Pubblicato il: 20/09/2026 – 7:00
REGGIO CALABRIA «Mio pa’ ci ha 50 kg di tritolo, se ti bisogna quanto vuoi ti prendi compà. Carabine ce n’è anche». Le conversazioni intercettate nell’inchiesta “Eureka” rivelano scenari che vanno ben oltre il traffico transnazionale di cocaina. Nelle motivazioni della sentenza emessa con il rito abbreviato, il gup di Reggio Calabria Antonino Foti traccia i contorni di una struttura criminale non soltanto capace di muovere ingenti capitali di narcotraffico, ma dotata di una concreta disponibilità di armi da fuoco, esplosivi ad alto potenziale e munizionamento.
L’associazione armata
Nel ricostruire l’impianto accusatorio, il giudice evidenzia come l’analisi della messaggistica estratta dalla piattaforma criptata SkyEcc abbia documentato una potenza di fuoco a disposizione dei principali esponenti delle cosche della Locride. Le risultanze istruttorie dimostrano che le armi custodite e occultate venivano esplicitamente considerate «a disposizione dell’intera organizzazione».
«Le armi – scrive il gup – non costituivano un accessorio episodico o individuale, ma un patrimonio offensivo diffuso, conosciuto e potenzialmente spendibile nell’interesse della compagine, per la protezione dei traffici, la gestione dei contrasti, la conservazione della forza interna del gruppo e la tutela dei profitti derivanti dalle importazioni». Un patrimonio offensivo diffuso e condiviso, dunque, pronto a essere attivato all’occorrenza per tutelare i profitti, proteggere le rotte della droga e garantire la forza di intimidazione del gruppo.
Dai vettori transnazionali ai depositi in montagna: l’arsenale nelle chat
L’analisi delle chat rivela come l’acquisto di materiale bellico viaggiasse di pari passo con i grandi traffici di droga. Nei messaggi criptati gli indagati trattavano l’importazione di vere e proprie armi da guerra, come i fucili d’assalto americani tipo AA-12, capaci di sparare a raffica e capaci – a detta degli stessi interlocutori – di ridurre «in cenere» un’autovettura. Un’operazione pianificata nei minimi dettagli, con la richiesta di inserire «due mitragliatori americani» o «i fucili» direttamente nel primo carico «in partenza da Panama», concordando un prezzo di circa 4mila dollari. L’entusiasmo per l’affare concluso emergeva senza filtri pochi giorni dopo: «Compà ho preso aa12 fa paura, fra giorni me lo portano».
Ma l’arsenale della cosca non dipendeva solo dagli arrivi dal Sudamerica. Le intercettazioni mostrano un sistema di custodia ben radicato sul territorio, pensato per mantenere le armi sempre pronte all’uso. In una conversazione, uno degli indagati rassicurava i sodali sulla propria disponibilità di fuoco, spiegando di avere «dei fucili» ben custoditi e «da una parte nascosti in montagna», perfettamente conservati ed efficienti per qualsiasi necessità del gruppo.
I canali esteri e «il camion pieno» di armi dai Balcani
L’orizzonte delle conversazioni si allarga ben oltre i confini nazionali quando gli indagati parlavano dei canali d’approvvigionamento esteri, rievocando vecchie alleanze e mercati nati dalle guerre continentali. Nelle carte del processo compaiono riferimenti diretti alla possibilità di acquistare interi carichi di armi da guerra dall’area balcanica. «Basta che ti motichi i serbi, te li mandano loro… a noi ci davano un camion pieno, era nella guerra», si legge nei dialoghi intercettati.
«È verosimile – si elegge nelle motivazioni – che il riferimento fosse ai fatti accaduti nel periodo delle guerre jugoslave; guerra in Croazia 1991-1995, guerra in Bosnia ed Erzegovina 1992-1995, guerra del Kosovo 1996-1999, conflitto nella Repubblica di Macedonia 2001».
L’offerta, ripresa nelle chat, prospettava un canale spalancato per rifornirsi di materiale bellico pesante risalente ai conflitti degli anni ’90: «Lui ha detto che tutti i fucili della guerra ve li prendo, ve li metto in un camion e ve li porto tutti». Frasi che, per gli inquirenti, testimoniano la capacità della rete criminale di intersecare i canali del narcotraffico globale con i circuiti del traffico internazionale di armi. (m.r.)
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