A 10 anni dal terremoto conclusi sei cantieri su dieci: «Restituire un futuro all’Appennino»

A dieci anni dal terremoto del 2016, in Umbria è stato concluso il 64 per cento dei cantieri della ricostruzione privata già avviati, mentre sul fronte pubblico il 97,5 per cento degli interventi finanziati risulta almeno avviato sul piano procedurale. È la fotografia del processo di ricostruzione aggiornata a luglio, a pochi mesi dalla chiusura dello stato di emergenza prevista per il 31 dicembre. I numeri sono stati diffusi lunedì dalla Regione in occasione del decennale del sisma che ha sconvolto il Centro Italia.

I numeri Dal 2016 sono stati aperti 3.949 cantieri privati e 2.514 sono arrivati alla conclusione con la liquidazione dell’ultimo stato di avanzamento dei lavori. In termini concreti, sei famiglie o attività economiche su dieci sono già rientrate nelle abitazioni o nei luoghi di lavoro. Le domande presentate all’Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Umbria sono state 5.487: 3.973 sono state accolte, mentre 1.046 sono state rigettate o archiviate su richiesta degli interessati. L’indice complessivo di attuazione di competenza dell’Usr è pari al 91 per cento. La ricostruzione leggera è nella fase finale: circa il 95 per cento delle istanze è stato evaso e 2.041 cantieri, pari all’87 per cento di quelli avviati, sono conclusi con il saldo dei contributi. Più lunga è la strada per la ricostruzione pesante, che riguarda gli interventi più complessi: l’87 per cento delle domande complete è stato evaso e 477 cantieri, circa il 30 per cento di quelli avviati, sono stati conclusi.

I comuni Sul piano economico, le richieste di contributo ammontano complessivamente a 2 miliardi e 92 milioni di euro. Di questi, 1 miliardo e 555 milioni sono stati concessi e 1 miliardo e 11 milioni sono stati liquidati. Nei tre comuni del cosiddetto Super cratere il quadro resta articolato: a Cascia l’85 per cento delle istanze risulta accolto, l’11 per cento rigettato o archiviato e il 4 per cento è ancora in istruttoria; a Norcia le domande accolte sono il 72 per cento, quelle rigettate o archiviate il 19 per cento e quelle in istruttoria il 9 per cento; a Preci le istanze accolte sono il 78 per cento, il 13 per cento quelle rigettate o archiviate e il 9 per cento quelle ancora in istruttoria. La ricostruzione pubblica interessa 63 dei 92 comuni umbri. Sono 574 gli interventi finanziati, per 830 milioni di euro di risorse assegnate, comprese quelle dei fondi aggiuntivi; più di 562 milioni riguardano 210 opere individuate attraverso le ordinanze speciali nei comuni maggiormente colpiti, Cascia, Norcia e Preci.

I simboli A queste risorse si aggiungono 194 interventi su edifici di culto e beni culturali, per 153,9 milioni di euro: 38 lavori sono conclusi e 56 sono in corso. Sono inoltre 12 i Centri di Comunità realizzati dall’Usr con 4,2 milioni di euro provenienti dalle donazioni raccolte attraverso gli sms. In dieci anni alcuni luoghi simbolo sono già tornati a disposizione delle comunità. A Norcia hanno riaperto la basilica di San Benedetto, la sede comunale di via Solferino, il palazzo comunale e il teatro civico. Il palazzo comunale, edificio del XIII secolo, è stato dotato di isolatori sismici. A Cascia sono stati riaperti palazzo Frenfanelli e la chiesa di San Francesco ed è stata riqualificata la viabilità nell’area scolastica e dell’ospedale. In Valnerina sono stati completati alcuni Centri di Comunità, tra cui quelli di Vallo di Nera, Preci, Monteleone di Spoleto e Cascia.

Cantieri strategici Restano aperti diversi cantieri considerati strategici. Sono in corso gli interventi sugli ospedali di Cascia e Norcia, dove sono già operative le Case di comunità finanziate dal Pnrr, e quelli sull’abbazia di Sant’Eutizio a Preci. A Norcia proseguono i lavori del polo scolastico, della caserma dei Carabinieri e del museo della Castellina; a Cascia sono in corso gli interventi sul polo scolastico Beato Simone Fidati; a Preci sono aperti, tra gli altri, i cantieri di palazzo Finocchioli, della palestra comunale, dell’hotel Scacchi e della strada della Costarella.

Castelluccio Particolarmente complesso è il progetto per Castelluccio di Norcia, dove pubblico e privato vengono ricostruiti insieme. Il progetto prevede una grande piastra di fondazione con 300 isolatori sismici, sulla quale saranno ricostruiti gli edifici privati e gli spazi pubblici. A Campi Alto è stato costituito il consorzio RicostruiAmoCampi per procedere alla ricostruzione coordinata dell’intero borgo storico, gravemente danneggiato dal terremoto.

Cascia Ci sono anche nuovi interventi in fase di affidamento o progettazione. A Cascia si prepara l’affidamento dei lavori per la chiesa-museo di Sant’Antonio e palazzo Carli, mentre è in fase di completamento la progettazione per la rigenerazione urbana delle frazioni di Avendita, Colle di Avendita e Maltignano. A San Pellegrino di Norcia è stato definito il progetto esecutivo per i sottoservizi e le infrastrutture della frazione. A Norcia sono stati affidati i lavori del complesso monumentale di San Francesco, destinato a ospitare biblioteca, archivio storico e auditorium. Un capitolo specifico riguarda le chiese e i luoghi di culto collegati all’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Gli interventi finanziati con l’ordinanza commissariale 128 del 2022 e successive modifiche ammontano complessivamente a 17 milioni di euro.

