Il day after è all'insegna del muro contro muro, e tutto sommato non c'è da stupirsi. Se i rincari, l'emergenza casa e il diritto allo studio infiammano le piazze italiane, gli strumenti adottati dal governo per sedare la guerriglia urbana incendiano il dibattito politico come benzina sul fuoco. «Dopo il rafforzamento della presenza dell'esercito nelle nostre città, qualcuno a sinistra ha gridato alla "militarizzazione". Curioso che a preoccupare siano i militari che contribuiscono alla sicurezza dei cittadini anziché i violenti che cercano di trasformare le nostre piazze in luoghi di scontro», punge Giorgia Meloni su Instagram, forte di sondaggi che promuovono l'ennesima stretta securitaria del governo, stavolta con giovanissimi e maranza nel mirino. Un giro di vite bocciato senza appello dall'ex capo della Polizia Franco Gabrielli, sceso nell'agone politico con il nuovo movimento di centrosinistra Più Uno fondato da Ernesto Maria Ruffini. «Se tutto si riduce alla repressione - rimbrotta il governo Gabrielli ai microfoni di "Domenica specialmente" sul Giornale Radio - non abbiamo capito la complessità che abbiamo davanti e non possiamo ottenere risultati effettivi e duraturi. In quattro anni 8 decreti sicurezza e un profluvio di norme penali che, dal mio punto di vista, non hanno cambiato molto la realtà». E all'indomani di un sabato in cui si è rischiato il remake dei saccheggi e delle devastazioni della settimana precedente, ma in cui tutto sommato la sicurezza ha tenuto, Elly Schlein rigetta il «tentativo di criminalizzare un'intera generazione». Perché quando i giovani scendono in piazza «è una buona notizia per la democrazia». «Le violenze le abbiamo sempre condannate ma è inaccettabile che si usino i violenti per silenziare le voci di tutti quelli che stanno dicendo che in questo Paese non riescono più a campare», dice la leader del Nazareno da Montepulciano. «Oggi dobbiamo riuscire ad ascoltare quella rivendicazione e a farla nostra», esorta la segretaria dem, suonando la sveglia ai suoi perché «dopo 4 anni di governo Meloni, l'Italia è più povera e più incazzata. Dobbiamo farci carico noi di ascoltare quella sofferenza». Che intanto muove i sindaci di centrosinistra. In 9 impugnano carta e penna per rivolgere un appello a Meloni che suona più o meno così: "facciamo gioco di squadra per fronteggiare l'emergenza".
L'APPELLO DEI SINDACI
Tra i firmatari della lettera figurano alcuni big del fronte progressista come Roberto Gualtieri, Silvia Salis, Beppe Sala, Gaetano Manfredi, Matteo Lepore. «La risposta duratura» al disagio che contagia le piazze come un virus «passa dall'economia: dal potere d'acquisto, dal lavoro, dai servizi essenziali. Per questo chiediamo alla presidente del Consiglio un incontro tra governo e sindaci mentre è in corso la definizione della legge di bilancio». Per «affrontare insieme, in un quadro di leale collaborazione, le misure per sostenere famiglie e imprese e rafforzare la coesione sociale delle nostre comunità. Le città sono pronte a fare la propria parte». Messaggio recepito, visto che dalle parti di Palazzo Chigi non escludono un incontro allargato a tutti i primi cittadini delle realtà più "sensibili". Ma sulle scelte fatte sin qui dal governo nessun tentennamento, anzi. Vige la convinzione granitica di aver tracciato la rotta giusta, con la stretta sui giovanissimi che per Meloni ha prodotto i suoi frutti «visto che protagonisti degli ultimi scontri sono stati i centri sociali, la sinistra eversiva, ma di maranza sfascia-vetrine nemmeno l'ombra». E i militari sulle strade rimarranno al loro posto, almeno fin quando non passerà "a nuttata". Anche Matteo Salvini ha rivendicato i «risultati positivi» ottenuti schierando più soldati sulle strade e nelle piazze calde, vecchio motivo di scontro e acredine con il responsabile della Difesa Guido Crosetto. «Devo dire che aver insistito per mesi per potenziare Strade sicure - si toglie un sassolino dalla scarpa il leader del Carroccio, prendendosi il merito della scelta - ha portato dei risultati positivi, perché ci sono stati meno problemi che nelle settimane passate». Della serie, avevo ragione io. Anche se, con le piazze che ribollono di rabbia e i negozianti costretti a tenere giù le saracinesche nel weekend, individuare una qualche ragione è esercizio difficilissimo. Se non impossibile.