Avs Umbria si unisce al convoglio per Cuba, Ricci: «Portiamo solidarietà concreta»

Una delegazione, di cui fanno parte anche il consigliere regionale Fabrizio Ricci e la segretaria regionale di Avs Umbria, Federica Profidi, è partita nella mattinata di venerdì 7 agosto da Fiumicino per raggiungere Cuba con un carico di medicinali per la popolazione. È il terzo convoglio della campagna internazionale Let Cuba breathe (trad: Lasciate respirare Cuba) che cerca di consegnare aiuti umanitari alla popolazione, dopo l’inasprimento dei blocchi statunitensi.

Un primo convoglio era partito a marzo 2026 raggiungendo l’isola via mare con oltre 30 tonnellate di aiuti umanitari. Un secondo convoglio, invece, alla fine di aprile 2026 è riuscito a rompere il blocco per via aerea, consegnando oltre 5 tonnellate di medicinali e materiali sanitari. Nel frattempo, la campagna di sensibilizzazione ha attraversato nove Paesi europei con il progetto ‘Europe, wake up!’ (trad: Svegliati Europa!), con l’obbiettivo di mobilitare istituzioni e opinione pubblica. Con un camper sono stati percorsi oltre 10mila km, arrivando in Italia a luglio 2026 con tappe in Umbria, Milano, Pisa, Bologna e Roma.

Ma dallo scorso 13 luglio, tre navi contenenti tre carichi umanitari diretti alla popolazione cubana, sono state bloccate a causa degli effetti delle sanzioni indirette volute dal presidente Usa, Donald Trump. La prima nave è rimasta in rada davanti al principale porto de L’Avana, il porto di Mariel, con un carico raccolto in Europa: 200 confezioni di latte in polvere, centinaia di confezioni di alimenti, letti ospedalieri, ventilatori polmonari, apparecchi per anestesia e monitor-defibrillatore destinati a strutture sanitarie e famiglie cubane. Ma la nave non è mai potuta sbarcare a causa delle possibili ritorsioni che avrebbero potuto colpire la compagnia di trasporti se avesse deciso di attraccare sull’isola. Il carico è stato quindi dirottato in Messico e da lì non si è più mosso, con annesse spese maggiorate per il cambio di programma a carico della campagna promotrice della spedizione. Stessa sorte è toccata ad un secondo container pochi giorni dopo.

Venerdì 7 agosto, a quasi un mese dal blocco delle spedizioni, è partito il terzo convoglio della campagna, di cui fanno parte anche il consigliere regionale Fabrizio Ricci e la segretaria di Alleanza verdi e sinistra Umbria, Federica Porfidi. «Siamo in partenza per Cuba – scrive Ricci sui suoi social – Abbiamo deciso di unirci al convoglio di Let Cuba breathe in partenza questa settimana e che porterà sull’isola oltre una tonnellata di farmaci, materiale scolastico e indumenti per bambini. A Cuba la crisi umanitaria causata dal blocco criminale degli Stati uniti di Trump è arrivata a livelli insostenibili. Manca tutto e i frequenti blackout ora stanno causando difficoltà anche nell’approvvigionamento dell’acqua. Noi abbiamo deciso di andare a vedere con i nostri occhi e portare la nostra solidarietà concreta al popolo cubano».

La campagna ‘Let Cuba breathe‘ parte nel febbraio 2026 per denunciare l’impatto del blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati uniti sulla vita quotidiana dei cubani. L’iniziativa è promossa principalmente da Aicec, l’Agenzia per l’interscambio culturale ed economico con cuba, e punta a rompere il silenzio mediatico attorno all’inasprimento delle sanzioni statunitensi nei confronti dell’isola.

Le sanzioni statunitensi contro Cuba si sono intensificate nel 2026, trasformando lo storico embargo in una strategia di soffocamento economico su più livelli. Il governo Trump ha infatti emanato ordini esecutivi che colpiscono direttamente la dirigenza politica, il settore della difesa, le forze armate e le principali fonti di valuta estera dell’isola.

Trump ha inserito nella lista nera sia il presidente cubano Miguel Díaz-Canel, che i membri della famiglia Castro, congelandone i beni che possiedono negli Stati uniti. Poi ha sanzionato le missioni mediche all’estero, con ricadute sui quasi 24mila occupati sanitari presenti in 56 Paesi, il ministero della Sanità, quello del Turismo e le imprese chiave nei settori energetico, finanziario e della difesa, incluso il vice ministro delle forze armate Roberto Legra Sotolongo.

Ma a bloccare lo sbarco degli aiuti umanitari, sono invece le sanzioni secondarie extraterritoriali. Queste non colpiscono direttamente la popolazione, ma minacciano di esclusione dal sistema finanziario statunitense qualsiasi entità straniera che operi nei settori sanzionati (quindi energia, difesa e finanza) o che intrattenga rapporti con il conglomerato economico cubano Gaesa. Il gruppo Gaesa è di proprietà e gestito dalle Forze armate rivoluzionarie di Cuba (Far) e si stima che controlli tra il 40 e il 70 per cento dell’economia cubana. Le minacce hanno spinto diverse multinazionali e compagnie aeree, a sospendere le proprie attività o a ritirare i propri prodotti da Cuba, portando a un crollo del turismo e a una profonda crisi energetica e alimentare.

Di fatto, gli Stati uniti non hanno allargato l’embargo a medicinali e cibo. Ma grazie alle sanzioni secondarie, aziende di logistica, banche, assicurazioni e qualsiasi compagnia o azienda straniera che si rapporti con qualsiasi entità cubana sanzionata, rischia sanzioni a sua volta. «Non serve proibire il carico – si legge sul sito della campagna – basta minacciare chiunque sia coinvolto nella sua consegna».

Questi provvedimenti sono stati definiti «illegali» e una «punizione collettiva» da L’Avana, che accusa gli Stati uniti di avere un «intento criminale». Le Nazioni unite e diverse organizzazioni per i diritti umani, continuano a denunciare le conseguenze negative sulla popolazione cubana e sull’accesso a farmaci e tecnologie. Ma la situazione per ora sembra cristallizzata.