EA Sport FC 27 - La recensione

Il periodo di lancio di EA FC, ogni volta, oltre a essere quel momento in cui inevitabilmente caschiamo di nuovo nelle dolci promesse di Electronic Arts riprendendo le nostre carriere dei sogni, a sbustare nella speranza che quest’anno col cacchio che mi faccio fregare e ad agitare il pugno contro il cielo per il gap di valutazione tra Premier League e resto del mondo, è anche un momento di bilanci di inizio stagione. In questa, tra l’altro, le vecchie volpi dall’altro lato dell’oceano han piazzato il momento FC 27 proprio nella lunga (lunghissima) pausa delle nazionali, dopo un mesetto di campionati nazionali, prime conferme, sorprese e perché no, la sensazione kojimiana che il calcio, proprio come la guerra, stia cambiando, è cambiato, una volta per tutte. O meglio, lo stava già facendo, ma quando anche la Serie A dopo cinque giornate non ha visto neanche un misero e identitarissimo zero a zero allora sì, le cose stan cambiando. Anche da noi, a volte, le partite sembrano proprio la Weekend League di FUT.

Ed è proprio da qui che parte la mia riflessione sul nuovo capitolo di una delle serie più amate e odiate dell’industria dei giochini elettronici. Quanto il calcio reale influenzi il videogioco e quanto, in maniera sottile, costante, epidermica e se vogliamo anche culturale, la generazione FIFA, anzi, pardon, EA FC si sia impadronita del calcio giocato. Nell’ultimo turno di Serie A, per esempio, tutti i calciatori sono scesi in campo con la loro bella card di Ultimate Team con "Overall" (come si dice nei salotti buoni dell’Instagram) stampato in bella mostra. Ecco, ho visto almeno una dozzina di giocatori metterci la mano sopra, chiaramente insoddisfatti della valutazione generale data da EA Sports. Questo piccolo grande gesto sovversivo, che viene dopo settimane di video social ufficiali delle squadre in cui i giocatori se la prendono più o meno velatamente, è l’ennesimo segnale di una fluidità incredibile tra la dimensione virtuale e reale.

EA FC, per quanto chiaramente votato alla spettacolarizzazione di ogni gesto, è una delle manifestazioni del calcio contemporaneo a tutti gli effetti. E quando, lo scorso anno, davanti ai risultati tennistici della Champions League, il giorno dopo in tutte le chat calcistiche su WhatsApp si diceva "ma che roba è, FUT?" a conti fatti non era poi una considerazione solo goliardica. L’identità sportiva della nuova generazione di calciatori e calciatrici passa per FIFA ed EA FC, che è parte integrante del processo di legittimazione, validazione e comunicazione del talento, dello stile, della notorietà. Non è un caso che con le nuove modifiche regolamentari che aumentano l’intensità, la velocità ed espongono maggiormente al rischio le squadre, e con molti più giovani in campo stiano aumentando vertiginosamente i gol, le azioni offensive e le filosofie calcistiche più contemporanee automaticamente si trovino avvantaggiate. Siamo in un enorme periodo di transizione culturale, regolamentare e geopolitico nel mondo del calcio, e l’importanza di EA FC, in questo processo, è tutt’altro che banale.

Benissimo, direte voi, ma questo cosa c’entra con FC 27? Tutto, perché il titolo calcistico di EA Sports ha un problema da risolvere, un po’ come qualsiasi grossa multinazionale che fa videogiochi: sollevarsi dal plateau piuttosto chiaro in cui la serie è finita fisiologicamente, macinando soldi, ma trovando difficoltà ad allargare ulteriormente una platea vastissima in un regime di quasi monopolio. C’è ancora spazio per trovare nuovo pubblico o trovare nuovi margini? È possibile tenere sotto lo stesso tetto le nuove generazioni più vicine al calcio degli highlights sui social, dei gesti, delle icone e meno alle partite, l’enorme fetta di persone che amano il calcio nella sua forma più profonda, tecnica e tattica e l’altrettanto nutrita parte di pubblico che vuole i bei giochi di una volta, con la carriera in cui sentirsi protagonista della propria storia calcistica? La risposta è esattamente FC 27, che prova con tutte le sue forze a fare diversi passi avanti in ognuna di queste direzioni ma, contemporaneamente, ne fa anche altri laterali, rapsodici, e finisce per ballare una danza un po’ sghemba, un po’ difficile da seguire.

