DoppelCart, 119mila domini ecommerce fraudolenti

Un sito curato, fotografie professionali, nomi dei prodotti corretti, descrizioni dettagliate, l’indirizzo dell’assistenza del marchio originale e sconti fino al 65%. È questa la vetrina usata da DoppelCart, nome con cui l’azienda tedesca di protezione dei marchi Netby ha battezzato una grande rete di siti ecommerce fasulli.

L’indagine svolta da Netby ha individuato circa 119mila domini (i nomi dei siti) collegati da caratteristiche tecniche comuni e da elementi ricorrenti, descrivendo così uno dei più grandi insiemi di fake shop resi pubblici finora e mostra quanto la frode nell’ecommerce possa crescere attraverso automazione, riuso dei contenuti e infrastrutture condivise.

Tutte capacità conferite dalle IA ai cyber criminali, che ne fanno uso per escogitare e allestire truffe e minacce diffuse su ampia scala.

Quasi un dominio .shop su 37 sarebbe collegato alla rete DoppelCart

Il database pubblico del progetto DoppelCart contiene circa 119.000 siti web che i ricercatori considerano parte della stessa rete di falsi negozi online. La quasi totalità di questi siti utilizza l'estensione ".shop". Confrontando questo numero con tutti i domini .shop osservati dai ricercatori a settembre del 2026, emerge che circa il 2,7% del totale, pari a quasi un dominio ogni 37, risulterebbe collegato a questo fenomeno.

L'archivio collega la rete a quasi 45.000 marchi diversi, conserva oltre 100.000 copie delle pagine analizzate e ha individuato quasi 2.500 recapiti aziendali utilizzati sui siti fraudolenti.

I ricercatori hanno raggruppato questi siti perché presentano molte caratteristiche comuni e sembrano essere costruiti con gli stessi strumenti. Resta però una questione aperta. Infatti, non è stato dimostrato che tutti i siti siano gestiti dalla stessa organizzazione. L'unico elemento considerato solido è che appartengono allo stesso ecosistema tecnico e condividono numerose caratteristiche operative.

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La credibilità arriva dai negozi veri

Più accurata è la copia, più il falso sito eredita la credibilità dell’originale. Nebty ha trovato pagine che riproducono nomi dei prodotti, fotografie, testi commerciali e descrizioni prese dai cataloghi ufficiali. In alcuni casi il codice del sito richiama direttamente immagini ospitate sui server del marchio autentico e ciò fa sì che il visitatore incontra materiale familiare, fotografie reali e un catalogo coerente, tutti elementi capaci di trasformare una pagina fraudolenta in una vetrina apparentemente professionale.

Gli sconti dichiarati arrivano al 65%, creando l’urgenza economica che spinge verso l’acquisto e verso il relativo pagamento.

Il danno ricade anche sui marchi clonati

I siti clone coinvolgono persino i canali di assistenza. Diversi fake shop riportano l’indirizzo del supporto appartenente all’azienda imitata. Dopo un ordine rimasto inevaso, il cliente contatta quindi il vero marchio, convinto di avere acquistato dal negozio ufficiale. Il risultato è un trasferimento del danno reputazionale, uno schema secondo il quale l’impresa legittima riceve reclami per transazioni gestite da terzi, dedica risorse alla ricostruzione dell’accaduto e deve spiegare l’origine della frode.

Dalle reti da migliaia di siti alla frode industriale

La dimensione di DoppelCart acquista significato osservando le indagini precedenti. Infatti, nel 2024, Security Research Labs aveva documentato BogusBazaar, una rete di oltre 75 mila domini, stimando più di un milione di ordini processati dal 2021, con un valore aggregato superiore a 50 milioni di dollari, e descrivendo l’azione coordinata di un’organizzazione basata su infrastruttura centrale e gestione distribuita dei negozi fraudolenti.

Nel 2023 è stata individuata una rete di 13mila siti ecommerce falsi. Tre casi diversi tra loro per numeri e raggio d’azione ma che mostrano la capacità di crescita di questo modus operandi truffaldino, basato su software ripetibile, domini acquistati in massa e contenuti copiati e diffusi su vasta scala.

Come riconoscere un negozio sospetto

La verifica efficace parte dall’indirizzo web e dai dati del venditore. Il decalogo dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato invita a osservare domini che imitano il nome di un marchio, confrontare le caratteristiche dei prodotti con il sito del produttore, controllare denominazione dell’azienda, indirizzo fisico, partita Iva, contatti e condizioni di vendita, cercare recensioni su fonti esterne e privilegiare sistemi di pagamento tracciabili.

Nel caso DoppelCart assume particolare importanza il controllo del dominio, perché non è sufficiente fare affidamento sulla grafica impeccabile e sugli indirizzi email di assistenza ai clienti autentici. Un elemento di spessore è il prezzo dei prodotti. Forti sconti o presunte occasioni particolari che determinano ribassi eccezionali devono fare storcere il naso e meritano ulteriori ricerche online.

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Quanto sono a rischio gli utenti italiani

Per gli utenti italiani il rischio è concreto, soprattutto perché DoppelCart funziona come una rete internazionale e i suoi siti possono essere raggiunti da qualunque Paese attraverso motori di ricerca, pubblicità, social network e link condivisi. La ricerca di Nebty offre dati globali e non propone stime specifiche per l’Italia, ma la dimensione del fenomeno dà comunque la misura dell’esposizione. Un elemento riguarda direttamente il mercato italiano, tra i marchi oggetto dei truffatori ce ne sono di riconducibili al Made in Italy.

Più in generale, e ciò non riguarda solo i consumatori italiani, minacce come DoppelCart rappresentano rischi elevati al momento del pagamento, perché chi casca nella trappola inserisce numero della carta di pagamento con relativa scadenza e codice di sicurezza (CVV) subendo così un addebito a fronte di un prodotto acquistato che non verrà mai consegnato e dando ai truffatori tutte le informazioni necessarie per subire futuri danni economici.