Manca davvero poco al ritorno in classe: meno di una settimana per gli alunni delle scuole della provincia di Bolzano e degli istituti d’Infanzia della Lombardia. Dopo tre giorni toccherà a quelli di Veneto, Valle d’Aosta e Trento. Poi, tutti gli altri. Il problema è che da venerdì 4 settembre si attende una nuova ondata di caldo, con le temperature che potrebbero raggiungere fino a 10 gradi in più della media del periodo, confermando così fino all’ultimo la calura record dell’estate del 2026.
Le condizioni del rientro sono oggettivamente sfavorevoli
Si rientrerà in classe, dunque, in condizioni oggettivamente tutt’altro che favorevoli. Soprattutto perché oltre il 95 per cento degli istituti scolastici continua a rimanere sprovvisto di condizionatori d’aria nelle aule dove si fa lezione. E poco (purtroppo) potranno servire i 20 milioni di euro stanziati in queste ore dal ministero dell’Istruzione.
Per oltre 7 milioni di alunni e circa 900 mila insegnanti, si prevedono dunque giornate difficili. Ma cosa si potrebbe fare per evitare di lavorare in condizioni incompatibili con la normale attività scolastica? In queste ore, sulle azioni da adottare sono giunte risposte diverse, in certi casi opposte.
Fracassi (Flc-Cgil): in tre mesi non hanno fatto nulla
Ad esempio, la Flc Cgil, come abbiamo già avuto modo di scrivere, ha chiesto di spostare avanti l’inizio delle lezioni, perchè “se non ci sono le condizioni per rispettare il decreto 81 su salute e sicurezza” non si può stare in classe.
Anche perché, sottolinea la leader Flc-Cgil, Gianna Fracassi, “ci sono stati tre mesi per fare dei lavori ma non è stato fatto nulla e in alcuni territori è invivibile stare 5-6 ore in classe in 20-30 persone. Ci sono delle ragioni che valgono per tutti, non solo per i cantieri in mezzo alla strada: ; il tema c’è, scelgano le soluzioni che vogliono ma scelgano”.
Pacifico (Anief): non si può stare in classe a 40 gradi
Anche Marcello Pacifico, numero uno dell’Anief, vorrebbe slittare il rientro sui banchi: “Come sindacato, da anni chiediamo la riapertura delle scuole ad ottobre, altro che l’anticipo al 31 agosto: chi si batte per mandare in classe alunni e personale scolastico a 40 gradi non fa il bene della scuola e non si rende conto che gli istituti scolastici non sono luoghi di babysitteraggio. Per il futuro siamo pronti a diffidare le istituzioni che dovessero non prendere provvedimenti per tutelare la salute dei discenti, dei docenti e di tutto il personale della scuola”.
Castellana (Gilda): rinviare l’avvio sarebbe una beffa, soldi Pnrr sprecati
Di parere opposto, Vito Carlo Castellana, coordinatore della Gilda degli insegnanti: all’Ansa, il sindacalista ha detto che “pensare a rinviare la partenza delle lezioni sarebbe l’ennesima beffa, significa non riuscire a garantire il diritto allo studio in modo adeguato. Dobbiamo rendere le scuole più accoglienti, investire, invece abbiamo sprecato i soldi del Pnrr che potevano essere utilissimi per climatizzare le scuole“.
Barbacci (Cisl-Scuola): le Regioni possono posticipare, ma poi si finirebbe dopo il 15 giugno
Anche secondo Ivana Barbacci, segretaria Cisl Scuola, “il tema dell’inizio delle lezioni e del calendario scolastico in generale è un tema molto delicato perché apre delle dimensioni di cui si potrebbe perdere il controllo: i calendari sono regionali proprio per essere più aderenti alle eventuali esigenze legate anche alle temperature, quindi nessuno vieta alle diverse Regioni del centro sud di far iniziare la scuola dopo il 15 settembre con la particolare attenzione nel considerare i 200 giorni di scuola, come minimo, che evidentemente porterebbero la fine della scuola dopo il 15 giugno“. Con gli esami di fine ciclo, come la maturità, che arriverebbero a concludersi alle soglie del mese di agosto (con l’impossibilità per commissari e presidenti di potere fruire di tutti i 32 giorni di ferie previsti per legge).
D’Aprile (Uil-Scuola): classi numerose e scuole vecchie complicano tutto
Giuseppe D’Aprile, segretario generale Uil Scuola ha dichiarato, sempre all’Ansa, che “posticipare di qualche giorno l’inizio delle lezioni, recuperando successivamente le giornate, può rappresentare una soluzione tampone di fronte a temperature particolarmente elevate, ma non può essere la risposta a un problema che sta diventando strutturale”.
“Gli studi che si occupano del cambiamento climatico dimostrano che i periodi di caldo intenso si stanno allungando e interessano sempre più mesi nei quali le scuole sono aperte, con conseguenze sul benessere, sulla salute e sulla capacità di apprendimento degli studenti, oltre che sulle condizioni di lavoro di tutto il personale scolastico. Una situazione resa ancora più difficile nelle classi numerose, dove la presenza di molti alunni in spazi spesso non adeguati e scarsamente ventilati può accentuare gli effetti delle alte temperature. Il vero problema è l’arretratezza di una parte consistente del nostro patrimonio edilizio scolastico, progettato e costruito in condizioni climatiche molto diverse da quelle attuali”.
D’Aprile ricorda che “circa sei edifici scolastici su dieci risalgono a prima del 1975 e la stragrande maggioranza delle scuole italiane sono ancora prive di sistemi di condizionamento”, quindi “occorre intervenire in modo strutturale, investendo nella climatizzazione e nella ventilazione delle aule, ma anche in interventi di efficientamento e ammodernamento degli edifici, dall’isolamento termico alle schermature solari”.
Dicono la loro anche presidi e parlamentari
Anche i presidi hanno detto la loro: “Con la nuova legge finanziaria servono investimenti statali consistenti per dotare le scuole di condizionatori e termosifoni adeguati”, ha sottolineato Mario Rusconi, presidente Anp Roma.
Molto duramente, infine, si è espressa Elisabetta Piccolotti, di Avs: “Possibile – ha detto – che questo Governo di climafreghisti se ne freghi non solo degli investimenti in rinnovabili necessari a smettere di bruciare gas e petrolio, ma anche di rendere vivibili le scuole? Non hanno anche loro dei figli? Cosa pensano di fare l’estate prossima? Di chiudere da maggio ad ottobre? Il Ministro Valditara invece di continuare ad annunciare solo scemenze identitarie si preoccupi delle questioni serie”, ha chiosato la deputata gialloverde.