Alberi di ulivo dati alle fiamme e colpi d'arma da fuoco nel centro della Cisgiordania, dove secondo l'agenzia Wafa coloni ebraici stanno mettendo a ferro e a fuoco la raccolta delle olive palestinese. Un video arrivato dal vicino villaggio di Turmus Ayya, testimonia le violenze che si abbattono sulla raccolta: alcuni coloni vestiti di nero e col volto coperto avrebbero dato fuoco a tre automobili e lanciato pietre contro chi raccoglieva le olive.
Secondo testimoni dell'agenzia Reuters, circa 80 coloni – alcuni dei quali muniti di taniche di benzina – sono scesi da una collina sovrastante un uliveto a terrazzamenti, dove gli abitanti di Abu Falah a nord di Ramallah si erano riuniti per la raccolta dei frutti maturi. I coloni hanno preso posizione davanti ai filari di ulivi.
La Mezzaluna Rossa, riferisce il Times of Israel, ha soccorso una sessantatreenne e un quarantenne che avevano riportato ferite da percosse. Tra i feriti - riporta il media palestinese Quds con una foto su X - anche la giornalista americana del Washington Post Heidi Levine, ferita in seguito a un'aggressione mentre documentava il raccolto.
L'attacco è proseguito anche dopo l'arrivo dei militari: i soldati israeliani hanno infatti sparato gas lacrimogeni in direzione dei palestinesi che erano riusciti a schivare i veicoli militari. Nell'area si sono uditi spari, e un fotografo della Reuters ha visto almeno un colono armato fare fuoco.
A un anno dal cessate il fuoco del 10 ottobre 2025 avvenuta sotto l'egida degli Stati Uniti con la quale si sarebbe dovuto porre fine alla guerra a Gaza, i bombardamenti israeliani continuano, 1.500 palestinesi sono stati uccisi nell'enclave, tra cui oltre 320 bambini e 140 donne, la ricostruzione è ferma e i negoziati politici sono in una fase di stallo, ha sottolineato l'Onu. "Il rischio di un ritorno alla guerra non è mai stato così alto ", ha spiegato davanti al Consiglio di Sicurezza Ramiz Alakbarov alto funzionario delle Nazioni Unite nella regione, sottolineando che "anche la Cisgiordania è sull'orlo dell'esplosione".
A nulla è servita la condanna del premier israeliano Netanyahu nel suo discorso all'Assemblea Generale dell'Onu il 24 settembre scorso quando definì "un pugno di giovani teppisti" gli estremisti della Samaria - nome biblico della Cisgiordania - “Condanno fermamente i violenti disordini - disse il capo del Likud che fra poco affronterà le elezioni politiche. ”Quel ristretto gruppo di facinorosi non rappresenta la comunità dei coloni di Giudea e Samaria, rispettosa della legge; al contrario, arreca loro un grave danno e ostacola le nostre forze" ha detto il capo dell'esecutivo promettendo massimo rigore nel perseguire i responsabili dei disordini.
Soffia sul fuoco il ministro della Sicurezza dell'ultra-destra Itamar Ben Gvir quando un mese fa chiese l'applicazione della pena di morte per terrorismo per il palestinese colpevole di aver ucciso un israeliano presso una sorgente naturale nella West Bank. Il ministro si riferiva a una legge approvata dalla Knesset a marzo scorso. La legge, sostenuta dal partito Otzma Yehudit di Ben Gvir, istituisce un sistema a doppio binario che differenzia i tribunali militari da quelli civili secondo la quale la pena capitale - solo in presenza di un movente ideologico specifico - sia indirizzata esclusivamente ai palestinesi dei territori occupati, poiché esclude esplicitamente i cittadini o residenti israeliani che sarebbero giudicati solo nei tribunali civili.
Stando alla Commissione palestinese contro la colonizzazione e il muro, dall'ottobre 2023 gli attacchi dei coloni in Cisgiordania hanno colpito oltre 147.000 alberi, distrutti, sradicati, bruciati o avvelenati; di questi, più di 100.000 sono ulivi. Quest'anno la stagione della raccolta ha registrato un aumento degli attacchi da parte di coloni estremisti.
Per molte famiglie palestinesi, la raccolta annuale delle olive rappresenta una fonte di reddito fondamentale. Le olive e l'olio d'oliva sono pilastri dell'economia rurale e rivestono un profondo significato culturale, simboleggiando il legame dei palestinesi con la propria terra.