Assalto sulla 131, spunta un Dna  - L'Unione Sarda.it

Oniferi.

25 settembre 2026 alle 00:45

Verifiche genetiche in corso sulla banda dei sardi fermata in Toscana 

Due assalti senza responsabili. Due tracce per anni senza un nome. Ora il tentativo di capire se dentro la banda dei sardi, a processo a Livorno dopo che sull’Aurelia in diretta social scapparono con un bottino al grido “Ajò tutti ci siamo”, ci sia qualcuno che possa dare un’identità a quelle firme biologiche. È la nuova pista investigativa che si apre alla vigilia della sentenza attesa oggi a Livorno per l’assalto ai portavalori sulla Variante Aurelia, a San Vincenzo. Agli imputati, 12 sardi, sono stati effettuati prelievi di Dna: i loro profili genetici saranno confrontati con due reperti biologici recuperati dai carabinieri durante le indagini su altrettante rapine rimaste senza responsabili.

Gli accertamenti

La prima traccia viene da lontano, repertata dopo l’assalto sulla 131 dcn del 2016 al bivio per Oniferi, quando ci fu un conflitto a fuoco con i carabinieri. I banditi scapparono senza bottino. La seconda è relativa alla rapina di Tertenia del 2023, quando il colpo riuscì. Due episodi separati da 7 anni, accomunati da una domanda degli investigatori: quei reperti possono essere ricondotti a qualcuno degli uomini coinvolti nell’assalto di San Vincenzo? La risposta non c’è ancora. Le comparazioni vanno verificate dai Ris. Ma se arrivasse una corrispondenza, il significato investigativo sarebbe rilevante: una traccia anonima lasciata sulla scena di un vecchio assalto potrebbe avere un nome.Il 2016 porta con sé un altro elemento. All’epoca, su un’auto rubata e utilizzata dai banditi gli investigatori avevano repertato sul freno a mano un’impronta digitale attribuita ad Antonello Mesina, condannato in via definitiva nel 2022 a 9 anni e 9 mesi nel procedimento sulle rapine ai portavalori della banda Olianas. L’auto fu rubata mesi prima dell’assalto al bivio di Oniferi, utilizzata dai banditi che ingaggiarono un conflitto a fuoco con un furgone dei Cacciatori di Sardegna. Mesina, per quella vicenda, fu portato a giudizio con l’accusa di ricettazione, condannato a un anno e 4 mesi, il procedimento è pendente in Cassazione. Per la difesa, rappresentata da Herika Dessì, l’impronta non essendo sullo sportello dell’autista né sul volante non prova nulla: potrebbe essere del passeggero ignaro.

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