Roma, 20 ottobre 2026 – Disordini ai tempi dei social. Oggi in Consiglio dei ministri sarà discussa una norma per obbligare i provider delle piattaforme social a comunicare qualsiasi informazione utile alla polizia giudiziaria per identificare i messaggi relativi a episodi di violenza. Il governo intende adottare così un provvedimento per rispondere a quanto accaduto negli scontri degli scorsi giorni, in particolare a Milano e Torino. Un ruolo centrale lo hanno avuto infatti i social network, soprattutto Instagram e TikTok, che hanno contribuito a diffondere gli appelli alla mobilitazione e a catalizzare il malcontento giovanile, favorendo la circolazione di messaggi e contenuti capaci di amplificare la protesta. La mobilitazione milanese, in particolare, era stata promossa online attraverso account e reti digitali che si presentavano come espressione spontanea del disagio dei giovani.
In gioco il ruolo dei social network
La piazza si accende, la rabbia corre sullo smartphone e la violenza diventa virale. Prima gli appelli alla mobilitazione, poi le immagini degli scontri, infine i video delle devastazioni che rimbalzano da un profilo all’altro. È anche in questo cortocircuito tra strada e rete che il governo cerca di leggere quanto accaduto negli ultimi giorni a Milano e Torino, dove le manifestazioni contro il carovita sono degenerate in episodi di guerriglia urbana. TikTok e Instagram hanno contribuito a diffondere gli appuntamenti, attraverso account e reti digitali. Resta da accertare, tuttavia, quanto la mobilitazione sia stata organizzata e quanto invece sia nata dall’incontro fra gruppi diversi, accomunati dal malcontento e dalla ricerca di visibilità. La proposta, ancora da definire nei suoi dettagli, apre però interrogativi sui criteri con cui distinguere un appello alla protesta da un messaggio che preannuncia o incita alla violenza.

La premier Giorgia Meloni e i vice Matteo Salvini e Antonio Tajani (Ansa)
Cosa prevede il Digital Services Act
Il Digital Services Act europeo impone alle piattaforme obblighi di gestione dei rischi sistemici, compresi quelli legati alla diffusione di contenuti illegali e all’incitamento alla violenza. Il portavoce della Commissione europea Thomas Regnier ha ricordato che i servizi online hanno l’obbligo di “valutare e mitigare” il rischio di “amplificazione e incitazione alla violenza online”, affrontando la questione “con serietà” e “assicurandosi che i proprio algoritmi e servizi non vengano utilizzati in modo improprio”. Il regolamento prevede quindi che le piattaforme adempiano agli ordini legittimi di condivisione delle informazioni impartiti dalle autorità nazionali. La questione, dunque, non è soltanto se i social debbano collaborare con gli investigatori, ma come rendere questa collaborazione efficace senza trasformare la sorveglianza della rete in un controllo indiscriminato della libertà di espressione.
Dal Quirinale arriva un monito alla prudenza
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha condannato senza ambiguità le violenze, definendole “inaccettabili”, ma ha invitato al tempo stesso a un’”analisi intelligente e approfondita” di un fenomeno nuovo, segnato dalla presenza di “soggetti inediti”. Il Capo dello Stato richiama così l’attenzione sulla necessità di comprendere chi siano i protagonisti dei disordini e quali dinamiche li abbiano portati in piazza, evitando che la risposta normativa sia dettata soltanto dall’urgenza del momento. La sicurezza, nel ragionamento del Colle, non è in contraddizione con la libertà: spetta allo Stato garantire che le manifestazioni possano svolgersi pacificamente, senza che la violenza soffochi il diritto di protestare.
Dalle piattaforme ai militari sul territorio
Dopo le devastazioni, l’esecutivo annuncia l’arrivo di altri 500 militari a Milano, con poteri di polizia giudiziaria. “C’è una situazione alla quale il governo risponderà con grande fermezza già oggi con il Cdm. Ci saranno 500 militari che avranno anche poteri di polizia giudiziaria e contribuiranno a garantire la sicurezza e un’attività forte di prevenzione”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “La risposta del governo sarà fermissima per garantire il libero commercio e la circolazione dei cittadini nei centri storici”, ha aggiunto, definendo “inaccettabile” quanto accaduto a Milano. Accanto al rafforzamento dei controlli, il governo punta a intervenire anche sul fronte digitale: oggi in Consiglio dei ministri è attesa la discussione di una norma che obbligherebbe i provider delle piattaforme social a comunicare alla polizia giudiziaria le informazioni utili a identificare i messaggi collegati a episodi di violenza.