A uccidere la tv non sono stati social e internet. Ma la politica (e le persone)

Non era così intuitivo prevedere che il colpo di grazia al fu tubo catodico di Stato, ora schermo piatto nazionale, sarebbe arrivato dall’interno

Che nessuno si azzardi a dire, come usa la formula attualmente in voga, «non l’abbiamo vista arrivare». Cosa? La disfatta della televisione. L’avevamo vista arrivare, ma sembrava provenire da un’altra direzione. Si aspettavano con rassegnazione le bombe del digitale, i missili dell’algoritmo, le navi dello streaming e invece è sopraggiunto il fuoco amico, la guerra civile.

Non che tutto questo armamentario di disintermediazione non abbia raso al suolo gran parte della vecchia tv novecentesca con percentuali Auditel da capogiro, la Pax Raiana della prosperità, della verticalità e di Pippo Baudo. Ma non era così intuitivo prevedere che il colpo di grazia al fu tubo catodico di Stato, ora schermo piatto nazionale, dopo la grande battaglia del duopolio negli anni Ottanta da cui era uscita rediviva e ammaccata, sarebbe arrivato dall’interno.

Non c’è bisogno di aprire la parentesi Report e Ranucci, che per varietà di temi e di imbarazzi supera di gran lunga la media dimensione della polemica estiva e assume la forma gigantesca del tornado autunnale. Prendiamo giusto l’ultima novità del palinsesto, che non è una capriola di Brumotti in sella alla sua BMX né un’altra imperdibile stagione di BellaMa’ ma il possibile «bella lì» di Francesca Fagnani a mamma Rai.

Se due indizi sono una coincidenza, come la vogliamo considerare questa illustre sequela di addii al servizio pubblico collezionati nell’arco degli ultimi quattro anni, una prova di lungimiranza? Un asset strategico? Un regime change? Se c’è una lezione che ci insegna la grande fuga da viale Mazzini, con relativo danno di immagine e contenuto, è che alla fine non è «internet killed the video star». Sono sempre gli esseri umani, e le loro scelte più o meno sagge, i responsabili della distruzione di ciò che hanno creato. La tecnologia da sola non fa niente (per ora).

LE PUNTATE PRECEDENTI DI “NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE”

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