C'è chi pensa che una protesta non sia tale se non contempla un certo grado di violenza. Ma non sempre per lanciare un messaggio c'è bisogno di urlare o strepitare: a volte, come nel caso di Ilaria Lamera, basta montare una tenda. Sono passati tre anni da quando questa giovane studentessa si è mobilitata contro il caro affitti nelle grandi città - come quella dove si trovava la sua ex università, Milano - che hanno reso alcuni capoluoghi inavvicinabili per la stragrande maggioranza degli studenti. Ma cosa è cambiato, nel concreto, in tutto questo tempo? Purtroppo molto poco, e la strada che abbiamo davanti è ancora molto lunga.
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La protesta delle tende di Ilaria Lamera: perché è nata e quali sono stati i risultati
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Non è certo una novità che vivere in una metropoli comporti dei costi più alti rispetto a dei piccoli paesi di provincia: la quantità di servizi, di collegamenti con il resto dell'Italia e l'estero, la proposta culturale e molti altri fattori hanno da sempre reso i prezzi degli immobili mediatamente più alti. Ma dopo la pandemia, e l'esplosione degli AirBnb, la situazione sembra essere precipitata, e non soltanto nel nostro Paese.
Ecco perché Ilaria Lamera il 2 maggio 2023 ha deciso di montare una canadese davanti al Politecnico di Milano: il messaggio al Comune e all'Italia intera era chiarissimo, il diritto allo studio deve passare anche dall'abbassamento dei prezzi degli affitti per i fuorisede. Il gesto della studentessa, che oggi ha 26 anni e ha alla fine abbandonato gli studi in Ingegneria ambientale, ha scatenato uno straordinario effetto a catena, spingendo tanti altri studenti a seguire il suo esempio.
Alla fine, qualcosa si è effettivamente mosso: come riporta una sua intervista a Il Tempo, il tema è entrato nell'agenda politica e nel dibattito pubblico, portando ai primi riscontri tangibili, anche se la situazione resta complessa. Ilaria a proposito ha commentato: «Se non ci fosse stata quella protesta, siamo sicuri che sarebbero stati costruiti tutti questi studentati? Me lo chiedo a distanza di tre anni e mezzo e vedo i primi risultati, anche se non sono soddisfatta: il problema resta, i posti letto non bastano ancora».
La ministra dell'Università Anna Maria Bernini si è effettivamente attivata, creando in questi anni nuovi alloggi, che sono stati aumentati come promesso. Ilaria ha però fatto notare una criticità importante: «La maggior parte dei posti letto del Pnrr, poi, sono stati dati in gestione a privati e questo sicuramente non ha soddisfatto le nostre aspettative. Noi chiedevamo studentati gestiti pubblicamente dall’università, dalle Municipalità o direttamente dal Ministero. E le camere per il diritto allo studio sono pochissime in confronto al totale».
Il problema non è soltanto Milano
Qualunque boomer che abbia criticato via social l'iniziativa di Ilaria ha ripetuto sempre lo stesso discorso: «I giovani non vogliono più fare sacrifici, nessuno vi obbliga a vivere e studiare a Milano». Come se fosse un capriccio, insomma, parole alle quali ormai siamo abituati. Ma il punto è che la questione non riguarda soltanto il capoluogo lombardo, e piano piano si sta estendendo a tutte le grandi città universitarie: Firenze, Napoli, Bologna, ovviamente Roma, e molte altre ancora.
Il quadro del mercato immobiliare relativo al primo semestre 2026 conferma quanto sia attuale più che mai l'emergenza abitativa sollevata dalle proteste di Ilaria. Se l'attivista sottolineava come una stanza (!) sul mercato milanese possa arrivare a costare fino a 900 euro, i dati dell'osservatorio Immobiliare.it Insights certificano che i costi generali per la casa non accennano a scendere, ma anzi continuano ad aumentare a ritmi superiori rispetto all'adeguamento dei redditi.
Firenze in questo senso detiene un record negativo: basti pensare che solo il 16,6% degli immobili in vendita e il 27,7% di quelli in affitto sono sostenibili per una coppia a doppio reddito. Per un single, la percentuale di case accessibili a Firenze crolla ad appena l'1,5% nelle locazioni e allo 0,7% nelle compravendite. Va male anche in una città come Reggio Calabria, che ha visto schizzare gli affitti delle case ad un +17,6%.
Una situazione assurda, e inaccettabile
Come se non bastasse, al danno si aggiunge la beffa. Per quanto riguarda locazioni si è persino registrato un incremento dell'offerta pari al +19,3%, che dovrebbe teoricamente avere ridotto la concorrenza spietata sul singolo annuncio. Eppure, questo aumento di case disponibili non si è tradotto in una reale diminuzione dei canoni di affitto, mantenendo alto il muro dell'inaccessibilità per la popolazione studentesca e giovanile. Con simili presupposti, come possiamo sperare di poterci costruire un futuro, da un punto di vista della formazione superiore e da quello professionale?