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Dal vantaggio di Russell all’errore di Antonelli, fino alla prima fila di Leclerc: i perché della qualifica azera.

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F1 GP Azerbaigian 2026, Baku: Lewis Hamilton (Scuderia Ferrari) | Foto: Media Scuderia Ferrari

Pubblicato il 25 Settembre 2026 ore 20:01

10 minuti

Gli otto decimi di vantaggio di Russell, l’errore di Antonelli e la prima fila di Leclerc hanno un filo comune nelle caratteristiche di Baku. Le ripartenze da bassa velocità premiano la coppia e la capacità di scaricarla a terra, gli allunghi richiedono efficienza aerodinamica ed energia, mentre la ripetitività delle curve rende particolarmente redditizi alcuni stili di guida. La qualifica ha mostrato come questi fattori interagiscano: Russell ha potuto sfruttare le proprie caratteristiche insieme a quelle della Mercedes, Antonelli ha pagato lo stile di guida che tanto gli ha dato quest’anno e Leclerc ha ottenuto una posizione migliore di quanto il divario dalla pole lasci immaginare, anche grazie alla scia di Hamilton.

Russell e Baku, uno stile che trova la pista giusta

Che Baku potesse essere una delle piste migliori per Mercedes era emerso fin dalle prime libere. Le numerose ripartenze a bassa velocità premiano la coppia del V6 e l’efficacia della componente elettrica, mentre gli allunghi rendono fondamentale contenere la resistenza aerodinamica. La W17 risponde bene a tutte queste richieste tra il “super” motore, la grande efficienza e un’ottima meccanica posteriore. La dimensione della prestazione di Russell, però, passa anche dalla guida. Il britannico, come proprio stile di guida, tende ad anticipare il punto di corda per privilegiare la successiva uscita: un’impostazione che spesso si è rivelata sub-ottimale in questa stagione, per via di un sovra-utilizzo della parte elettrica in trazione, ma che a Baku trova un’applicazione particolarmente efficace: gli alti valori di ricarica disponibili per questa pista, e il fatto che ogni curva arrivi dopo una frenata importante non limitano l’energia utilizzabile in fase di trazione e Russell è “finalmente” libero di sfruttare la propria peculiarità migliore. La ripetitività delle curve permette poi di riproporre lo stesso schema per buona parte del giro, moltiplicandone i benefici e restituendo un Russell competitivo come ci si aspettava fin da inizio stagione.

Perché lo stile di Kimi lo espone ai track limits e a questo tipo di errori

L’errore di Antonelli, invece, si inserisce in un fine settimana nel quale l’adattamento per il giovane italiano è stato più complicato rispetto ad altre piste. Dal punto di vista dello stile di guida, Kimi tende infatti a essere aggressivo in ingresso curva, a tagliare molto e ad accettare uscite anche larghe o fuori linea pur di non scendere di velocità: questo evita che la Power Unit debba convogliare energia verso la fase di trazione ed è un approccio che quest’anno ha pagato enormemente, come abbiamo visto, ma che ha portato spesso, ad esempio, a numerose infrazioni per track limits, tanto in ingresso che in uscita curva. Appurato ciò, l’errore a curva 1 diventa molto più facile da comprendere, con Antonelli che taglia troppo all’interno, per via di quella che è apparsa come una “memoria muscolare” sull’ingresso aggressivo.

Il vantaggio Mercedes comincia appena si apre il gas

L’ultimo e lunghissimo rettilineo è ovviamente il tratto più facile dove individuare le differenze di motore, ma ridurre la superiorità della power unit Mercedes al solo terzo settore significa perdere una parte essenziale dell’analisi. Il vantaggio, infatti, Russell lo costruisce molto prima. In ciascuna delle varie uscite di curva di Baku, appena si torna sull’acceleratore, la W17 dell’inglese mostra un chiaro guizzo in avanti. La lettura complessiva indica un V6 particolarmente efficace nell’erogazione della coppia, accompagnato da un utilizzo dell’elettrico capace di sostenere le ripartenze senza compromettere eccessivamente gli allunghi successivi. A rendere possibile il risultato contribuisce un retrotreno incredibilmente stabile, che consente di scaricare a terra la spinta disponibile. Quindi non solo tanta potenza, ma anche la quasi totale assenza di slittamento, che garantiscono uno spreco di energia pressoché nullo. Il vantaggio riguarda quindi sia la coppia in trazione che la potenza in allungo, tutto sfruttato in maniera efficiente e con una piattaforma aeromeccanica ottimizzata esattamente per dare il massimo in queste situazioni.

