Colgan, una favola azzurra. Vola in nazionale a 45 anni: "Corro la 100 chilometri tra sogni e mille emozioni»

La prima maglia azzurra non si scorda mai. Soprattutto se ti ritrovi a difendere l’onore e il prestigio della tua nazione non in giovane età, ma nel pieno della maturità. David Colgan, di anni ne ha messi insieme 45 il 3 agosto e, tra poco meno di un mese, il 20 settembre ad Ames, in Spagna, prenderà parte ai campionati del mondo di 100 chilometri.

E’ una storia singolare, quella di David, perché di ultramaratoneti così alti (190 centimetri per 76 chili) non ce ne sono tanti. E da giovane, fino ai 23-24 anni, si è cimentato con la bicicletta. Poi, compreso che le due ruote che tanto amava, non avrebbero potuto diventare una professione, si è avvicinato allo sport da amatore. Un amatore speciale, però. Perché David si allena come e più di un professionista. E ha scelto le lunghe distanze. Anzi, ogni tanto lo vediamo partire per le Hawaii. Se pensate che Colgan si conceda delle vacanze, siete proprio fuori strada. David partecipa all’Ironman, quello che è un vero e proprio campionato del mondo per chi ama il triathlon.

David lavora come Key account manager – segue commercialmente una multinazionale – e, in valigia, girando il mondo, mette sempre un paio di calzoncini e di calzature sportive. Per correre e tenersi in allenamento.

"Ho partecipato a 11 Ironman – racconta David – e per ben tre volte sono stato alle Hawaii, nel 2017, 2022 e 2024. Ho sempre terminato le prove. Ma, quel che più conta è stata la difficoltà di qualificarsi. E arrivare là…".

La prova di nuoto nelle acque dell’Oceano Pacifico, la prova in sella di 180 chilometri nel deserto di lava, sotto il vulcano Kilauea. Sembra facile (per chi ha gambe): David in almeno un’occasione ha fatto qualcosa di più.

"Alle Hawaii ci si va a ottobre. Ovviamente le condizioni di allenamento, a Bologna, sono diverse. E allora mi sono ingegnato. Seguendo un protocollo ho creato una sorta di serra all’interno del garage".

E nella serra artificiale, pedalando sui rulli e correndo sul tapis roulant, David ha affrontato le stesse temperature e la stessa umidità, che avrebbe trovato dall’altra parte del mondo. Per non lasciare nulla di intentato.

Racconto romanzato? Macché, solo cronaca. Anche se le avventure di David posso apparire quasi un romanzo.

"A Lanzarote – racconta – nel 2021, mi sono bruciato le piante dei piedi. E’ successo nel cambio tra la bici e la maratona. In bici, per evitare di cambiare i calzini due volte – e perdere tempo o, peggio ancora, ritrovarsi con dolorose vesciche – correvo senza. Solo che, a Lanzarote, quella volta non c’era il classico tappetino di raccordo".

Cento metri sul terreno, con il risultato che i piedi, dopo cento metri di asfalto rovente, parevano cucinati alla piastra.

Ma più ci sono chilometri e imprese impossibili (almeno in apparenza) e più David si esalta.

"Quest’anno ho vinto la Strasimeno di 58 chilometri. Ho vinto per tre volte la 6 ore della Maremma – in circuito – e più volte le Terre di Siena".

Ha vinto, da bolognese, anche se al traguardo, visto il cognome (il papà è di origine irlandese) l’hanno scambiato per un americano, la maratona di Bologna nel 2023. Due anni prima era arrivato secondo.

Tra i fiori all’occhiello, tre volte al Passatore. "Mi sono piazzato secondo, terzo e quarto – se la ride –. Mi è mancato il primo posto anche se negli anni mi sono migliorato. Ma il livello delle ultime stagioni si è alzato tanto".

E’ stato il tempo di 7 ore e 3 minuti, ottenuto nell’ultimo Passatore, a spalancargli le porte della Nazionale.

"Non è una Nazionale amatori – precisa – è proprio la Nazionale. Servono requisiti minimi. Siamo 6 uomini e 6 donne. Un’emozione incredibile".

Torna indietro nel tempo, David e riflette. "E’ incredibile. La mia carriera agonistica è terminata sui 23-24 anni. Correvo in bici, mi fecero capire che ero finito. Che più di così non avrei potuto fare".

Comincia a lavorare, David. Ma lavora anche su stesso, come atleta amatore. E tra un allenamento e l’altro è diventato un vero uomo di ferro.

"Non avrei mai pensato – dice quasi commosso – che avrei ottenuto una convocazione in nazionale dopo i quarant’anni. E’ un messaggio per tutti, credo. Con passione, determinazione, costanza e voglia di fare puoi ottenere certi risultati. Anche con l’avanzare dell’età. Un esempio per chi, dopo 30 anni, pensa di essere finito, dal punto di vista sportivo e di aver dato tutto".

Si è allenato tra Bologna – "farlo con 38 gradi e massacrante" – e Abbadia San Salvatore, sul Monte Amiata, con i compagni di nazionale.

"Adesso sento un po’ di pressione – ammette – perché voglio onorare questa maglia. Intanto mi godo la squadra. Siamo un bellissimo gruppo. E’ vero, sulla carta è uno sport individuale, ma se condivide le fatiche, scopri che puoi sopportare meglio tutte le difficoltà. Vestire l’azzurro è incredibile".

Emozionato quasi come un bambino, David, che ringrazia la squadra che lo segue: fisioterapisti, osteopati, collaboratori tecnici e personal trainer. Poi c’è un altro team – oltre all’Atletica Castenaso Celtic Druid, club di appartenenza – al suo fianco.

"La mia famiglia. In Spagna ci saranno la mia compagna Debora, mia mamma Paola e mio padre Stephen. Poi ci sono i miei fratelli, Patrick e Andrea. Il loro supporto, soprattutto a livello mentale, non ha prezzo".

Ha voglia di correre, David, ora. Ha voglia di farlo con l’azzurro di una maglia che brilla. Come il suo sguardo.

Lasciamolo correre.

Continua a leggere tutte le notizie di sport su