A re Pogacar non basta vincere, vuole salvare il ciclismo

Calendari e orari folli. E il gruppo ha finalmente trovato il leader che lo protegge

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È la testa del Tour, nel senso che lo comanda e lo rappresenta. Tadej Pogacar è il fenomeno sportivo che sta riscrivendo in buona calligrafia gran parte della storia del ciclismo, ma in questo Tour sta anche assurgendo a uomo di riferimento del gruppo, voce dei corridori che in questi giorni stanno correndo uno dei Tour più torridi della storia. «Se avessi il potere di cambiare tutto ha detto l'altro ieri il campione del mondo -, modificherei l'intero calendario. Partire alle 10 come alcuni hanno ipotizzato? Non cambierebbe nulla. Bisognerebbe iniziare alle otto o alle nove, o anche prima», ha spiegato Pogacar, avviando un dibattito che sicuramente necessita di essere affrontato.

Crioterapia, sacchetti di ghiaccio e bagni nell'acqua fredda, sono stati i minimi comuni denominatori delle prime nove giornate di gara e, verosimilmente, lo saranno anche nei prossimi giorni quando la carovana sarà nuovamente chiamata a fronteggiare gli sfiancanti effetti della canicule. Pogacar punta al quinto Tour, vuole aggiornare la sua personale contabilità, per entrare a far parte di quella ristretta cerchia di immensi, con Anquetil e Merckx, Hinault e Indurain, tutti capaci di vincere cinque volte la Grande Boucle e lo spagnolo, consecutivamente.

Non è un caso che l'altra mattina, quando gli organizzatori hanno deciso per la prima volta in 113 edizioni di accorciare la tappa per il gran caldo (42°), sia andato personalmente a ringraziare Phrudhomme a nome di tutto il gruppo. «È stato un grande gesto ha detto lo sloveno -, un segno di rispetto nei nostri confronti».

Il Tour ha il suo leader e questa non è una novità, ma il gruppo ha trovato un rappresentante nobile e credibile, che al termine della Aurilac-Le Lioran (166 km) nel Massiccio Centrale e sei Gpm, forse soffierà sulle 60 candeline gialle (leggi maglie). Oggi potrebbe raggiungere Miguel Indurain.

Davanti gli resteranno solo Bernard Hinault (79) ed Eddy Merckx (111). Traguardo minimo, questo: Tadej, il capopopolo, ha ben altri obiettivi che gli ronzano in testa.

Oggi riprende il Tour con la 10ª tappa: da Aurillac a Le Lioran (166,6 chilometri).

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