C’è il rischio, concreto e imminente secondo alcuni noti addetti ai lavori, che le applicazioni più avanzate dell’intelligenza artificiale (Artificial Intelligence, AI) sfuggano al controllo dei loro creatori e che, automigliorando autonomamente le proprie prestazioni, possano prendere decisioni dannose, perfino esiziali, per il genere umano. Un esempio che circola è quello riguardante il modo più efficace per combattere il riscaldamento dell’atmosfera: un programma di AI fuori controllo potrebbe stabilire che la responsabilità è degli uomini, e che il modo più risolutivo per eliminare le cause del riscaldamento sarebbe quello di eliminarli in massa, magari mediante un virus letale creato da un’altra applicazione dell’AI.
Ormai l’argomento occupa le prime pagine dei giornali (si veda, per esempio, l’editoriale di Walter Veltroni sul Corriere della Sera del 15 settembre, intitolato “L’AI, scelte e politica”). Quattro tra i più famosi esploratori delle nuove frontiere tecnologiche, Amodei di Anthropic, Altman di OpenAI, Musk di SpaceX e di Neuralink, Hassabis di Google, si sono dati ragione a vicenda (dubbi sui loro effettivi propositi sono stati avanzati da molti esperti, tra i quali il Prof. Luciano Floridi) sono stati espressi sulla necessità di rallentare l’AI più avanzata fino a quando non saranno state apprestate misure di sicurezza per governarle. Non d’accordo si è però detto Donald Trump, esprimendo il timore che la ricerca made in USA “rallentata” possa essere battuta in velocità da quella dei cinesi.
Si fa sempre più forte comunque l’esigenza di una regolazione internazionale della materia. L’Europa vi ha in qualche misura provveduto tramite l’AI Act del 2024 (qui il testo in italiano), ma non è detto – anzi è da escludere – che il resto del mondo si adegui alla normativa europea, molto restrittiva soprattutto in materia di salvaguardia della privacy. In Europa, per esempio, il riconoscimento facciale è vietato a partire dal 2 febbraio 2025, quando sono entrate in vigore le disposizioni dell’AI Act in campo biomedico, divieto che riguarda fra l’altro anche gli alunni e il personale della scuola ma che non vale, per esempio, in Cina e negli Stati Uniti.
Occorrerebbe un accordo a livello mondiale “per una pace perpetua” sulla AI, prendendo ispirazione dall’omonimo saggio che Kant scrisse nel 1795 in un’Europa dilaniata dalle guerre. Ci sta provando l’ONU, che ha recentemente proposto un Patto Digitale Globale (Global Digital Compact), da raggiungere attraverso un’iniziativa, il “Dialogo Globale sulla Governance dell’AI”, una piattaforma di confronti internazionali finalizzata a fare in modo che le grandi potenze (a partire da USA e Cina) collaborino su standard di sicurezza ed etica comuni. Una prima riunione si è svolta il 6 e 7 luglio 2026 a Ginevra, aperta dal Segretario Generale dell’ONU António Guterres, e la prossima si terrà a New York il 3 e 4 maggio 2027. Tempi non serrati, purtroppo. Risulta tuttavia che proprio in questi giorni gli USA e la Cina stiano cercando un’intesa diretta. C’è da augurarsi che facciano presto nell’interesse loro, e possibilmente anche del resto del mondo.
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