Agravitas, a Bilbao riapre il Museo de Bellas Artes - Arte - Ansa.it

Un ponte sospeso sulla storia di Bilbao: è la nuova immagine del Museo de Bellas Artes di Bilbao, che il 5 ottobre celebra la riapertura, dopo 4 anni di lavori, costati 46 milioni di euro. Al centro della trasformazione c'è Agravitas, il progetto di Norman Foster e dell'architetto basco Luis Maria Uriarte, che aggiunge oltre 6mila metri quadrati alla pinacoteca e ne aumenta del 60% la superficie.
La nuova icona di una città che ha fatto dell'architettura contemporanea una parte della propria identità, è costruita sopra la storia. Si solleva sugli edifici esistenti - quello del 1945, restituito alla sua leggibilità originaria e al suo ingresso storico, e quello modernista degli anni Settanta - e attraversa con vetrate il complesso storico, sostenute da grandi pilastri di acciaio a V.
"Agravitas è il nome dato da Norman Foster e Luis Maria Uriarte al progetto, per fare il modo che l'ampliamento del museo si elevi nel cielo, ingravido", spiega all'ANSA il direttore del Bellas Artes, Miguel Zugaza. "Nonostante l'acciaio, la struttura è leggera, sorvola l'esistente. E' letteralmente un ponte tra la storia e il futuro".
Sotto il grande ponte è sorto l'Atrio Arriaga, circa mille metri quadrati di spazio coperto, il nuovo cuore del Bellas Artes. Non solo una hall, ma piazza urbana aperta sui giardini, dove sono state collocate opere monumentali come 'Bilbao' di Richard Serra e 'Omaggio a Calder' di Eduardo Chillida. Un passaggio e una soglia: qui è forse la trasformazione più sottile di Agravitas, che non amplia semplicemente lo spazio, ma lo rende poroso. Un grande oculo progettato da Foster e Uriarte porta la luce naturale dall'alto, come un panteon, e apre, e nella parte superiore, a una nuova galleria espositiva.
"Più che un'ampliazione è una nuova dimensione", rivendica Zugaza. Se la 'ria' di Bilbao nella profonda metamorfosi degli anni Novanta, ha segnato una svolta con il Guggenheim di Frank Gery, il Museo De Bellas Artes diventa il grande centro della città, classico e moderno, dopo la complessa e sofisticata ristrutturazione. Con terrazze espositive, per le quali lo stesso Foster ha donato due sculture di Antony Caro, che aprono verso il parco di Dona Casilda e la città.
Per Foster il progetto è soprattutto un modo per "tendere ponti fra il passato, il presente e il futuro", seguendo la tradizione di una Bilbao capace di reinventarsi dopo la grande trasformazione post-industriale.
"Il nuovo e flessibile edificio guarda verso il futuro e risponde alla forma sempre mutevole dell'arte contemporanea, senza smettere di rispettare la ricca storia del luogo", ha dichiarato l'architetto.
"Dialoga con il vicino Goggenheim, col quale siamo molto complementari", fa eco Zougaza, che annuncia un biglietto unico di ingresso, disponibile dal 14 ottobre. Il museo torna alla città con un nuovo progetto museografico, 'Bildu (e)mak.
Colleciones, che presenta quasi mille opere e oltre 150 lavori mai esposti prima in questo percorso.
La collezione attraversa i secoli, dall'antichità all'arte contemporanea, con una presenza più ampia delle artiste e un'attenzione particolare alla storia delle donazioni e lasciti che hanno costituito il patrimonio del museo.
Tra le mostre inaugurali c'è 'La busqueda del comienzo.
Homenaje a Placido Arango', dedicata al grande collezionista e mecenate, con un'importante insieme di opere. "Questo è un museo di memoria", ha osservato Zugaza, definendolo "una collezione di collezioni". Alle celebrazioni per la riapertura si aggiunge 'Visiones de Ultramar. Collecion Patricia Phelps de Cisneros', dedicata alle rappresentazioni europee dell'America Latina.
Il percorso attraversa sale fino all'edificio moderno degli anni Settanta, con spazi bianchi deficati al minimalismo e all'informale. Ai piani superiori, irrompono le nuove sale espositive di Foster-Uriarte: 1300 metri quadrati di spazi liberi dedicati alle espressioni più radicali dell'arte basca contemporanea, con opere di June Crespo, Jon Mikel Euba. Itziar Okariz e Ibon Aranberri. Una radicalità che l'edificio riconduce alla sua storia.

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