Alex Baudo racconta papà Pippo, 'era un uomo affettuoso e ironico' - Libri - Ansa.it

Per tutti era Pippo Baudo, uno dei volti simbolo della televisione italiana. Per lui, da bambino, era invece "Popì", quell'amico di famiglia che aveva il suo posto a tavola, lo portava in giro per Roma e verso il quale sentiva un legame che ancora non sapeva spiegare. Alex Baudo racconta il rapporto con il padre nel memoir "Papà, un amico di famiglia", presentato alla Mondadori a Milano insieme a Giovanni Terzi.
"Da piccolo Pippo lo vedevo come uno zio, mi portava sempre in giro con lui a Roma, è sempre stato molto affettuoso", racconta Alex, nato nel 1962 dalla relazione tra Baudo e Mirella Adinolfi e cresciuto credendo che suo padre fosse Tullio Formosa, marito della madre. "Anche da bambino sentivo qualcosa di forte, più forte di un amico di famiglia". La verità sarebbe arrivata soltanto a trent'anni, quando la madre decise che era giunto il momento di raccontargli chi fosse davvero suo padre. "È stato come aprire una scatola di Pandora, però mi è stato detto come una favola e questo è stato importante per la mia psicologia", ricorda Alex.
Una scoperta arrivata dopo un'infanzia nella quale "in tanti conoscevano la realtà delle cose in Italia, tranne io". Da quella verità è nato un nuovo rapporto con Pippo e anche quello con Tiziana, l'altra figlia del conduttore. "Io e mia sorella ci guardiamo negli occhi e ci capiamo subito. C'è voluto tempo, ma adesso c'è un rapporto automatico, c'è il feeling", dice Alex.
Nel libro emerge soprattutto il ritratto privato di Baudo, lontano dai palcoscenici e dai grandi show televisivi: un padre capace di esprimere l'affetto con discrezione e di mettere gli altri a proprio agio. "Pippo poteva parlare con uno scienziato o un muratore e faceva sentire tutti a loro agio", ricorda il figlio. Un'immagine nella quale si riconosce anche Tiziana. "Ho ritrovato mio padre Pippo in questo libro, nel suo modo antico e siciliano di trasmettere gli affetti senza esibirli. È una cosa che l'ha sempre contraddistinto", racconta la figlia. Fu proprio lei a spingere il padre a organizzare l'incontro con Alex: "Non vedevo l'ora di conoscerlo. È stata una cosa allegra, bella.
Papà ci ha messo subito a nostro agio. Era un uomo ironico, di grande umorismo".
Per Alex scrivere il memoir è stato anche un modo per mettere ordine in una storia sulla quale "sono state dette tante cose per cui ho sofferto molto. Volevo far sapere alla gente la storia pulita e bella. Ho quasi 64 anni e mi sento una nuova persona. Ho sofferto nel mio intimo, ma sento di poter affrontare la vita più serenamente".

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