Metà volto schiacciato nel cuscino bianco. Le ciglia lunghe, piegate dal dna, la sua canonica posa da arciere che dorme tra le lenzuola. Quando in una coppia muta l’obiettivo comune, che si è deciso di archiviare per costruirne un altro insieme, lo sguardo sull’altro cambia? Ho guardato L. con occhi da domenica mattina e notato dettagli che stavo dimenticando. A costo di sembrare poco sana ho sempre rubato qualche minuto all’alba per guardare dormire chi avevo al mio fianco. E se qualcosa tra noi stava cambiando mi sembrava di notare quei cambiamenti già nei loro corpi dormienti.
Davanti a certi corpi abbandonati alla sicurezza del sonno ho deposto le armi, in altri casi ho preso la decisione che pendeva da mesi. Chissà se qualcuno mi ha mai guardato dormire e notato il cambiamento fisico che portano le scelte?
Ricordo bene gli occhi fuggenti di chi stava custodendo da settimane una decisione presa: il corpo non mente anche quando la bocca rimane chiusa. Il corpo ci appartiene per poco, lo dominiamo pensando di poter mascherare le scelte che siamo pronti a prendere appena l’altro non ci nota.
L’altra sera ho guardato la mia amica D. tagliare una fetta di pizza pensando ancora alle piastrelle del bagno: il suo viso è cambiato nelle forme della nuova casa. Ieri in stazione mia mamma mi è sembrata più minuta in mezzo a quella miriade di pendolari che ci vorticava intorno, la sua orgogliosa autonomia la muoveva con velocità nei polmoni del mondo. Il mio migliore amico è ancora così abbronzato nel corpo che si è ricostruito con cura: il suo volto è mutato, si è acceso, e non c’entrano i chili persi o la melatonina ben istruita. Quando sei pronto a cambiare capitolo il corpo ti dà la più grossa mano: o si ferma per non farti prendere la decisione sbagliata o si libera in volo per invitarti a buttarti altrove. Attraversando una strada, slalomando i ciottoli, ho provato a girare nella parte giusta ma il mio corpo mi ha portato ad allungare la strada per timore dell’appuntamento che avevo. Quei cinque minuti di sbandamento sono serviti a testa e gambe per distrarsi dalla meta, e la mia forza di volontà nulla ha potuto fare per portarmi all’indirizzo giusto al momento giusto.
Non avendo io una poker face è chiaro che il rischio nell’ascoltare il corpo (mio e degli altri) è quello di non avere strategie: e di strategie è fatto quasi tutto, dalla disposizione degli zerbini sul pianerottolo al braccio di ferro nelle sedi contrattuali. Così ultimamente osservo bene i corpi degli strateghi: chi improvvisamente ti parla guardando contemporaneamente uno schermo, chi sussurra altre frasi fingendo lapsus, chi si distende con un sorriso che non era previsto. Il corpo di chi sta prendendo scelte è un’antenna che non nasconde nessuno, e delle volte tornano a galla così tante strategie sbagliate che anche i muscoli smettono di farci da palo.
Quando vivo nell’impero delle lenzuola del weekend i dettagli dei corpi e delle loro decisioni hanno luci più chiare, quasi rassicuranti, un’osservazione silenziosa che vale quanto un bel romanzo. Ma, forse dovrei smettere di detestare la domenica sera, quella che mi riporta fuori da lì, in mezzo a corpi non più addormentati al cambiamento. Del resto cambiamo tutti mentre dormiamo.


