Bologna, 3 agosto 2026 – Il Tennis Club Nettuno continua a non avere pace. Anzi, ora è guerra aperta e su più fronti. La battaglia degli attuali gestori del circolo sportivo di via Fancelli per continuare a tenere attiva la struttura va avanti su più livelli, e rischia di trasformarsi in una battaglia politica. Questa mattina nella hall del ‘Nettuno Sport Center’ addetti ai lavori, utenti, residenti e curiosi hanno preso parte ad un incontro nel quale Simona Volta, la socia Rebecca Olivi e il senatore di Azione Marco Lombardo hanno fatto il punto della situazione e argomentato il loro ‘no’ alla delibera di affidamento temporaneo dei campi approvata qualche giorno fa dalla Giunta Lepore.
Una conferenza stampa che si è trasformata in un affollato incontro pubblico, nel quale il soggetto gestore ha fornito i numeri a sua disposizione, e Lombardo ha spiegato il perché del suo incondizionato appoggio alla vicenda, che è sfociato in una interrogazione parlamentare. La battaglia del Nettuno Sport Center, che gestisce campi da tennis, padel, calcio a 7, e il resto della struttura (spogliatoi e sale accoglienza), si svolge ora su più piani: il più urgente è il nuovo ricorso al Tar, che sarà depositato tra oggi e domani contro la delibera di affidamento temporaneo dei campi sportivi, affidamento che partirebbe il 1° settembre per 4 mesi.
L’opposizione alla risoluzione del contratto: pronto il ricorso
E poi l’opposizione alla risoluzione del contratto, decisa per inadempimento lo scorso ottobre, ma prima ancora la cosiddetta ‘opposizione di terzo’ per evitare che i secondi classificati subentrino prima che il giudice si esprima su legittimità: queste due decisioni sono attese nella seconda metà di ottobre. Ma ieri la società che gestisce i campi ha rotto gli indugi e deciso di rendere pubblico tutto, con tanto di dossier fotografico e risposta punto per punto alla delibera del 30 luglio. “Non ci fermeremo al ricorso contro la decisione – ha detto Simona Volta –, ma chiederemo anche i danni”. Non solo. Il 30 agosto, cioè il giorno prima dell’avvio della teorica gestione temporanea, il Nettuno aprirà le porte alla città: “Un vero e proprio open day, con corsi gratuiti, per far vedere che noi ci siamo sempre stati e ci siamo ancora oggi”.
La storia è stata ripercorsa punto per punto. Il Nettuno è stato consegnato agli attuali gestori nel febbraio 2025 (“in condizioni pietose, devastato”, aggiungono). Il contratto è stato però poi risolto a ottobre anno per inadempimento rispetto agli investimenti previsti, atto impugnato dai gestori. Il Tar ha riconosciuto l'obbligo di scorrere la graduatoria e far subentrare il secondo classificato, cioè il precedente gestore. Ma il tutto è sospeso in vista della decisione di merito.
La prossima udienza è in calendario il 21 ottobre. Il colpo di scena, poi, 4 giorni fa. Il 30 luglio la Giunta comunale ha dato mandato al direttore del Quartiere Borgo-Reno, Elena Gaggioli, di individuare un gestore temporaneo del Nettuno, “data la necessità di garantire la continuità del servizio pubblico sportivo, la sicurezza degli impianti e la tutela del patrimonio comunale”.
Contestazioni che Simona Volta e Rebecca Olivi smontano punto per punto. “Quando siamo entrati l'impianto era devastato: abbiamo investito 43mila euro per rifare due campi da tennis, il 5 e il 6, che erano inutilizzabili. E 150mila euro per comprare tre palloni tensostatici che il Comune non ci ha fatto montare”. Proprio il Comune per la gestione temporanea “stanzia 270.000 euro per acquistare altri tre palloni, mentre i nostri sono in magazzino. Da un anno e mezzo forniamo servizi e non ci sono mai stati rischi per la collettività”.
Lombardo: “Questo è l’esempio di come non si gestisce la città”
Per Lombardo, “questo è l'esempio di come non si gestisce una città. Trovo indegno che per un braccio di ferro tra Comune e Quartiere a rimetterci siano i gestori e i cittadini”. Gli investimenti, inoltre “non sono stati fatti perché il Comune li ha impediti. Qui si sta bene, io qui i miei figli li porterei eccome. Invito sindaco e assessore a fare un sopralluogo qui e a dire che non ci sia stato un miglioramento”. Lombardo poi aggiunge: “Lo spossessamento è un atto violento, nessuna prova documentale aveva il Comune per andare dietro la decisione del Quartiere. Se ne lavano le mani ora perché è il 3 agosto. Noi diciamo non si procede così, non si amministra la città come se fosse una cosa privata . Ma forse si è già deciso a chi deve andare l'impianto e si sta cercando di estromettere gli attuali gestori: non si può agire così, è una violazione del codice degli appalti, un abuso di potere”.
L’appello dell’esponente di Azione è a «risolvere in via bonaria da parte di Comune e Quartiere mantenendo continuità del servizio. Il rischio è che l'impianto chiuda, questo anzitutto nei confronti dei cittadini non sarebbe giusto«. Rebecca Olivi e Simona Volta chiudono con un cenno al rapporto con le istituzioni: “L’Amministrazione deve agire in trasparenza ma questa trasparenza non c’è. Abbiamo 2.600 persone che vivono l’impianto, oltre 300 che frequentano corsi e centri estivi. Va tutto alla grande. Quello che non va invece è il rapporto con l’Amministrazione ,che è inesistente. Abbiamo cercato un dialogo e mandato pec, tantissime. Nulla, nessuna risposta. Non ci stiamo”.