Abusa di una 13enne, rilasciato dopo aver manifestato 'dispiacere' - Notizie - Ansa.it

"Ho sbagliato. Non ho mai commesso reati, è la prima volta che succede e sono molto dispiaciuto". Poche parole, accompagnate da una piena confessione, e dopo 48 ore di carcere un 42enne indagato a Torino per una aggressione sessuale su una ragazzina di 13 anni viene rimesso in libertà, contro il parere del pubblico ministero, con il solo obbligo di presentarsi tutti i giorni al commissariato più vicino. E la politica insorge.

Giorgia Meloni

Da destra a sinistra, a cominciare dalla premier Giorgia Meloni, crepitano le dichiarazioni contro la decisione del gip, che al termine dell'udienza non si è limitato ad affermare che non occorreva prolungare la permanenza in cella: non ha neppure convalidato il fermo, dato che non esisteva il pericolo di fuga. "Giustamente - è l'intervento della presidente del consiglio - parliamo molto di sicurezza. Si chiede conto al Governo, giustamente, di quello che non va. Però qui la domanda va fatta fino in fondo. Le leggi le abbiamo scritte e sono più severe che mai. Le forze dell'ordine hanno fatto il loro dovere benissimo. La Procura ha chiesto la misura più dura. Tutta la catena ha funzionato. E poi arriva un provvedimento che la spezza. Noi andiamo avanti. Norme, uomini, mezzi, risorse. Fino in fondo. Ma così è davvero difficile.". L'attacco alla toga viene sferrato da tutti gli schieramenti, al punto che le laceranti divisioni dell'epoca del referendum diventano un ricordo lontano. Mentre Fratelli d'Italia improvvisa un flash mob sotto la sede della questura di Torino, il ministro della giustizia Carlo Nordio annuncia l'invio degli ispettori e Matteo Salvini applaude, rilanciando via social la proposta della Lega sulla castrazione chimica.

Il palazzo di giustizia "Bruno Caccia" di Torino

Ma anche dal centrosinistra non si risparmiano. Prendono posizione Raffaella Paita (Iv), Fiorella Zabatta (Avs) e tutti i parlamentari Pd della commissione femminicidi: "La violenza sessuale su una minore di 14 anni è grave, preoccupante, e ancora una volta temiamo ci sia stata una sottovalutazione del rischio che le donne corrono". Sullo sfondo c'è il dramma di una tredicenne che era andata nel solito minimarket del quartiere, alla periferia di Torino, per comprare dei succhi di frutta. Tutto come al solito. Ma l'uomo, proprietario del negozio, originario del Bangladesh, questa volta si è avvicinato, l'ha abbracciata e l'ha molestata in maniera assai pesante. La ragazzina è uscita di corsa dal locale e ha subito telefonato alla mamma.

Il ministro Carlo Nordio

 Il suo verbale trasmette l'angoscia e l'orrore che è stata obbligata ad attraversare: il disgusto, la sensazione di nausea, lo choc che ad un certo punto le ha impedito persino di camminare. "Non riuscivo più a muovermi, ho chiamato un amico e gli ho detto che non stavo bene. Lui è arrivato, mi ha preso le bibite, mi ha aiutato ad alzarmi e insieme abbiamo fatto una passeggiata per tranquillizzarmi". Il racconto della 13enne, secondo il gip, è preciso, dettagliato e coerente. Inoltre è avvalorato dalle immagini delle telecamere di sorveglianza del minimarket. E' stato lo stesso commerciante, che ha recuperato subito le credenziali per l'accesso al software, a permettere ai poliziotti di esaminarle seduta stante. Un boomerang, dato che i filmati dimostrano che pochissimi minuti prima aveva palpeggiato una cliente di 40 anni (la polizia è alla ricerca della donna per sapere se intende o meno presentare una denuncia).

Video Lo stupro non e' piu' reato contro la morale ma contro la persona

 Al momento dell'udienza di convalida le opinioni del tribunale e dell'accusa non si sono sovrapposte. Il pm Paolo Cappelli, oltre alla convalida del fermo, aveva chiesto la custodia in carcere, ma la "resipiscenza", l'incensuratezza, l'avere collaborato con gli agenti sono state le carte che hanno giocato a favore dell'indagato. L'arresto, secondo il giudice, è stato un "trauma" che avrà un "effetto deterrente" per il futuro. Quando alle esigenze cautelari, che ci sono, in attesa degli sviluppi dell'inchiesta sarà sufficiente l'obbligo di presentazione. E il 42enne potrà tornare a lavorare nel suo negozio, nello stesso quartiere della vittima.

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