Quando è stata uccisa Giulia Cecchettin nel novembre 2023, per mesi il numero antiviolenza 1522 ha registrato un'ondata di chiamate. Erano soprattutto ragazze che volevano accertarsi che le loro relazioni non fossero pericolose o chiedere come fare a chiuderle in sicurezza, erano amici che raccontavano di loro coetanee costantemente controllate dai loro fidanzati, ragazze che chiedevano consigli su come aiutare un'amica convinta che farsi ricoprire di insulti dal proprio ragazzo fosse normale. Lo stesso Gino Cecchettin, con il suo impegno di sensibilizzazione nelle scuole, racconta di ricevere le stesse domande in tutte le classi: come si fa a riconoscere una relazione tossica? Come difendersi? Come fare ad aiutare gli amici?
Per questo Fondazione Giulia Cecchettin, nata in memoria della ventiduenne uccisa dall'ex ragazzo che non accettava di essere stato lasciato, ha stilato un vademecum in quindici punti, quindici campanelli d’allarme per individuare una relazione tossica e problematica, da non sottovalutare. La stessa Giulia certi segnali li aveva notati, ne aveva scritto, alle amiche e sul suo diario, eppure spesso si tende a minimizzare, a normalizzare comportamenti rischiosi, persino, in certi contesti, a romanticizzare la gelosia e il possesso, «Il vademecum, realizzato assieme alle operatrici di uno dei centri anti violenza con cui lavoriamo, si ispira ai suoi appunti», racconta il papà della ragazza, «anche lei voleva scappare dalle sue quindici gabbie. Voleva scappare ed è stata la sua fine».
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Come riconoscere una relazione tossica: il controllo non è amore
Spesso per chi si trova a vivere una relazione problematica è difficile tracciare un confine. Come ricorda il vademecum, «L’amore non è controllo. Non è paura. Non è ansia. L’amore fa sentire liberi, rispettati, ascoltati. Non confondere l’amore con attenzioni che fanno male». Ma allora perché scambiamo l'amore per qualcosa di diverso? Perché nelle relazioni si intrecciano molti altri fattori: bisogno di attenzioni, senso di identità, validazione, dipendenza emotiva. I segnali, però, sono riconoscibili e dovrebbero servire per provare a fare un passo indietro o anche solo per chiedere aiuto.
Molti dei 15 punti segnati da Fondazione Cecchettin hanno a che fare con il controllo, sperimentato da Giulia prima di venire uccisa e da molte altre ragazze vittime di femminicidi. «Ti dice come dovresti vestirti, truccarti o comportarti? Ti isola da amici, familiari o colleghi? Se qualcuno decide per te come devi essere, non è cura: è controllo». «Chiederti continuamente dove sei e con chi sei non è interesse: è possesso», ricorda il vademecum elencando altre situazioni a rischio come: «Ti allontana dalle attività che ami» come hobby, sport e passioni, pretende di sapere sempre dove sei, ti controlla ossessivamente anche online e impone le sue scelte e i suoi ritmi sulla tua vita. Per Gino Cecchettin uno dei punti più importanti da tenere a mente è «I tuoi spazi non esistono»: «Quando l’ho letto ho pensato: possibile che io non mi sia accorto di nulla? Giulia aveva lasciato Filippo perché voleva i suoi spazi. Molte donne dovrebbero cercarli. Se non li hanno, la loro relazione si sta mangiando il tempo. La vita».
La manipolazione emotiva: quando il love bombing lascia spazio agli insulti
Ma oltre al controllo c'è dell'altro. Spesso chi si trova in una relazione tossica racconta che la «parte brutta» è compensata da aspetti positivi e da un sentimento fortissimo. L'amore, però, non va confuso con le montagne russe emotive, con il sentirsi sempre sospesi in attesa di un gesto d'affetto o un momento di serenità che, quando arrivano, assomigliano a uno stato d'estasi e non alla normalità. Dai punti indicati dal vedemecum emergono gli alti e bassi: da un lato il love bombing, il sentirsi speciali e importanti, il desiderio e dall'altro la manipolazione. «Svaluta te o le persone a cui vuoi bene»,« Minimizza i tuoi sentimenti. Se ti dice “esageri”, “sei troppo sensibile”, “non è successo niente”, sta negando ciò che provi». Ci sono anche le minacce viste come «una prova d’amore» e si arriva agli insulti: urla, umiliazioni, mancanza costante di rispetto che a volte viene ritrattata, altre volte sminuita e normalizzata.
Le domande da farti se hai un dubbio sulla tua relazione
Secondo la Fondazione può essere utile fermarsi a porsi delle domande:
«Mi sento libera o libero di essere me stessa/o?»
«Ho paura della sua reazione?»
«Mi sento in colpa anche quando non ho fatto nulla?»
«Sto cambiando per evitare conflitti?»
Se ti riconosci in queste situazioni a rischio, è importante non ignorare i segnali, non dire «Non lo farebbe mai», ma parlarne con un’amica o un amico di fiducia, con un genitore o un adulto di riferimento, un insegnante, una psicologa o uno psicologo, oppure contattare un centro antiviolenza, anche solo per un consiglio o chiamare il numero nazionale antiviolenza e stalking attivo 24 ore su 24 al 1522. «Chiedere aiuto è un atto di forza», ricorda Gino Cecchettin, «non di debolezza».
