Carovita, botta e risposta tra Giorgia Meloni e Gaetano Manfredi: «No a confronti di parte»

Otto i sindaci che hanno scritto alla Premier Giorgia Meloni per chiedere un incontro sul caro vita e condannando le violenze di piazza «con fermezza» - Roberto Gualtieri, Sara Funaro, Vito Leccese, Matteo Lepore, Stefano Lo Russo, Gaetano Manfredi, Beppe Sala, Silvia Salis e Massimo Zedda - tutti dello schieramento progressista, ma la Presidente del Consiglio risponde solo a Manfredi, Presidente dell’Anci. Dove apre all’incontro, però con parecchi distinguo e non poche precisazioni. «Considero utile – scrive - un confronto con i Sindaci in occasione della legge di bilancio. I Comuni sono il luogo in cui i problemi si vedono per primi e in cui i servizi si erogano concretamente: sui prezzi, sui trasporti, sui servizi sociali, il punto di vista di chi amministra una città è un contributo e non un adempimento. Non comprendo, però, la formulazione della richiesta». Cosa significa lo spiega la stessa Meloni: «Lei, come Presidente dell’Anci sa meglio di me che una sede per questo confronto esiste e non va creata: la Conferenza Stato-Città ed autonomie locali, che riunisce il Governo, i Presidenti di Anci, Upi e Uncem e quattordici Sindaci designati dall’Anci, cinque dei quali in rappresentanza delle grandi città. E sa bene che quella Conferenza si riunisce almeno ogni tre mesi e, oltre a ciò, ogni volta che la convocazione sia richiesta dal Presidente dell’Anci, ossia da Lei».

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La cifra politica del botta e risposta è una sola: tra il Capo del governo e Manfredi in 4 anni non ci sono mai state frizioni né istituzionali né politiche, e le occasioni non sono mancate. Solo molte convergenze, come i finanziamenti per il risanamento di Bagnoli e la Coppa America sbarcata a Napoli. Questa volta però lo strappo c’è. E anche abbastanza profondo. Se sarà sanabile lo dirà il tempo, però il clima elettorale non c’è dubbio che ha contribuito al botta e risposta di queste ore. Nella sostanza l’election day di maggio, come prospettano taluni nel centrodestra, potrebbe vedere Napoli - e le altre Città metropolitane - quale terreno di scontro politico per i prossimi mesi. Dal quartier generale di Manfredi fanno trapelare che «trattasi di “guerra” esclusivamente politica». Che confermerebbe scenari cupi a breve termine. Tuttavia davvero Manfredi “il mite”, che è sempre per il dialogo è intenzionato a trascinare dentro questa disfida elettorale Napoli? Proprio quando è definitivamente tramontata ogni ipotesi di federatore del suo campo politico? Infatti a tardissima sera quello che filtra dalla squadra allargata di Manfredi è la concretezza che tanto auspica per il “campo largo”: «Bene apertura al dialogo nel merito delle questioni che ci interessano». Insomma, alla fine della giostra, il ragionamento del sindaco, la Meloni con tanti distinguo legittimi accetterà di incontrare i sindaci.

LA STRATEGIA

«Una richiesta firmata dai Sindaci di una sola parte politica - sottolinea ancora la Presidente del Consiglio - non rappresenta quella platea; la Conferenza, e gli organismi dell’Anci che Lei presiede, la rappresentano per intero. È una responsabilità che riguarda il mio ruolo quanto il Suo» il richiamo della Meloni. Come si muoverà Manfredi? La lettera di lunedì non ha avuto solo lui come regista, tra l’altro Manfredi non ha nessuna tessera di partito in tasca, però l’ha sottoscritta «non da Presidente Anci» questo il ragionamento che fanno quelli vicinissimi al sindaco. Oggi Manfredi sarà in Parlamento per una iniziativa Anci, cioè il rapporto sulle “Leve di crescita” delle città. E magari in quella sede il sindaco potrebbe chiarire in maniera più rotonda la sua posizione.