F1 | Questo ADUO non piace a nessuno. Marko duro: "Di certo Red Bull non ha la miglior PU"

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L'ex consulente della scuderia austriaca ha criticato duramente il sistema pensato dalla FIA per riequilibrare le forze in campo

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Marko

Pubblicato il 3 Settembre 2026 ore 08:00

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ADUO, che fastidio

Il sistema ADUO, che la Federazione aveva studiato insieme alla F1 e ai team per cercare di aiutare le case costruttrici che si fossero trovate in difficoltà con le nuove power unit all’inizio di questa nuova era regolamentare, continua a far discutere e a generare perplessità. Il ‘caso’ è scoppiato quando è stato chiarito che incredibilmente, stando ai dati raccolti dalla FIA, la miglior power unit di questo inizio di stagione non è quella Mercedes – che ha vinto 10 gare su 12, otto con Mercedes e due con McLaren – ma quella Red Bull, capace di raccogliere appena quattro piazzamenti sul podio.

Il perché è presto spiegato: nell’analisi delle power unit per stilare il ranking dell’ADUO infatti si considera solo la componente termica del propulsore e non tutto il suo insieme. Così per la Red Bull oltre al danno di essere in questo momento la quarta forza in pista, nettamente dietro a Mercedes, McLaren e Ferrari, c’è da incassare pure la beffa di non poter utilizzare gettoni di sviluppo per la propria power unit; gettoni che invece sono concessi non solo a Ferrari, Audi e Honda, ma pure alla Mercedes.

Le critiche di Marko

Persino l’ex consulente storico del team Red Bull, Helmut Marko, ha criticato duramente il funzionamento del meccanismo ADUO. Intervistato dal sito austriaco Oe24, Marko ha sottolineato come a suo avviso servano cambiamenti significativi e immediati al regolamento: Questo regolamento è incompleto e va modificato immediatamente – ha dichiarato – il sistema di propulsione è composto da motore a combustione, motore elettrico, software e batteria. In questo ambito, la Red Bull non ha certo il miglior propulsore.

Per il momento però questo è lo stato delle cose e alla Red Bull non resta che attendere le prossime valutazioni sulle prestazioni dei motori, sperando – paradossalmente – di essere scivolata più indietro rispetto ai rivali. Anche questa è diventata la F1 di oggi.