"Come si fa a non farsi trasportare?": Adani risponde a chi lo critica per le telecronache dei Mondiali

È stato il vero tormentone italiano di questo Mondiale: c'è chi lo ama e chi non lo sopporta. Ora la seconda voce della Rai replica ai detrattori con un'intervista in cui rivendica tutto — l'enfasi, la commozione, il "servizio pubblico" fatto di passione

“Come si fa a non farsi trasportare?”: Adani risponde a chi lo critica per le telecronache dei Mondiali

Db Milano 14/02/2026 - campionato di calcio serie A / Inter-Juventus / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Daniele Adani

Lo si può adorare o detestare, ma è impossibile ignorarlo: Lele Adani è stato il personaggio televisivo di questi Mondiali. Dopo le polemiche esplose per la sua telecronaca di Inghilterra-Argentina, l’ex difensore risponde ai critici in un’intervista al Corriere della Sera. E non arretra di un centimetro.

La difesa dell’enfasi

Adani rivendica la sua cifra, quella che a molti dà fastidio e ad altri fa vivere il calcio:

“Credo sia giusto che non piaccia a tutti. Però come si fa a non farsi trasportare da tutto questo? Penso sia impossibile raccontarlo in modo diverso. Tutto quello che ho detto in telecronaca mi è venuto spontaneo, perché io penso al destino, al fatto che a volte ci sono segni molto più grandi. E se li vedo mi commuovo”.

Per lui, l’analisi e la passione non si escludono, anzi. E cita un esempio tecnico per rivendicare la profondità del racconto: aver “anticipato di un anno l’esplosione della Norvegia, capace di far fuori il Brasile”, non sarebbe “un servizio pubblico completo”?

Messi, “il più grande genio del XXI secolo”

Leo Messi

Il cuore emotivo, però, resta l’Argentina di Messi: “È probabilmente il più grande genio del XXI secolo, e contro l’Inghilterra ha fatto la giocata più importante della sua storia con la Nazionale”. Un amore che gli è valso l’accusa di partigianeria, ma che Adani rilegge in chiave culturale: quei ragazzi “giocano come facevano da bambini nel potrero, nella comunità”, dove il calcio “è qualcosa di più”.

La frecciata agli adulti frustrati

Il passaggio più tagliente è quello sul pubblico. Adani sostiene di ricevere “migliaia di messaggi di ragazzi” che gli scrivono “continua così, ci fai vivere un sogno”, e ribalta le critiche su chi lo attacca:

“I bambini guardano Yamal e Messi e non sono tristi. Tra gli appassionati adulti, invece, c’è frustrazione, perché una volta eravamo noi a giocarci le finali dei Mondiali. Ma vogliamo chiuderci davanti alla bellezza, oppure aprirci al mondo nuovo?”.

barcellona

Una lettura che, prevedibilmente, farà discutere tanto quanto le sue telecronache — quelle che c’è chi ha bollato come “tele-decadenza” e chi paragona a un commento “da bar sotto casa”.

“Non voglio cambiare”

La chiusura è una dichiarazione d’identità. Sull’ultima di Messi in Nazionale, Adani si commuove (“un privilegio, sarò eternamente grato”); sul suo mestiere, non concede nulla ai detrattori: “Amo il calcio, studio, mi preparo, lo vivo al massimo delle mie possibilità. E non voglio cambiare”. Del resto lo “stile adaniano” è ormai un genere a sé, tanto che ha fatto scuola anche tra i colleghi. Amato o odiato, il commentatore ha deciso: la sua voce, per la finale, resterà esattamente quella di sempre.