The Grounds, una bellissima città fantasma

Partiamo da qui e togliamoci il dente. La novità più chiacchierata, pubblicizzata, raccontata, spinta anche in maniera fisica (con tanto di ricostruzione reale nell’ultima Gamescom di Colonia) oltre la nausea è The Grounds, la risposta alla città di NBA 2K, dove vivere in maniera sociale, divertente e identitaria la propria esperienza EA FC. Dopo una decina di giorni di frequentazione, potrei scrivere una sorta di saggio di appendice per una versione aggiornata di Una cosa divertente che non farò mai più di David Foster Wallace. L’idea di The Grounds è carina, simpatica, finanche gustosa. Ti crei il tuo bell’avatar, vai in giro per una cittadina che ha questi tre microquartieri di ispirazione inglese, francese e argentina dove si respira "Calcio con la F" (perdonate la citazione colta) che diventa sostanzialmente una lobby gigante per accedere a sfide 2vs2, 3vs3, fino a Rush e Club (in versione for fun o competitiva), passando per diversi mini giochi più o meno divertenti.

Più si gioca, più il nostro alter ego migliora, più si sbloccano stili di gioco e cartellini per il nostro archetipo, più otteniamo accessori estetici di dubbio gusto. Tutto esattamente come le aspettative, insomma, eppure qualcosa, onestamente non funziona, e il progressivo svuotamento della mega lobby in questa settimana di accesso anticipato - spiegabile anche con il fatto che, onestamente, chi prende prima EA FC è per giocare prevalentemente a FUT - porta a una domanda legittima: "Ma esattamente, di quei tre pubblici di cui prima a chi si rivolge The Grounds?". La sensazione è che EA Sports abbia risposto a un bisogno che non c’era, lato pubblico, e a quel punto le domande iniziano a diventare quasi intrusive. Che sia un modo un po’ artificioso per aumentare il tempo richiesto all’utenza e generare semplicemente nuova voglia di spendere in valuta virtuale per progredire, acquistare i pass stagionali e così via? Pensiero peregrino anziché no, visto che comunque l’inserimento degli acquisti in app non è così invasivo, al momento, come da anni invece avviene nel titolo cestistico di 2K.

Il dubbio, però, che The Grounds sia più un’esigenza di EA che del suo pubblico, resta vivido, ma se ragionare sulle intenzioni rappresenta tutto sommato un esercizio critico più intellettuale e speculativo che altro, e la constatazione della poca presenza nelle lobby costituisce un dato empirico che lascia il tempo che trova, parliamo invece dell’implementazione della cittadella dello sport. Il problema principale per quanto mi riguarda è la totale discrasia tra l’immaginare uno spazio scenico che deve essere sociale e la mancanza di elementi interessanti che favoriscano l’interazione. In sintesi, The Grounds, ancora più della città di NBA 2K, è un gigantesco menu fisico che non propone attività vere tra un passaggio da una lobby all’altra. La mancanza di NPC tranne i quattro mentor (Kylian Mbappé, Chloe Kelly, Paulo Dybala e un redivivo Alex Hunter) azzera qualsivoglia interazione con uno scenario muto, di cartone, che per quanto caratterizzato architettonicamente si limita a raccontare le sue ispirazioni tramite pochi e mal gestiti punti di interesse. E anche in termini di funzionalità, in fin dei conti, lo spazio non ha praticamente senso di esistere: che significato ha inserire negozi differenti se tutti vendono le stesse cose? Davvero tutto quello che può offrire The Grounds è una versione interattivamente (ancora) più triste di PlayStation Home con un grado di personalizzazione inferiore, pochissime interazioni sociali al netto di emote da pagare e sbloccare e una manciata di quest verbosissime e banali per familiarizzare con l’ambiente?

l'idea di ea sports di introdurre qualche elemento "narrativo" in the grounds è tipo quello di avere dei punti con delle targhe o graffiti che ti raccontano un aneddoto francamente dimenticabile. tutto il resto, è un diorama di cartone.

Nel suo delirio capitalista, Visual Concepts ha sempre integrato lo spazio immaginato con la modalità carriera narrativa e, nel bene e nel male, ha inserito la sua città in uno storytelling sensato. Odio o amore che si possa provare per il Quartiere prima e la Città poi, l’anima di NBA 2K è sempre passata attraverso NPC, negozi, sfide e interazioni al limite del ridicolo e dell’iper realismo che davano una cadenza all’esperienza di gioco. The Grounds è un menu sotto steroidi superficiale e banale, totalmente slegato dalle altre modalità single player di EA FC e ancorato in maniera semplicemente quantitativa con FUT. Così com’è, quella che poteva essere una città viva, piena di occasioni per raccontare il calcio in tante sfumature diverse è solo un accostamento architettonico di occasioni mancate per fare da collante a quel ruolo di egemonia culturale che rappresenta il franchise e che, paradossalmente, FC 27 riesce a fare molto bene in tutto il resto.