Ferrari, la prima fila non cancella gli otto decimi

Leclerc ottiene più di quanto il venerdì lasciasse immaginare in termini di posizione, ma il distacco conferma le difficoltà della SF26. Il monegasco costruisce un ottimo tentativo conclusivo, sfrutta molto bene la scia di Hamilton e approfitta dei problemi Red Bull e dell’assenza di Antonelli e Norris dalla lotta finale. La prima fila è sicuramente un risultato importante, soprattutto in prospettiva gara, ma gli otto decimi dalla pole impediscono di leggerla in maniera positiva per la rossa. La parte principale del divario continua ad accumularsi negli allunghi: quelli brevi del settore centrale, il tratto in discesa verso curva 15 e il rettilineo conclusivo. Nella discesa emerge nuovamente la necessità Ferrari di recuperare energia, pagando velocità in una zona nella quale Russell passa senza quasi preoccuparsene. L’assetto meccanico è sembrato di uno step più morbido e la percorrenza nel tratto tortuoso del castello è sostanzialmente in linea con Mercedes e McLaren, così come in frenata ed inserimento Leclerc è sempre particolarmente efficace, ma, ovviamente, il deficit di motore è un fardello troppo grande da gestire su un tracciato come quello azero.

Hamilton paga carissimo il giro senza scia

Il confronto tra le due Ferrari mostra quanto abbia pesato la posizione in pista. Hamilton, uscito abbastanza inspiegabilmente davanti e senza una scia, lascia rispetto a Leclerc quasi mezzo secondo nei soli rettilinei, in un giro in definitiva simile a quello del compagno. Il risultato, però, è chiaro: Lewis si è trovato nella condizione più penalizzante per una macchina già in difficoltà sul fronte energetico ed il risultato finale non può che evidenziarlo.

McLaren vicina, Red Bull frenata dalla batteria

Piastri si ferma a un millesimo da Leclerc, lasciando McLaren vicinissima alla prima fila nonostante un pacchetto ancora da ottimizzare. La resistenza aerodinamica pesa e il lavoro sull’assetto, dopo i numerosi aggiornamenti introdotti, non sembra aver ancora restituito il miglior bilanciamento possibile sulla MCL40. L’errore di Norris nel tentativo conclusivo lascia a Piastri il compito di concretizzare il potenziale della squadra. Il risultato mantiene McLaren tra le candidate al ruolo di seconda forza in gara, pur con interrogativi ancora aperti sulla prestazione nei long run. Per Red Bull il rammarico è diverso. Le terze libere avevano mostrato una vettura capace di puntare alla prima fila, con un buon compromesso sospensivo e una distribuzione dell’energia migliorata. Verstappen ha invece dovuto combattere durante la qualifica con un problema alla batteria: un limite particolarmente impattante a Baku che ha lasciato il campione olandese fuori dalla lotta per la prima fila e addirittura 6 decimi dietro al compagno di squadra Hadjar, per quella che ha il sapore di un’occasione sprecata, sebbene la gara sia ancora da correre.

La gara: Russell davanti, gli altri tutti a caccia di Leclerc

Per la gara Russell parte da favorito netto, forte di una superiorità che coinvolge più aspetti della prestazione. Tolto lui, però, saranno tutti a caccia di Leclerc, atteso da un compito tutt’altro che facile: McLaren sul passo dovrebbe essere competitiva, ma anche Verstappen (ed Hadjar) dovrebbero essere in grado di risalire la china verso il monegasco. Da dietro Antonelli cercherà una Monza bis, anche se, senza ulteriori fortune, il podio sarebbe già un risultato eccezionale. I primi giri saranno probabilmente come a Monza, con una serie di battaglie “yoyo” e parecchio movimento, vedremo cosa ne scaturirà.