«Il ricordo più bello che ho del mio Giogiò è il suo sorriso». Si emoziona Daniela Di Maggio nel ricordare il figlio Giovabattista Cutolo ucciso la notte del 31 agosto 2023 in piazza Municipio per aver cercato di sedare una lite. «Il microchimerismo, il passaggio di cellule tra madre e feto durante la gravidanza, ci unisce per sempre l’uno all’altra nella vita e nella morte e quando ho visto Giogiò all’obitorio le mie cellule sono scoppiate e morte con lui. Perciò mi batto per il reato di “mammicidio aggravato”, perché noi genitori moriamo con i nostri figli». Gli anni non affievoliscono un dolore così grande: «è come se volessi tamponare una ferita profonda con l’ovatta». Lunedì Giogiò sarà commemorato anche dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ma lei, mamma Daniela, fino a quel momento preferisce restare sola con i suoi pensieri.
Quali sono oggi i ricordi di suo figlio?
«I suoi scherzi. Mi mancano tanto... Mi manca sentire la chiave che viene infilata nella toppa e la sua voce che dice: “mamma cosa si mangia?”. E soprattutto quello che più mi è mancato in questi tre anni è stato non sentire più il suono del suo corno».
Tre anni dopo la morte di Giogiò è cambiato qualcosa nel mondo degli adolescenti? La situazione è migliorata o è peggiorata?
«È peggiorata! Il decadimento del senso dell’umanità è molto veloce. Sono accadute tante altre tragedie dopo la morte di Giogiò ma io sono convinta che dove c'è un ragazzo che sbaglia, non troppo lontano da lui c'è un adulto che ha già sbagliato. Ma i genitori di questi ragazzi, nel momento in cui un ragazzo scende di casa col coltello, dove stanno?».
Sempre più giovani coinvolti in episodi di violenza. Cosa sta succedendo a Napoli?
«I ragazzi hanno estremizzato la figura dello scugnizzo partenopeo che, se prima aveva quasi una poesia pasoliniana, si è poi trasformata. Si è passati alle baby gang e queste si sono trasformate in una “Gomorra” reale. Il vero pericolo di questa città è che tutto quello che accade a Napoli è esasperato. Esiste anche il fenomeno maranza milanese ma il fenomeno baby gang gomorroide di Napoli è a parte, perché la violenza che caratterizza il ragazzino partenopeo è 10.000 volte al di sopra quello di qualsiasi altro ragazzino italiano. Perché a Napoli c’è la ferocia, c’è la rabbia».
Quando vengono fermati dalle forze dell’ordine i ragazzi dicono di armarsi perché hanno paura...
«È una grandissima bugia! Non si devono armare perché hanno paura, devono andare a parlare con le forze dell'ordine se hanno paura! Devono parlare con i loro genitori, non scendere armati. È come se io, incontrando il killer di Giogiò in tribunale lo ammazzassi perché ha ucciso mio figlio. Non funziona così e bisogna smetterla di dare adito a questi ragionamenti. Ragazzi, attenzione alle parole che si usano e alle frasi che si dicono, perché si creano danni. Io devo portare avanti il messaggio di Giogiò che era sempre di pace, e proprio per voler mettere pace è stato ucciso, alle spalle».
Cosa hanno fatto in questi tre anni le Istituzioni?
«Il decreto Caivano che, in realtà è il decreto Giogiò perché è nato anche dalle mie insistenze. Io ho chiesto tutte le cose che poi sono state incluse nel pacchetto Caivano e insieme alle Istituzioni abbiamo fatto il reato di stesa, abbiamo tolto la messa alla prova per i minori che uccidono ed è la legge Giovanbattista Cutolo! La battaglia per abbassare l'età punibile e tutto quello che sta nel Decreto Caivano l'ho voluto io. Ho creato l'orchestra Giovanbattista Cutolo a Pineta Mare. Bambini nigeriani, bambini di seconda generazione, maranzini, suonano grazie a Giogiò! Vado in tutta Italia a parlare di musica, a inaugurare aule in onore di Giogiò. Ma l’emergenza giovani resta fuori controllo. A livello locale ci vorrebbe un lavoro in rete tra assistenti sociali, Comune di Napoli e Regione. Mio figlio è stato assassinato perché l’assistente sociale, quando Luigi Baldi era a piede libero, non l’ha monitorato. Il giudice gli aveva concesso la messa alla prova anche se aveva fatto un tentato omicidio. La sciatteria, la mancanza di cura, la non rete fra le parti che dialogano... quello ha ucciso mio figlio. Questi sono temi dove non esiste destra e sinistra. Napoli deve riappropriarsi del suo villaggio, di quella solidarietà partenopea che l’ha sempre contraddistinta».
Cosa direbbe oggi al killer di suo figlio?
«Gli direi che con la sua estrema ignoranza e l’enorme banalità del male con cui ha ucciso Giogiò alle spalle, da vigliacco, ha tolto a questa società un ragazzo meraviglioso che era un accrescitore di cultura. E ha lasciato invece alla nostra società se stesso — che non è sicuramente una persona da encomiare — e tanta gente che rimane come lui».
Giogiò cosa direbbe vedendola impegnata in queste battaglie?
«Lui era mio opposto: aveva una grande personalità, aveva quella capacità sempre di trovare la soluzione, di fare le doppie e le triple letture. Però era molto timido e soprattutto non amava le cose plateali. Mi direbbe: grande, ma’».
Tra le tante mamme che come te hanno perso i figli in situazioni inaudite, c'è qualcuna in particolare a cui si è particolarmente legata?
«Al papà di Francesco Pio Maimone, perché si è presentato in maniera delicata e umile. Ma tutto il resto delle mamme non si sono mai presentate, ognuno vuole fare la sua personale battaglia».