Davidovich Fokina: lo swing asiatico riscatta le chance sprecate in passato?

Shanghai mescola ancora le carte. Nel penultimo masters stagionale, a trionfare è Alejandro Davidovich Fokina, inaspettato vincitore del torneo asiatico. Dopo l’epocale cavalcata di Valentin Vacherot, a quanto pare, in Cina tutto è diventato possibile. Il classe ’99 di Malaga – anche se il suo cognome, di spagnolo ha ben poco, per via delle origini dei genitori – è finalmente entrato nel novero dei tennisti capaci di sollevare almeno un trofeo Masters in carriera. E in una domenica d’ottobre, è giunto il fatidico giorno anche per Alejandro, che in finale ha sconfitto in rimonta il baby talento connazionale, Rafael Jodar.

Dal Principato a Shanghai – la restituzione di un sogno

Il suo primo titolo ‘1000 ha inevitabilmente suscitato stupore. Non capita spesso di battere un numero uno del mondo in rimonta – non lo è ancora Zverev, ma lo diventerà tra poco ufficialmente -, salvare un match point e piegare in una duello di quasi tre ore un lottatore come Frances Tiafoe. Ciliegina sulla torta, sconfiggere in finale il teenager più chiacchierato del momento, al quale ha negato la gioia di un trofeo così importante in un’età così precoce.

Ma Davidovich Fokina ne ha fatta di strada prima di arrivare a Shanghai, mandando giù parecchi bocconi amari prima di vivere il giorno più importante della sua carriera tennistica. Nell’aprile del 2022, un Alejandro ancora ventiduenne, ebbe la sua prima chance di entrare nell’élite, disputando la sua prima finalissima Masters, peraltro, nella splendida cornice del Principato di Monaco. In quel frangente, fu Stefanos Tsitsipas a sbarrargli la strada; ma il potenziale mostrato da ADF mise in testa idee ottimiste al popolo tennistico.

In molti credettero che lo spagnolo avrebbe presto riavuto un’altra occasione dopo la finale di Montecarlo. Ma le fantasie sullo spumeggiante ragazzo di Malaga si scontrarono con una realtà ben più crudele. Lo spagnolo faticò a spiccare il volo. Il suo gioco è dinamico, ritmato, a tratti violento, ma talvolta non è supportato dal fisico d’acciaio richiesto a quei livelli, ed anche dal punto di vista mentale, Davidovich Fokina paga dazio nel confronto con i rivali, specialmente nella fase embrionale della sua carriera. Dove chi ha meno talento di lui, è semplicemente più stabile psicologicamente nel perimetro di gioco. Iniziano a passare gli anni da quella famigerata occasione nel Principato, ma Alejandro, oltre ad ottenere discreti risultati che lo ibernano in Top 50, non riesce più a dare lo strappo per salire di livello.

2025 – quattro sberle che mettono K.O

Dopo tre inverni a secco, nell’annata 2025, il ragazzo di Malaga si rimette in corsa per riprendersi un posto nel tennis che conta, e nella suddetta stagione le finali disputate – tutto d’un tratto – diventano quattro. Nel mese di febbraio, Alejandro si spinge sino all’atto decisivo dei tornei di Delray Beach ed Acapulco, ma l’esito è lo stesso. Trionfa prima Kecmanovic negli Stati Uniti, poi Machac in Messico, e per lo spagnolo è un doppio colpo basso, mentre la quota dei titoli ATP conquistati resta ancora a zero.

Il classe ’99 è in evidente crescita rispetto al pallido biennio precedente, ma il fardello sulle spalle pesa ancora moltissimo: “Questo è l’anno in cui mi sono sentito più vicino a conquistare quel primo titolo – ha rivelato Fokina al giro di boa della stagione 2025 -. La stagione è ancora lunga, ci sono molti tornei e, ovviamente, ogni settimana cerco di arrivare più lontano e di battere avversari più forti. Ma soprattutto cerco di godermi il tempo in campo e di dare il meglio di me“.

Pochi mesi dopo aver rilasciato queste dichiarazioni, Davidovich Fokina conquista la terza chance di titolo dell’anno – la quarta della carriera – a Washington D.C, ma “The Demon”, al secolo Alex De Minaur, si frappone tra Alejandro e la prima gioia della carriera dell’iberico, salvando tre match point e sconfiggendolo in una finale a dir poco pirotecnica, durata oltre tre ore. Questa volta, lo spagnolo crolla emotivamente.

Seduto sulla propria panchina, con gli occhi pieni di lacrime e lo sguardo perso nel vuoto, Davidovich viene confortato dal rivale australiano – uno dei ragazzi più genuini presenti nel circuito – che durante la premiazione si congratula in maniera sincera: “Sei un giocatore pazzesco. Questa non è la fine, andrà solo meglio”.

In corsa per Torino

Le parole profetiche di De Minaur sortiranno effetto soltanto nella stagione successiva – quello di cui parleremo tra qualche riga – ma prima di provare la grande gioia di un successo ATP, il povero Davidovich ha dovuto accettare l’ennesima finale persa, in quel di Basilea contro Fonseca.

Più che metabolizzare, Alejandro somatizza. Non si può far finta di non aver capitalizzato nessuna delle cinque occasioni avute in carriera. L’aria diventa pesante attorno allo spagnolo; si parla di record negativo, di un Top 20 con 0 titoli all’attivo. Ma proprio quando la carriera dello spagnolo è sembrata in fase di totale stallo, è arrivato il cambio di rotta con il tris di titoli consecutivi giunti nel 2026. Sull’erba maiorchina è iniziato un nuovo capitolo per Davidovich Fokina.

Destinato a riprendersi tutto ciò che avevo lasciato per strada negli anni precedenti. Lo swing asiatico si è tramutato in un doppio trionfo per lo spagnolo, salito al 14° posto della Race To Finals e alla 13° casella del ranking generale, suo best di sempre. Sino ad un mese fa sembrava una follia, ma questa versione arci-competitiva dello spagnolo può ancora ritagliarsi un posto per Torino. Equivarrebbe al salto di qualità definitivo di un talento che soltanto in questo 2026 sta trovando la sua dimensione.