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- Brescia, scontro giudiziario sulla movida rumorosa: il Comune dovrà risarcire il fratello dell’ex sindaco Paroli
L’amministrazione bresciana è stata condannata a pagare 67mila euro per i danni subiti tra musica alta e schiamazzi. La denuncia dei due coniugi è avvenuta dodici anni fa

Movida rumorosa a Brescia

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Brescia, 17 luglio 2026 – Un risarcimento da 67.620 euro tra danni patrimoniali e non patrimoniali e spese legali per la mala gestione della movida. Li deve il Comune di Brescia a Gianfranco Paroli, fratello dell’ex sindaco, e alla moglie Piera Nava, per i danni subiti a causa del rumore provocato dalla movida nel quartiere Carmine dodici anni fa. Tanto è durato l’iter della causa intentata quando in Loggia sedeva, appunto, Adriano Paroli.
I due coniugi (ma al tempo erano in molti a lamentarsi) risiedevano in via Fratelli Bandiera, cuore della movida al Carmine, e avevano deciso di far causa per i rumori molesti del divertimento notturno, tra musica alta dei locali, schiamazzi, voci delle centinaia di persone che sostavano fino a notte fonda in strada a parlare.
Le tappe giudiziarie
La vicenda giudiziaria ha visto prima la vittoria dei due coniugi nel 2017, con decisione del Tribunale poi ribaltata nel 2020 dalla Corte d’appello. Nel 2023 la Cassazione ha annullato quella sentenza ed ora la nuova sezione della Corte d’appello, che ha riesaminato il caso, ha riconosciuto che il Comune "non ha fornito la prova di aver adottato ogni iniziativa in suo potere” per riportare i decibel nella soglia della normale tollerabilità. Ad esempio, non sono mai stati effettuati interventi di dispersione degli assembramenti da parte della polizia locale né il Corpo disponeva della strumentazione per eseguire rilievi fonometrici.
Il Comune deve fare la sua parte
In linea con la Cassazione, la sentenza della Corte d’appello stabilisce che, indipendentemente dalla responsabilità dei privati, anche il Comune deve fare la sua parte se il rumore diventa molesto in luoghi pubblici. Come Paroli aveva chiarito in occasione della sentenza della Cassazione, in questi anni, non è stata una battaglia politica contro questa o quella Amministrazione, ma la lotta per la tutela di diritti fondamentali alla salute, alla tranquillità della vita familiare e alla proprietà privata.
In parallelo alla vicenda giudiziaria, in questi anni sono stati fatti diversi interventi e sperimentazioni per contenere l’impatto della movida, anche in accordo con gli esercenti. Resta, quindi, del tutto aperto l’esito della causa intentata da una settantina di residenti del Carmine, che si sono rivolti al Tribunale per chiedere un risarcimento di 2 milioni di euro per i danni da movida.
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