Christa Pike, la cinquantenne sopravvissuta lo scorso a due tentativo di iniezione letale in Tennessee, è stata dimessa dall'ospedale locale ed è rientrata al Deborah K. Johnson Rehabilitation Center di Nashville, dove è reclusa dal 1995. Lo ha confermato il suo team legale, precisando che la donna, cosciente e in grado di camminare con assistenza, continuerà a ricevere cure in carcere. La sua prognosi resta tuttavia incerta.
Cosa succede ora?
Il caso rappresenta un unicum nella storia giudiziaria statunitense recente e ha innescato un terremoto politico. Il governatore del Tennessee, Bill Lee, ha ordinato un'indagine interna, ha sospeso l'unica altra esecuzione prevista per l'anno e ha annunciato le imminenti dimissioni del capo delle prigioni statali, Frank Strada.
Ciononostante, Lee ha ribadito il suo sostegno alla pena di morte e non ha concesso la commutazione della pena in ergastolo, lasciando aperta la strada a un secondo tentativo di esecuzione.
Il precedente
I legali di Pike sostengono che un secondo tentativo violerebbe il divieto costituzionale di infliggere punizioni crudeli e inusuali. La difesa aveva avvertito lo Stato, già dieci mesi prima dell'esecuzione, che le vene insolitamente piccole della detenuta avrebbero reso quasi impossibile la somministrazione del pentobarbital. L'unico precedente analogo della Corte Suprema degli Stati Uniti risale al 1947, con il caso del diciassettenne afroamericano Willie Francis. Sopravvissuto alla sedia elettrica a causa del malfunzionamento del meccanismo, la Corte ne autorizzò un secondo tentativo stabilendo che si era trattato di un «incidente». Francis fu giustiziato pochi mesi dopo. Secondo gli esperti della Columbia Law School, tuttavia, il caso di Pike differisce radicale: lo Stato era stato ampiamente avvertito dei rischi medici, configurando la procedura non come una fatalità, ma come un errore prevedibile.
La condanna di Tennessee
La vicenda di Pike segue di pochi mesi un altro fallimento in Tennessee. A maggio, l'esecuzione del detenuto Tony Carruthers fu sospesa dopo un'ora di tentativi falliti di inserimento della flebo. Carruthers, a cui è stata concessa una sospensione di un anno, ha successivamente subito un ictus che lo ha lasciato parzialmente paralizzato. Christa Pike fu condannata a morte nel 1995 per l'omicidio della diciannovenne Colleen Slemmer, torturata e uccisa con una mannaia all'interno del campus dell'Università del Tennessee.
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