L’economia Accanto alla ricostruzione degli edifici, negli anni sono stati finanziati interventi per sostenere le attività economiche. Per le delocalizzazioni temporanee sono stati erogati 9,9 milioni di euro, mentre circa 6,4 milioni sono serviti a ripristinare beni mobili, scorte e attrezzature danneggiati. Più di 5 milioni sono stati liquidati nel 2018 a 526 imprese per favorire la prosecuzione delle attività. Nel 2022 sono stati assegnati altri 2,7 milioni a 208 imprese già finanziate e a 32 nuove attività. Per gli investimenti produttivi nel cratere, il primo bando del 2019 ha portato a quasi 4,9 milioni di euro liquidati a 80 imprese. Con il bando del 2024, ancora aperto, sono stati concessi quasi 2,9 milioni a 45 imprese; 21 di queste hanno già ricevuto complessivamente 728 mila euro.

Proietti Partecipando alle cerimonie in programma lunedì ad Amatrice, la presidente Stefania Proietti nel ricordare le 299 vittime del terremoto ha legato la ricostruzione alla prevenzione e alla tenuta delle comunità: «La memoria – ha detto – richiede rispetto e raccoglimento, ma ci affida anche una grande responsabilità: continuare a lavorare con impegno e cura perché questi territori possano rinascere pienamente, nel segno di una ricostruzione che diventa prevenzione e rinascita sociale». Proietti ha richiamato anche la dimensione interregionale della ricostruzione: «Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo hanno condiviso l’emergenza e condividono oggi la grande sfida della ricostruzione e della prevenzione del rischio sismico». E ha aggiunto: «Dietro ogni edificio ricostruito c’è una famiglia che può tornare a casa, un’attività che può ripartire, un servizio che torna a essere disponibile, ragazzi e ragazze che tornano a scuola, un pezzo di comunità che ritrova il proprio luogo di culto o di socialità. È questa la misura più autentica della rinascita».

Le comunità Guardando ai prossimi anni, la presidente ha sostenuto che la ricostruzione non può limitarsi agli edifici: «Dalle macerie devono poter rinascere innanzitutto le comunità. Ricostruire una casa è fondamentale, ma dobbiamo contemporaneamente garantire servizi, lavoro, collegamenti, opportunità per le famiglie, per tutte le categorie sociali in particolare gli anziani e i più fragili, per le imprese e dobbiamo dare prospettive ai giovani».

Castelli Alle cerimonie era ovviamente presente il commissario Guido Castelli, secondo il quale «i primi sei anni sono stati anni utilizzati male nell’interesse di questa popolazione: incertezze, false partenze, macchinosità burocratica». Una ricostruzione che per il commissario ha avuto due fasi: una prima di stasi e paralisi e una seconda di grande dinamismo. La questione appenninica è centrale per questo governo». All’epoca Castelli era sindaco di Ascoli Piceno e ha sostenuto che «negli ultimi tre anni abbiamo dovuto fare, soprattutto nei luoghi devastati, quello che sarebbe stato giusto fare qualche anno prima». «Dieci anni nelle Sae – ha sottolineato – non possono dare serenità. Dobbiamo ascoltare queste persone, ma il modo migliore è dare concretezza alle azioni dello Stato». Quanto al «diritto di restare», «lo dobbiamo costruire, contrastando spopolamento e abbandono con strade, digitalizzazione e lavoro.

Tesei L’ex presidente della Regione Donatella Tesei ha invece rivendicato il lavoro svolto dalla giunta di centrodestra tra il 2019 e il 2024, anni in cui «l’Umbria guidata dal centrodestra ha dimostrato che la ricostruzione non si fa con gli annunci, ma con il coraggio di trattare, confrontarsi con tutti i governi e portare a casa risorse, strumenti e risultati concreti». Tesei ha riconosciuto che il lavoro non è concluso e ha attribuito un ruolo centrale alle ordinanze speciali: «Abbiamo affrontato la ricostruzione con un approccio pragmatico, attraverso le ordinanze speciali che hanno rappresentato una vera e propria svolta». Secondo l’ex presidente, il sistema costruito dopo il terremoto è diventato un modello più ampio: «La ricostruzione non è stata soltanto una risposta all’emergenza, ma è diventata una strategia per il futuro dell’Appennino centrale».

Marini Anche l’ex presidente Catiuscia Marini, in un post su Facebook, è tornata con il ricordo alle ore successive alla prima scossa, ripercorrendo le telefonate con i sindaci, l’arrivo al centro regionale di protezione civile di Foligno e la prima visita a Norcia e San Pellegrino: «Soprattutto ricordo le persone giovani ed anziani, bambini e adulti, le fragilità, le emozioni, la solidarietà, la reazione e il rimboccarsi le maniche». Marini ha ricordato poi il lavoro svolto dalla macchina pubblica e dai soccorritori, nonché la gestione della fase di emergenza e delle decisioni successive al terremoto: «Ricordo tutto – scrive – delle decisioni difficili, della fatica, della determinazione ad assumere decisioni per l’emergenza e poi per la ricostruzione».