster. Il successo dello Sbagliato dimostra anche quanto sia versatile la struttura del Negroni: «È una testimonianza non solo della solidità della ricetta di base, ma anche del fatto che modificare una formula consolidata può portare a qualcosa di nuovo e altrettanto piacevole», aggiunge Foster.
Come si prepara. Versate 30 ml di Campari e 30 ml di vermouth rosso in un bicchiere colmo di ghiaccio. Mescolate, aggiungete 30 ml di prosecco e mescolate nuovamente, con delicatezza, per amalgamare gli ingredienti. Guarnite con una fetta d'arancia.
#5 La Bicicletta
La Bicicletta è un classico dell'aperitivo italiano che, oggi, è meno conosciuto di quanto meriterebbe. «È un cocktail molto semplice, ma anche estremamente piacevole e rinfrescante», osserva Foster. Si prepara con Campari, vino bianco secco e una spruzzata di soda, serviti in ghiaccio abbondante.
Secondo Chris Moore, director of beverages della catena internazionale di ristoranti Jean-Georges, il nome sarebbe un riferimento agli allegri vecchietti che un tempo, dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo al bar, se ne tornavano a casa in bicicletta procedendo a zigzag.
Come si prepara. Versate 45 ml di Campari e 105 ml di vino bianco secco in un bicchiere colmo di ghiaccio. Mescolate e completate con 60 ml di soda. Per la guarnizione, tagliate una sottile scorza d'arancia e, tenendola sopra il bicchiere, piegatela tra le dita per farne uscire gli oli essenziali, quindi aggiungetela al cocktail. «La Bicicletta viene spesso servita con una fetta d'arancia, che funziona bene, ma gli oli della scorza danno al drink maggiore freschezza e vivacità», spiega Foster.
#6 L'Aperol Spritz
La storia dello Spritz risale al XIX secolo, quando il Veneto faceva parte dell'Impero Austro-Ungarico. Secondo la ricostruzione più diffusa, i soldati austriaci erano soliti allungare con una spruzzata d'acqua i vini locali, considerati troppo alcolici. Da qui deriverebbe il nome “Spritz”, dal verbo tedesco spritzen, “spruzzare”.
«Lo Spritz – e in particolare l'Aperol Spritz – è diventato un simbolo dell'aperitivo italiano», osserva Eusebio. La ricetta si presta inoltre a numerose varianti, che prevedono l'impiego di diversi bitter e liquori da aperitivo, fra cui Campari, Select e Cynar.
Come si prepara. Versate 90 ml di prosecco, 60 ml di Aperol e 30 ml di soda in un bicchiere colmo di ghiaccio. Mescolate delicatamente per amalgamare gli ingredienti e guarnite con una fetta d'arancia.
L'Aperol Spritz.
Photo: Getty Images#7 Il Cardinale
«Ha la struttura del Negroni, ma un carattere più secco e misurato», spiega Nicola Spaggiari, del ristorante stellato Saporium Firenze. Il Cardinale sarebbe stato creato a Roma nel 1950 per un cardinale tedesco che desiderava una versione meno dolce del Negroni. «Il bartender sostituì il vermouth rosso con quello secco, ottenendo un profilo più asciutto ed elegante», racconta De Siano.
Come si prepara. Versate 30 ml di Campari, 30 ml di vermouth dry e 30 ml di gin in un mixing glass con ghiaccio. Mescolate fino a quando il cocktail sarà ben freddo, quindi filtrate in un tumbler basso contenente un grande cubetto di ghiaccio. Guarnite con una fetta d'arancia.
#8 Il Garibaldi
Il Garibaldi prende il nome, ovviamente, da Giuseppe Garibaldi. Il cocktail combina Campari e succo d'arancia fresco, un abbinamento che richiama simbolicamente il percorso di unificazione dell'Italia: il Campari, nato a Milano, rappresenta il Nord, mentre l'arancia evoca la Sicilia e il Mezzogiorno.
Come si prepara. Versate 45 ml di Campari e 120 ml di succo d'arancia fresco in un bicchiere alto colmo di ghiaccio. Mescolate delicatamente e guarnite con una fetta d'arancia.
#9 Il Bellini
Il Bellini è stato creato negli anni Quaranta da Giuseppe Cipriani all'Harry's Bar di Venezia e nasce dall'incontro fra purea di pesche bianche e prosecco. «Il suo delicato colore rosa ricordava a Cipriani le tonalità presenti in un dipinto dell'artista veneziano Giovanni Bellini», spiega Adragna. «Da qui il nome».
La ricetta si basa su pochi ingredienti e punta sulla qualità della frutta, lasciando che il sapore della pesca rimanga protagonista.
Come si prepara. Versate una parte di purea fresca di pesche bianche e tre parti di prosecco ben freddo in una flûte da Champagne e mescolate delicatamente.
Il Bellini.
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