Comune, il paradosso del piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche: "Crea barriere digitali"

Dovrebbe abolire le barriere architettoniche, ma proprio i disabili non possono leggere il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche del Comune di Palermo che, per essere consultato, crea barriere digitali. Lo denuncia la consigliera comunale del Pd Mariangela Di Gangi: “Sembra una battuta, ma è la cruda realtà dell’approccio dell’amministrazione Lagalla alla disabilità: l’accessibilità come una casella da spuntare, non come una cultura capace di garantire autonomia e partecipazione”. 

La vicenda ha del paradossale: "L’amministrazione - spiega Di Gangi - ha presentato il Peba annunciando un approccio capace di superare non soltanto le barriere fisiche, ma anche quelle sensoriali e cognitive. Poi, nella pubblicazione concreta degli elaborati, emergono problemi che riguardano proprio l’accessibilità. La planimetria generale allegata al comunicato istituzionale è un pdf costituito sostanzialmente da un’unica immagine: le informazioni contenute nella tavola non sono quindi fruibili attraverso un lettore di schermo. Su numerosi altri elaborati sono state segnalate figure prive di testo alternativo, tabelle senza intestazioni correttamente riconoscibili dalle tecnologie assistive e problemi nella struttura dei documenti. Anche l’utilizzo dei colori in alcune tavole presenta elementi che devono essere verificati rispetto alla fruibilità da parte delle persone con alterazioni della percezione cromatica". 

La questione investe anche la regolarità della fase di consultazione. Il Comune ha aperto trenta giorni nei quali cittadini, cittadine e soggetti interessati possono presentare osservazioni. “Quei trenta giorni - sottlinea Di Gangi - devono essere realmente utilizzabili da tutti. Se alcune persone possono accedere integralmente ai documenti fin dal primo giorno e altre incontrano ostacoli che rendono più difficile o impossibile la consultazione di alcuni contenuti, la partecipazione non avviene in condizioni di parità. Non intervenire tempestivamente significa anche esporre inutilmente il procedimento a contestazioni successive e a possibili impugnative da parte di chi dovesse dimostrare di non avere potuto partecipare pienamente alla fase delle osservazioni”. 

"Sarebbe paradossale che uno strumento atteso e necessario come il Peba venisse indebolito proprio dalle modalità con cui l’Amministrazione lo ha reso consultabile. Il problema va oltre il singolo errore di pubblicazione. L’accessibilità non può essere una parola da inserire nei comunicati, come appare essere per Lagalla. Deve diventare un criterio ordinario con cui il Comune produce un documento, organizza un servizio, progetta uno spazio pubblico. Se persino quando si pubblica il Piano per l’eliminazione delle barriere non ci si accorge delle barriere presenti nei documenti, significa che questa cultura non è ancora entrata davvero nelle pratiche dell’amministrazione", conclude.