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Godetevi ogni secondo del suo calcio, godetevelo ora che è tornato ai suoi livelli più alti. Perché con Paulo Dybala, quando dirà basta, potrebbe uscire di scena anche l’ultimo vero numero dieci del nostro campionato, quel modello di fantasista che ha caratterizzato il calcio italiano per decenni e che oggi rischia di scomparire soffocato dalla tattica e dalla ricerca esasperata del risultato. Un calcio nel quale fantasia, imprevedibilità e talento devono sempre più lasciare spazio all’unica cosa che sembra contare davvero: vincere, segnare, portare a casa il risultato. Anche a costo di uscire dal campo senza aver regalato spettacolo. All’Olimpico Francesco Totti era uno spettacolo senza prezzo. Dybala, con la sua eleganza e quella capacità di vedere una giocata prima degli altri, sta regalando emozioni che un giorno il tifoso potrebbe rimpiangere. Perché la Joya appartiene a una specie sempre più rara. E quando anche l’ultimo fantasista avrà smesso di illuminare il campo, resteranno i ricordi, le immagini e quella nostalgia per un calcio nel quale una giocata poteva ancora valere quanto una vittoria.
La metamorfosi di Dybala
Dybala, però, non è soltanto il simbolo di un ruolo in via di estinzione. È anche l’emblema della rinascita della Roma. Dopo un anno oscuro, segnato dagli infortuni e dalle negatività, Paulo è tornato protagonista e insieme a lui è cresciuta una squadra che dalla fine della scorsa stagione non si è più fermata. La sua metamorfosi è soprattutto nel modo di giocare. Pensa meno al tiro e molto di più a come mandare in porta i compagni. Quattro assist in campionato, che lo rendono il migliore della Serie A, più quelli non ufficiali. È sua la verticalizzazione che ha mandato in porta Malen contro il Torino, sono sue le due pennellate da destra che hanno portato ai gol di Koné con l’Inter. Senza i cavilli dei regolamenti, gli assist sarebbero addirittura sette. È il nuovo Dybala: più al servizio della squadra, meno alla ricerca del gol. Fantasia, eleganza, idee, intelligenza tattica e una spinta emotiva che lo hanno trasformato nel vero leader della Roma. Un ruolo nel quale è stato responsabilizzato ancora di più anche dalla paternità, diventando un simbolo per tutto lo spogliatoio e non soltanto per il clan argentino. Anche per essersi abbassato l’ingaggio e aver fatto di tutto per restare a Roma.
Dybala, forma al top
Poi c’è il corpo, che oggi sembra finalmente assecondarlo. Dybala sta benissimo, plasmato dal gioco di Gasp ma anche dalla preparazione atletica del professor Alessandro Pilati, arrivato in estate dopo i 22 anni vissuti al Genoa, che sta rivoluzionando il suo stile di allenamento. Paulo si fida ciecamente di lui, tanto da non avere più preparatori che lo seguono al di fuori di Trigoria. L’unica concessione è il pilates insieme alla moglie Oriana: una cura per corpo e mente. Da quando è alla Roma, Dybala non aveva mai giocato così tanto nelle prime cinque partite stagionali di campionato. A questi minuti vanno aggiunti i novanta disputati in Champions. Un dato che racconta una condizione nuova e una continuità mai avuta in precedenza. più forti. Paulo è rinato nella sua nuova veste di uomo chiave dell’attacco, più assistman e meno finalizzatore. Prima era stato costretto a prendersi sulle spalle tutto il peso di un attacco che non aveva quei bomber capaci di segnare e far vincere la Roma. Adesso, con Malen e una squadra più forte, può finalmente cambiare stile, concentrarsi su ciò che vuole fare e non su ciò che è costretto a fare. Può inventare, assistere, illuminare. Può essere ancora il numero dieci. E proprio per questo bisogna goderselo finché c’è. Perché un giorno, quando anche l’ultima Joya avrà smesso di brillare in campo, tutti si accorgeranno ancora di più di quanto fosse speciale quel calcio.