Un piccolo villaggio della Gallia potrebbe aver custodito uno dei lati più oscuri della società celtica. A raccontarlo non sono cronache o testi antichi, ma cinque paia di catene in ferro rimaste sepolte per oltre 2.300 anni e oggi riportate alla luce dagli archeologi in Francia.
Una scoperta eccezionale che apre una finestra su un aspetto della vita quotidiana dei Celti di cui si conosce ancora molto poco: il commercio degli schiavi.
Il ritrovamento archeologico ad Allonnes
Il ritrovamento è avvenuto ad Allonnes, nella Valle della Loira, durante una campagna di scavi conclusa nel 2021, anche se i risultati sono stati presentati solo recentemente dall'Istituto Nazionale Francese per la Ricerca Archeologica Preventiva (INRAP). Gli studiosi stavano indagando un antico insediamento celtico fondato nel III secolo a.C., sviluppatosi accanto a un importante santuario religioso e situato lungo un crocevia di vie commerciali particolarmente frequentato.
Fin dalle prime fasi degli scavi è apparso evidente che Allonnes fosse un vivace centro artigianale. Qui lavoravano fabbri, ramai, bronzisti e altri esperti nella lavorazione dei metalli, come dimostra l'enorme quantità di manufatti recuperati, tra cui spade, punte di lancia, chiavi e finimenti per cavalli. In mezzo a questo ricco patrimonio, però, sono emersi oggetti decisamente insoliti.
Si trattava di una doppia catena per immobilizzare i polsi, di alcune manette (qui una loro foto), di un altro pesante dispositivo destinato alle caviglie e altri tre frammenti di sistemi di contenzione. Reperti estremamente rari per l'epoca di cui stiamo parlando, l'Età del ferro dell'Europa centrale.
Catene e schiavitù nella società celtica
Secondo gli archeologi, questi oggetti raccontano una storia ben precisa. La loro presenza, insieme alle numerose armi rinvenute nel sito, suggerisce l'esistenza di una società fortemente gerarchizzata, nella quale prigionieri e persone ridotte in schiavitù facevano probabilmente parte della vita economica della comunità. È possibile che Allonnes fosse un punto di raccolta o di scambio di schiavi, una pratica già nota presso le popolazioni galliche, che trasformavano in servi prigionieri di guerra, debitori e condannati, privandoli di ogni diritto e trattandoli come merce da vendere o acquistare.
Alcuni dettagli rendono la scoperta ancora più toccante. La catena destinata ai polsi ha un diametro di appena sei centimetri, una misura che lascia ipotizzare fosse utilizzata su una donna o addirittura su un bambino. Quella per le caviglie supera invece il chilogrammo di peso, offrendo un'idea concreta del carico che le persone schiavizzate erano costrette a trascinare durante la loro prigionia.
La scoperta assume un valore particolare perché i Celti hanno lasciato pochissime testimonianze scritte sulla loro società e gran parte delle informazioni disponibili proviene dagli autori greci e romani.
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