NAPOLI – Ufficialmente non esiste, ma la docuserie sulla vita della tiktoker napoletana Rita De Crescenzo ha inevitabilmente fatto parlare di sé. La notizia del lancio di “Svergognata”– questo il presunto titolo della serie- partita dal settimanale ‘Chi Magazine’ nei giorni scorsi, è stata rilanciata, e così mezza confermata, da un annuncio sui social della ‘protagonista’: “Quando un sogno diventa realtà, non resta che accendere i riflettori. Prossimamente Rita De Crescenzo su Netflix” (annuncio però poi stranamente poi cancellato). Ad ogni modo, il film autobiografico della tiktoker in poche ore diventato un caso mediatico e social. Tanto da portare l’indomani alla smentita della stessa piattaforma streaming: nessun progetto o lavorazione in corso legata a una docu-serie sulla tiktoker napoletana, insomma.
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“LA DOCUSERIE HA AVVIATO L’ITER PER ACCEDERE AI BENEFICI DELLA LEGGE CINEMA?”
Ma non passa un giorno che non se ne torni a parlare. Questa volta addirittura si alza un polverone politico. A lanciare la ‘bomba’ è Michele Tarantino, segretario regionale di Avanti PSI in Campania. “Apprendiamo che la docuserie dedicata a Rita De Crescenzo ha avviato l’iter per accedere ai benefici previsti dalla Legge Cinema- scrive in una nota- Senza alimentare polemiche personali, sarebbe utile che il ministero della Cultura chiarisse con precisione quale sia lo stato della procedura, quali benefici siano stati richiesti e sulla base di quali criteri possano eventualmente essere riconosciuti”.
“Il punto- ci tiene a precisare Tarantino. non è censurare nessuno, né stabilire chi possa essere raccontato in un prodotto audiovisivo. Il tema è l’utilizzo delle risorse pubbliche destinate alla cultura. Napoli e la Campania hanno un patrimonio straordinario di storia, tradizioni popolari, musica, teatro, arte e cultura che merita di essere raccontato e valorizzato. E ci sono tantissimi giovani autori, registi, musicisti e talenti che faticano a trovare occasioni e sostegno”.
“Per questo – conclude Tarantino – chiediamo al ministero di fare piena chiarezza. Se ci sono risorse pubbliche disponibili, crediamo debbano servire prioritariamente a sostenere qualità, talento, creatività e identità culturale. La sottocultura dei social non può diventare il modello culturale da finanziare con i soldi dei cittadini”.
La denuncia del segretario regionale di Avanti Psi non nasce dal nulla, ma trae spunto da quanto riferito stamane dalla testata Fanpage, ovvero che il documentario in tre episodi intitolato “Svergognata” compare nell’elenco delle “opere registrate presso il sistema telematico DGCOL, ai fini dell’ottenimento di contributi e riconoscimenti ai sensi della legge 220/2016 (Legge Cinema, ndr), di cui risulta almeno una domanda approvata”.
LA SMENTITA DEL MIC: “NESSUNA RICHIESTA, NÈ VALUTAZIONE A RIGUARDO”
A stretto giro la replica, con smentita netta, dal ministero chiamato in causa: “In merito alle notizie diffuse da alcuni organi di informazione, il Ministero della Cultura precisa che la produzione dell’opera audiovisiva dal titolo ‘Svergognata’ non ha presentato alcuna domanda di contributo pubblico, tax credit o altra misura di sostegno economico. Il Ministero pertanto non ha approvato né riconosciuto o concesso alcun beneficio a favore dell’opera, né tantomeno ha avviato alcun tipo di valutazione al riguardo”.
(photo credit: rita de crescenzo/ Fb)