Ogni volta che apri una mappa sullo smartphone o chiami un'auto con un'app, usi un servizio che sembra gratuito. Succede a oltre 6 miliardi di dispositivi nel mondo, eppure quasi nessuno sa chi copre il conto: negli Stati Uniti pagano i contribuenti, ma in Italia la storia è diversa da quanto si crede.
La spesa che Washington affronta ogni anno per mantenere in funzione il GPS si aggira intorno ai 2 miliardi di dollari, coperti dalla fiscalità generale e destinati alla gestione della US Space Force, che governa una costellazione di almeno 24 satelliti operativi in orbita a circa 20.000 km dalla superficie terrestre.
Il sistema nasce durante la Guerra Fredda per guidare truppe, aerei e il lancio dei missili nucleari imbarcati sui sottomarini, e resta tuttora un pilastro della sicurezza nazionale americana.
Ogni satellite trasmette solo posizione e orario del segnale: i ricevitori a terra calcolano la distanza dal tempo di percorrenza delle frequenze.
Quanto rende il GPS agli Stati Uniti
Per gli Stati Uniti l'investimento si ripaga da solo: dal 1983 il GPS ha generato oltre 1.400 miliardi di dollari di crescita economica, distribuiti tra agricoltura di precisione, navigazione marittima ed estrazioni minerarie, mentre un blocco improvviso del segnale costerebbe all'economia americana circa 1 miliardo di dollari al giorno.
Il vantaggio, però, non è solo economico: restare lo standard di riferimento mondiale permette a Washington di competere con i sistemi satellitari alternativi sviluppati da Cina e Russia, rispettivamente BeiDou e GLONASS, mantenendo un'influenza geopolitica che nessun altro Paese può eguagliare da solo.
Italia, Galileo e il ruolo dell'Europa
In Italia, quando lo smartphone aggancia i satelliti americani, si sta usando un servizio finanziato interamente dai contribuenti statunitensi, senza alcun costo per l'utente o abbonamento nascosto.
Ma dal 2016 esiste un'alternativa che gli italiani pagano davvero, con le proprie tasse: Galileo, il sistema di posizionamento dell'Unione Europea, finanziato con fondi comunitari.
L'Italia non è un semplice utilizzatore di questa rete, ma uno dei suoi centri nevralgici: uno dei due poli operativi che controllano l'intera costellazione si trova al Centro Spaziale del Fucino, in Abruzzo, gestito da Telespazio.
L'Agenzia Spaziale Italiana ha inoltre coordinato e finanziato una parte rilevante dello sviluppo industriale dei satelliti Galileo, un ruolo che va oltre la semplice adesione al progetto europeo.
Sul piano pratico, per chi naviga con il telefono cambia poco: i chip dei modelli più recenti, da Apple a Samsung, sono multi-costellazione e ricevono insieme i segnali americani e quelli europei, migliorando la precisione senza che l'utente debba scegliere tra i due sistemi.
La differenza si vedrebbe solo in uno scenario estremo, se gli Stati Uniti decidessero di limitare l'accesso civile al GPS: l'Europa, Italia compresa, manterrebbe comunque una propria capacità di navigazione.
Le tecnologie oltre il GPS
La US Space Force sta già testando in orbita sensori quantistici capaci di calcolare la posizione senza ricevere alcun segnale esterno, misurando in tempo reale ogni accelerazione e rotazione del veicolo.
A differenza del GPS, questi sistemi funzionerebbero anche a bordo di sottomarini in immersione profonda, restando immuni ai tentativi di disturbo o contraffazione del segnale durante i conflitti.
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