Crac Moncaro, terza asta a metà: venduti ristorante e bottaia, restano invendute le cantine di Acquaviva Picena e Camerano

Crac Moncaro, terza asta a metà: venduti ristorante e bottaia, restano invendute le cantine di Acquaviva Picena e Camerano
Crac Moncaro, terza asta a metà: venduti ristorante e bottaia, restano invendute le cantine di Acquaviva Picena e Camerano

di Véronique Angeletti

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giovedì 15 ottobre 2026, 02:20

ANCONA Buona, ma solo a metà, anche la terza. Altri due lotti di Terre Cortesi-Moncaro sono stati aggiudicati alla terza asta sulla piattaforma Gobidreal, chiusa ieri a mezzogiorno. Cambiano proprietà due luoghi simbolici della cooperativa di Montecarotto: il ristorante, ceduto per 349mila euro, e la bottaia aggiudicata per 112mila euro. Quindi nessuna offerta per la cantina di Acquaviva Picena (prezzo base di 1,6 milioni e offerta minima di 1,2), né per quella di Camerano (base 780 mila euro e minima 585 mila). Invenduti anche terreni vitati, boschi e casali. Si va dunque verso una quarta asta, con ribassi ancora da definire e l’obiettivo di chiudere il percorso entro la fine dell’anno.

I segnali del mercato

Il mercato continua a dare segnali selettivi. L’interesse esiste ma si rinviano gli investimenti aspettando una fase più dinamica per il settore del vino. La stessa prudenza delle aste precedenti. La prima, a maggio, aveva portato al passaggio della cantina di Montecarotto con i marchi dell’ex cooperativa per 3,9 milioni di euro a Moncaro Vitis, società controllata dai viticoltori marchigiani di Uve Unite insieme alla coop romagnola Terre Cevico. La seconda aveva confermato l’interesse per il punto vendita di Montecarotto, acquistato per 80 mila euro, e per il capannone di Castelplanio, aggiudicato per 312 mila dopo tre rilanci. Accanto al fronte patrimoniale prosegue quello giudiziario. In questi giorni sono partite le azioni di responsabilità nei confronti di ex amministratori della cooperativa. Si tratta di iniziative civili con cui si punta a verificare se determinate scelte gestionali abbiano contribuito all’aggravarsi del debito, stimato in non meno di 70 milioni di euro. La verifica prende a riferimento decisioni presi da Cda del 2019. Perché conta il ruolo avuto rispetto alle decisioni sotto esame in operazioni considerate sensibili nella ricostruzione del commissario Giampaolo Cocconi, nominato dal ministro Urso con il mandato di capire le ragioni della crisi e accompagnarne la ripartenza del comparto. È in questo scenario che si inserisce la posizione di Federica Morricone.

Terre d’Abruzzo

Socia di capitale per 1,5 milioni di euro, somma riconducibile a una parte dei 6 milioni incassati al momento del compromesso per la vendita della cantina abruzzese Villa Medoro a Terre d’Abruzzo srl, la società costituita da Moncaro nel giugno 2022 proprio per portare a termine l’operazione. Morricone fu anche al centro del ribaltone del 27 febbraio 2024 che portò alla defenestrazione dello storico presidente Doriano Marchetti e all’ascesa di Donatella Manetti. Successivamente, a ottobre, si dimise dal cda, sostenendo che il mancato perfezionamento della cessione fosse imputabile alla società acquirente e denunciando che la cooperativa di Montecarotto avrebbe taciuto le proprie difficoltà economiche. Su queste basi aveva chiesto l’ammissione allo stato passivo di crediti per 8,8 milioni di euro, o in subordine per 6,6 milioni, nella liquidazione di Terre d’Abruzzo. La decisione arrivata nel febbraio 2026 ha però stabilito non solo l’esclusione definitiva dei crediti richiesti dall’elenco dei creditori ammessi, ma anche la condanna al pagamento di 44 mila euro per spese di lite. La vicenda entra così nella sua fase più delicata, destinata a misurare non solo la tenuta della ricostruzione commissariale, ma anche il confine tra responsabilità collegiale e responsabilità personale di chi, negli anni, si è succeduto al vertice della cooperativa.

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