Ankara approva una legge storica sul reinserimento dei combattenti del PKK

I deputati turchi hanno approvato una legge storica che apre la strada al reinserimento dei combattenti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), una tappa fondamentale del processo di pace volto a porre fine a oltre quattro decenni di guerriglia.
Il testo, ufficialmente intitolato «Legge sul rafforzamento della solidarietà nazionale e dell’integrazione sociale», è stato approvato in serata con un’ampia maggioranza di 468 voti su 562, al termine di dodici ore di dibattito.
Esso disciplina il ritorno alla vita civile dei combattenti del PKK che depongono le armi, senza tuttavia prevedere un’amnistia generale né decidere il destino di Abdullah Öcalan, fondatore e leader storico della guerriglia curda, in carcere dal 1999.

Il governo, consapevole delle reticenze dell’opinione pubblica turca, segnata da un conflitto che dal 1984 ha causato almeno 50.000 morti, aveva tenuto a sottolineare che il testo elaborato nelle ultime settimane non costituisce una legge di amnistia generale.

Sia l’opposizione sia i partiti al potere hanno sostenuto l’iniziativa. Il leader del partito nazionalista MHP, Devlet Bahceli, alleato del governo e promotore del processo di pace alla fine del 2024, è stato visto stringere la mano ai responsabili del partito filo-curdo DEM al termine della votazione.

Promossa in particolare dal Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP, islamico-conservatore) del presidente Recep Tayyip Erdogan e dal DEM, la legge prevede la sospensione dei procedimenti penali e dell’esecuzione delle pene per gli autori di determinati reati per un periodo compreso tra i cinque e i dieci anni. 

Circa 3.500 ex membri della guerriglia, sui quasi 10.000 detenuti nelle carceri turche, potrebbero essere liberati nel corso di una prima fase, secondo quanto riferito da alcuni deputati turchi. In assenza di recidiva durante questo periodo di sospensione da cinque a dieci anni, le indagini saranno archiviate e le pene considerate scontate. Gli autori dei reati più gravi, come gli omicidi dolosi, saranno tuttavia esclusi dal meccanismo previsto dalla legge, che non fa alcun riferimento ad Abdullah Öcalan.

Il vicepresidente turco, Cevdet Yilmaz, ha affermato che il destino dello storico leader del PKK, 77enne, “non rientra nell’ambito di applicazione di questa legge”.  Ma Öcalan, che sta scontando l’ergastolo, rimarrà «in grado di contribuire al processo» di pace, ha assicurato la scorsa settimana. I dibattiti, trasmessi a lungo lunedì dall’emittente pubblica TRT, sono stati costellati di tensioni.

“Come si può negoziare con i terroristi (...)? Avevate detto che avrebbero deposto le armi senza condizioni”, ha esclamato Turhan Çömez, leader del partito Iyi (nazionalista, opposizione). Özgür Özel, leader del Yeni Parti (Nuovo Partito, socialdemocratico), principale forza dell’opposizione, si era espresso a favore del testo, ritenendo che solo "la pace, la democrazia e la giustizia costituiranno un rimedio" per la Turchia.

“Si tratta di una svolta storica. Il fatto che 468 persone abbiano votato a favore di questa proposta di legge dimostra che il blocco di governo potrebbe proporre emendamenti che migliorino la vita di tutti e ottenere sostegno”, ha dichiarato all’AFP la deputata del DEM Ceylan Akç.

“Stasera possiamo tutti tirare un sospiro di sollievo. È il primo passo di un lungo cammino verso un’uguaglianza assoluta, reale e autentica (della comunità curda in Turchia, ndr). Scelgo di essere ottimista… e piena di speranza”, ha aggiunto.

Öcalan, detenuto in isolamento su un’isola-prigione al largo di Istanbul, lo scorso anno aveva invitato i combattenti del PKK a deporre le armi, rispondendo alla mano tesa di uno stretto alleato del presidente Recep Tayyip Erdogan. La dirigenza del PKK aveva annunciato subito dopo il proprio scioglimento, per poi procedere, alcune settimane più tardi, a una cerimonia altamente simbolica di consegna delle armi, nel luglio 2025, nel nord dell’Iraq, dove, secondo Ankara, rimangono trincerati combattenti “in numero limitato”.

Domenica, tuttavia, i responsabili del PKK hanno denunciato i "gravi errori e le lacune» del testo, ritenendo che esso non consentirà di risolvere la questione curda nella sua totalità. Il PKK continua inoltre a chiedere la liberazione di Öcalan, esigendo che questi ricopra il ruolo di «coordinatore del processo di pace». In caso contrario, affermava il gruppo armato, “numerose disposizioni della legge rimarranno lettera morta”, avvertiva senza fornire ulteriori precisazioni.