È morto Roberto Rizzo, decano del giornalismo: il messaggio di addio del figlio Ludovico e il cordoglio di Stefani. «Sei stato un grande giornalista»

ROVIGO - «Mi piacerebbe che se dall'altra parte ci fosse un giornale l'Ottuagenario ci lavorasse, ma senza computer, con le macchine da scrivere Olivetti e l'odore di inchiostro che si sente in tutti gli uffici della redazione». Una frase estrapolata dal messaggio di lutto per la scomparsa del giornalista Roberto Rizzo, pubblicato su Facebook dal figlio Ludovico. Un passaggio che descrive bene la passione che l'88enne aveva per la scrittura e il giornalismo. Tanto da vederlo presto nella redazione rodigina de Il Gazzettino, dov'è diventato caposervizio. Successivamente, aveva assunto il ruolo di responsabile editoriale della Voce di Rovigo

Una vita trascorsa tra la cronaca e la carta stampata, che non l'ha lasciato andare nemmeno negli anni della pensione. «La nostra regione e la provincia di Rovigo, in particolare, perdono un appassionato protagonista che ne ha saputo raccontare la vita e l'evoluzione in decenni ma anche interpretarne l'identità e le trasformazioni sociali», le parole del presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani.

«Ora sei di nuovo con mamma»

«Questa notte l'Ottuagenario si è congedato dal mondo e ha deciso di raggiungere mamma; ora sono di nuovo insieme». Così il figlio Ludovico affida ai social il triste annuncio della scomparsa del padre. «Quello che vorrei, semmai dall'altra parte ci fosse qualcosa, è che trovasse un mondo incredibilmente simile a quello che ha appena lasciato, ma solo con le parti belle e nel periodo che ha amato di più. Io vorrei che, dopo aver salutato i nonni, portasse fuori a cena mia madre e poi, dopo averla riportata a casa, raggiungesse a notte fonda il bar da Roldo, l'odierno caffè nazionale. E poi vorrei che lì, ad attenderlo, ci fossero Gianni e Guglielmo, Leonida, Giorgio, Renzo, Luciano, Francesco, Lello, Alberto, Aureliano e tutta la combriccola. Così da poter fare l'alba facendo di nuovo tutti insieme i gaudenti. E poi vorrei che la mattina dopo l'Ottuagenario e mia mamma partissero per Vasto e si fermassero un paio di giorni a salutare mio suocero. E da lì vorrei che infine si recassero a Taurasi per stare insieme una settimana con Piero ed Elda, perché hanno un sacco di faccende da raccontarsi. E infine mi piacerebbe che se dall'altra parte ci fosse un giornale l'Ottuagenario ci lavorasse, ma senza computer, con le macchine da scrivere Olivetti e l'odore di inchiostro che si sente in tutti gli uffici della redazione. Insomma, vorrei che lui e mamma facessero tutte quelle cose che li hanno resi felici. Ecco, io vorrei che di là fosse così, un mondo dove tornano i ricordi belli».
«Fai buon viaggio Ottuagenario, sei stato un grande giornalista e soprattutto un grande papà», conclude Ludovico.

La carriera

Abitava a Granzette, frazione di Rovigo, dove era nato il 27 febbraio 1938. Diplomato al Liceo classico e per un breve periodo studente di Medicina, aveva maturato le prime esperienze alla Gazzetta Padana di Ferrara. In seguito, aveva collaborato con il Resto del Carlino, quando direttore era Giovanni Spadolini; quindi, su indicazione di Giuseppe Longo, è stato assunto al Gazzettino alla redazione di Vicenza.

E poi Rovigo. Nel 1991 ha inaugurato con Giorgio Lago, Luigino Rossi e Carlo Goia la redazione del giornale in via Verdi, chiusa recentemente.

Il cordoglio

«Con Roberto Rizzo - commenta il governatore Stefani - non scompare solo un grande professionista del giornalismo ma un osservatore profondo e acuto di una così importante area geografica e culturale del nostro Veneto. Era una vera colonna dell'informazione in una terra dove, per le distanze e le difficoltà, anche fisiche, di comunicazione, i giornali rappresentavano un luogo virtuale di incontro, di socializzazione e di legame con il mondo - conclude -. Oggi che non c'è più, l'impegno di Rizzo rappresenta un'importante pagina di storia che sarà ricordata».