Redazione 13 luglio 2026 15:59
Ha confessato in aula, ammettendo per la prima volta di essere stato lui a uccidere Aurora Tila, la tredicenne morta il 25 ottobre 2024 dopo essere precipitata dal balcone al settimo piano del palazzo in cui viveva a Piacenza. Nel corso del processo di appello, l’ex fidanzato della ragazzina ha cambiato la versione sostenuta fino a oggi e si è assunto la responsabilità dell’omicidio facendo dichiarazioni spontanee in videocollegamento dal carcere minorile di Catanzaro. Il giovane, condannato in primo grado a 17 anni di reclusione dal Tribunale per i minorenni di Bologna, avrebbe anche chiesto scusa per quanto commesso e per aver atteso così a lungo prima di confessare.
Secondo la ricostruzione accolta nella sentenza di primo grado, il ragazzo - all’epoca quindicenne - avrebbe spinto Aurora oltre la ringhiera e l’avrebbe colpita alle mani mentre lei tentava disperatamente di restare aggrappata al balcone. “Con la confessione si chiude un cerchio. Ma ci auguriamo che la Corte confermi la sentenza di primo grado, che ha stabilito una pena congrua”, ha dichiarato l’avvocato Emilio Malaspina, che assiste la madre di Aurora. Il processo davanti alla Corte d’appello per i minorenni è stato rinviato al prossimo 10 settembre, in attesa di ricevere una relazione sul comportamento del ragazzo nell'istituto penitenziario.
Le richieste di aiuto a ChatGPT
Il giovane si era sempre dichiarato innocente. Inizialmente aveva parlato di una caduta accidentale, sostenendo successivamente che Aurora avesse compiuto volontariamente il gesto. Una ricostruzione che aveva suscitato fin da subito forti dubbi negli investigatori e che i giudici di primo grado hanno considerato “implausibile e inverosimile”. Gli accertamenti hanno ricostruito una frequentazione durata alcuni mesi e poi interrotta da Aurora. Dopo la fine del rapporto, secondo l’accusa, il ragazzo sarebbe diventato sempre più possessivo e violento. La tredicenne si sentiva perseguitata e nelle conversazioni con le amiche raccontava di pedinamenti, minacce, insulti e aggressioni fisiche.
Aurora aveva cercato una via d’uscita anche rivolgendosi all’intelligenza artificiale. A ChatGPT chiedeva come distinguere un amore autentico da una relazione tossica e se fosse opportuno lasciare il ragazzo, spiegando di avere paura delle sue reazioni. Per il Tribunale per i minorenni quelle conversazioni, insieme alle confidenze fatte alle amiche, ai familiari e a un’educatrice, hanno contribuito a dimostrare la situazione “delicata e soffocante” nella quale viveva la tredicenne e l’esistenza degli atti persecutori.
Secondo le motivazioni della sentenza, Aurora avrebbe accettato l’ultimo incontro proprio nel tentativo di porre fine alle persecuzioni e “disinnescare quel clima d’odio”. Il ragazzo le aveva promesso che dopo quell’appuntamento non l’avrebbe più cercata.
Il testimone
Un testimone raccontò di aver visto Aurora aggrappata alla balaustra del balcone mentre l’ex fidanzato la colpiva alle mani, fino a farle perdere la presa e precipitare nel vuoto. Altri testimoni riferirono di aver sentito le grida della ragazzina. Al processo venne ascoltato anche un ex compagno di cella dell’imputato. L’uomo raccontò che il ragazzo gli avrebbe confessato di aver spinto Aurora e di aver detto a un amico, già il giorno precedente, di volerla uccidere. Dopo l’arresto per omicidio volontario aggravato dallo stalking e dalla minore età della vittima, il pubblico ministero Simone Purgato aveva chiesto una condanna a 20 anni e otto mesi. La difesa aveva invece sostenuto l’innocenza dell’imputato. Il 3 novembre 2025, al termine del processo celebrato con rito abbreviato, il Tribunale per i minorenni di Bologna aveva condannato il ragazzo a 17 anni di reclusione. La difesa aveva quindi presentato appello.
La morte di Aurora provocò una forte mobilitazione a Piacenza. Centinaia di persone, soprattutto ragazzi e ragazze, parteciparono alle iniziative organizzate in sua memoria per chiedere la fine della violenza di genere.
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