A settembre il processo per Domenico: 'Voglio guardarli negli occhi' - Notizie - Ansa.it

Una madre che non ha mai risparmiato parole per portare alla luce quanto stava accadendo al figlio Domenico, morto a due anni dopo un trapianto di cuore fallito. Un padre che si è chiuso nel suo dolore, ma che proprio ora inizia ad affrontarlo grazie a un percorso di psicoterapia.

Per Patrizia Mercolino e Antonio Caliendo l'obiettivo è ora la giustizia e il processo penale che inizierà a fine settembre. "Non vediamo l'ora di guardare negli occhi chi ha fatto tutto questo", dice la mamma che a Montecitorio ha presentato il libro in cui ripercorre quei due mesi di paura e speranza. "Un cuore bruciato. La tua storia. Per non dimenticare" è il titolo del volume che racconta chi era Domenico prima del ricovero e cosa è accaduto al Monaldi di Napoli: l'attesa di un organo, la speranza per l'intervento, i dubbi sulla riuscita e la paura nel capire che qualcosa non era andato come doveva.

"Mi sono sentita presa in giro. Sbagliare è umano - dice Patrizia ai giornalisti - ma qui non hanno solo sbagliato: a noi hanno nascosto tutto e hanno provato a insabbiare". E la voce si abbassa quando aggiunge: "Nessuno ci ha chiesto scusa. E se ora lo facessero non servirebbe. Perché negli ultimi mesi sono emerse altre cose, e più andiamo avanti più ne emergono. Sembrava un giocattolo quel bambino, non era una vita umana".

Sul braccio sinistro della donna il tatuaggio con il profilo di un bimbo e la scritta: "Domenico. Il nostro guerriero". Accanto a lei, il marito. "Sono molto arrabbiato". Sono le uniche parole pronunciate in conferenza stampa a Montecitorio. Poi, al termine dell'incontro, Antonio si lascia andare: "Ho reagito al dolore chiudendomi in me stesso, come ho sempre fatto nella mia vita. Adesso sto iniziando a parlarne, sto andando dalla psicologa: lo devo fare anche per gli altri miei due figli".

I due genitori vivono in attesa del giorno del processo: "Aspettiamo di guardarli negli occhi. E vogliamo vedere se loro avranno il coraggio di guardarci negli occhi. Ora la voglia di giustizia è più forte del dolore", dice Patrizia. "Come istituzioni, abbiamo il dovere di ascoltare e di accertare la verità per comprendere come agire nel sistema sanitario, affinché tragedie come questa non si verifichino più", afferma Matilde Siracusano, sottosegretaria di Stato ai Rapporti con il Parlamento.

Presente anche Simonetta Matone, magistrata e deputata della Lega: "Sono una garantista, non sono qui per accusare nessuno, ma per testimoniare la mia solidarietà, perché nella vita non c'è niente di più crudele e inaccettabile che sopravvivere ai propri figli. Una condanna all'ergastolo".

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