Chiaramente The Grounds riceverà millemila aggiornamenti nel corso della stagione per sedurre e continuare a macinare skin, capi d’abbigliamento, perk nella follia collettiva di raggiungere l’Overall 99, ma il risultato poteva essere ottenuto ugualmente senza costruire un mini open world di cartone, investendo tempo, risorse e soldi nel consolidare tutti gli aspetti estremamente riusciti del nuovo capitolo. Anche perché, e qui il fastidio si fa doppio, le singole attività ludiche offerte da The Grounds sono ben realizzate e rappresentano il primo saggio di una serie di novità di gameplay che sorreggono FC 27. Gli 1vs1 esaltano il rapporto tra fisicità e tecnica della nuova fisica, le partite a ranghi ridotti permettono di esprimersi davvero sul campo in maniera divertita e divertente, mentre Rush e Club mantengono lo scettro di modalità regine per quanto riguarda l’esperienza con gli amici. Affrontata in gruppo, l’offerta di The Grounds, città a parte, rende più solida l’offerta multiplayer di EA FC, ma così com’è stata implementata, la cittadina è solo una cornice futile e un enorme spreco di potenziale. Cosa ci prendiamo di buono, oltre alle singole modalità di gioco? Il fatto che almeno il nuovo editor dei personaggi è pazzesco e ci torna utile per la carriera. A patto di avere un botto di tempo per comprendere il free sculpting delle singole parti del viso, non esattamente intuitivo.

Il calcio è di chi lo ama

Per fortuna, però, FC 27 è tante cose, forse addirittura troppe. Perché, vi ricordo, il pubblico da servire è gigante, diversificato e il dogma è provare ad accontentare un po’ tutti. Partiamo quindi dalle basi. Come lo scorso anno, ci troviamo di fronte a due enormi giochi in uno, perché è chiaro che il gameplay realistico e quello competitivo sono sempre più due universi a parte, capaci di soddisfare, o almeno provare a farlo, la scuola di chi preferisce godersi la stagione provando a inseguire il mondo reale, con le modalità single player e gli amici in presenza, e chi, invece, vuole entrare nel gorgo di FUT e delle stagioni online. Non c’è un modo migliore di viversi l’esperienza, onestamente, ma mi fa molto piacere che EA Sports stia provando a far progredire entrambe le dimensioni senza relegare il gameplay realistico a un contentino per chi si è legittimamente stancato o, semplicemente, non può stare al passo delle continue richieste di tempo e attenzione della modalità regina del franchise. La buona notizia è che FC 27 è il capitolo che da più anni a questa parte mi ha fatto venire voglia di giocare in single player e, giusto per dare una dimostrazione annosa della mia carta d’identità, mi ha fatto quasi venire in mente i pomeriggi passati davanti a PC Calcio nella sua dimensione carriera.

Il motivo è tutto nel mattoncino messo in continuità rispetto allo scorso anno per quanto riguarda le modalità principali da vivere offline, in grado di comunicare il giusto con la realtà, sfruttando punti di ingresso live per creare scenari ad hoc o, semplicemente, essere sul pezzo per quanto riguarda l’evoluzione dei nostri campionati preferiti, uniti a un gameplay totalmente personalizzabile con slider, tantissime opzioni, e la possibilità di rendere FC 27 a immagine e somiglianza della propria visione calcistica; o, almeno, qualcosa di molto vicino. Confermato il gameplay lento e ragionato, FC 27 è un oggetto estremamente malleabile in termini di reattività dell’IA, che può essere spinta in direzione più realistica o diventare molto più ardua da sconfiggere a scapito dell’identità di gioco verosimile delle compagini, e anche il comportamento fuori dal campo dei vari club può essere spostato verso un mercato caotico e frizzantino o una traduzione più sensata di quelli che sono gli equilibri reali. La Carriera tecnico, modalità che ho apprezzato maggiormente in questo avvio di stagione, si è definitivamente sbarazzata di cutscene improbabili, di lungaggini terribili e integra perfettamente un approccio manageriale leggermente più puro alla volontà di restare un’esperienza godibile e finalizzata a supportare la voglia di scendere in campo.

