Distintivi falsi e documenti per fingersi carabinieri, anziana vittima chiama il 112 e fa arrestare due uomini

Si sono presentati con falsi distintivi e carpette riportanti il logo dei carabinieri al seguito per farsi consegnare gioielli e contanti da un’anziana signora che, però, non si è lasciata ingannare. I carabinieri hanno arrestato a Godrano due uomini di 30 e 39 anni, entrambi palermitani, per il reato di tentata truffa aggravata. I due sono stati colti in flagranza come accaduto pochi giorni prima a Marineo, dove i militari dell’Arma hanno bloccato un ventunenne di Villabate.

Secondo una prima ricostruzione, i due indagati - il trentenne risulta incensurato mentre il 39enne ha già dei precedenti specifici - avrebbero contattato telefonicamente la donna spacciandosi per appartenenti alle forze dell’ordine. Il motivo della chiamata andava cercato su alcune “presunte indagini conseguenti a un illecito penale” collegate a qualche familiare finito nei guai e sulla necessità di reperire preziosi e denaro. La vittima, compreso il raggiro, avrebbe resistito al ricatto emotivo contattando subito il figlio e il 112.

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L’allarme lanciato tempestivamente ha consentito l’intervento dei militari della Compagnia di Misilmeri che hanno bloccato i due palermitani prima ancora che potessero portare a termine il piano. Nel corso delle perquisizioni gli investigatori hanno sequestrato una tessera riportante una riproduzione grossolana dei marchi istituzionali dell'Arma e una carpetta con logo ed estratti prestampati riconducibili alla polizia giudiziaria. Sequestrata ai fini della confisca anche l’auto utilizzata per il colpo.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Termini Imerese, su richiesta della locale Procura della Repubblica guidata Angelo Vittorio Antonino Cavallo, ha convalidato gli arresti applicando al trentenne la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza e al 39enne, quella degli arresti domiciliari. Nel medesimo contesto operativo i due sono stati anche denunciati a piede libero per il possesso di segni distintivi contraffatti.

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Sono in corso ulteriori indagini per chiarire se i due abbiano agito con il contributo di ulteriori complici. Le ultime inchieste sulle truffe del finto carabiniere hanno infatti rivelato un circuito criminale che va anche al di là dei confini regionali. Risalgono a dicembre scorso le indagini coordinate dalla Procura di Napoli che hanno rivelato il funzionamento di una banda tra “telefonisti”, “trasferisti” e “corrieri”, ognuno con ruoli specifici per truffare gli anziani e razziare bottini da decine di migliaia di euro anche a Palermo.