Resta, infatti, un po’ superficiale la simulazione delle partite, e anche la via di mezzo, ottima concettualmente, di scendere in campo solo per gli highlights, continua a funzionare a metà; ma può essere utile per smarcare pre-campionato e incontri meno importanti. A corollario, l’intera gestione delle giovanili, per quanto irrealistica e "Rush-based", è divertente, e il mercato finalmente offre interfacce e trattative più umane, rapide e contestualizzate. La carriera professionista, al contrario, accoglie meno novità, se non quelle delle rivalità, che aggiunge però un sano livello di frizzantezza al racconto dell’universo simulato. Secondo me l’assenza di elementi narrativi, anche standardizzati, nella carriera da atleta purtroppo si continua a sentire; al contrario, le novità di sistema di quella da manager garantiscono una vivacità dello scenario che assorbe un approccio estremamente standard all’idea comunque tradizionale della carriera. Tra i cambiamenti più impattanti, per entrambe le tipologie di scenario, c’è quello delle valutazioni di calciatori e calciatrici che cambiano costantemente in base allo stato di forma e alle performance in campo per riflettere l’andamento stagionale, che descrive in maniera molto più puntuale parabole di gloria e dramma che tanto ci fanno dannare durante l’anno.

la schermata delle trattative è semplice, intuitiva, efficace.

Tutto bello, tutto fantastico? Nì, nella misura in cui l’introduzione di tutti questi cambiamenti ed equilibri parzialmente rinnovati, uniti alla solita ruggine di inizio stagione, rende alcune dinamiche a volte un po’ bizzarre e non troppo credibili. In sostanza, vista la quantità mica da ridere di variabili in gioco e vista la possibilità di intervenire su ognuna di esse, gli scenari tecnici e di mercato che vediamo sono ancora un pochino squilibrati. Sia chiaro, la modalità Carriera di FC 27 è convincente, divertente e fa venire voglia di giocare tanto, eppure la sensazione è che manchino un pochino di visione di insieme e di pulizia generale che possano fondere tutte le componenti in maniera più organica. Un bilanciamento che sicuramente può essere trovato in corso d’opera con le Carriere Live e qualche patch, ma che alimenta un po’ il rimpianto rispetto all’effort di EA Sports profuso per The Grounds. Insomma, sposta davvero così tanto di più una modalità che apparentemente "non serve" a nessuno rispetto a rinforzare ancora di più quella che è a un passo di distanza dal realizzare i sogni di una grossa fetta di pubblico che non chiede altro di vivere la propria carriera virtuale? Non saprei, ma il sapore agrodolce è forte.

A latere di questo discorso, la comunque ottima esperienza delle modalità single player di FC 27, mi permette di ragionare anche su altri due elementi: il primo è il lavoro quantomeno pigro di aggiornamento di valori dei singoli al day one, che si basa molto più sulla percezione sociale e storica di calciatori e calciatrici che sulle loro abilità, soprattutto per quanto riguarda le leghe e le squadre più lontane dalle altissime sfere del calcio parlato, e non giocato. La lista di valutazioni fuori dalla grazia del creato (vedasi quasi tutta la rosa del Como e la totalità dei giovani della Serie A e Serie B) è un deterrente notevole rispetto all’iniziare una carriera nelle settimane che precedono le prime patch di allineamento con la realtà, ma onestamente anche alla freschezza del meta di FUT, che sembra ancorato davvero a quali sono i calciatori più di moda del momento che a quelli più efficaci sul campo. Ma tanto si sa, per quelli ci sarà spazio per l’innumerevole serie di carte speciali che satureranno il mercato. Il contraltare di questa pigrizia da monopolio, invece, è la solita opulenza in termini di presentazione degli incontri che a fronte di una qualità grafica buona ma non incredibile, compensa tantissimo con una grandiosità scenografica che fa venire voglia di vedere per intero le sequenze pre partita, soprattutto quelle delle squadre partner di EA Sports e dei campionati dove i diritti sono venduti in maniera sensata e collettiva.

Purtroppo per l’Italia, la mancanza di Atalanta, Inter e Milan si fa davvero sentire tanto, mentre la presenza della Serie B con tanto di loghi e club aumenta drasticamente l’appeal di stagioni iniziate nel nostro paese, per fortuna. Chiudiamo la panoramica più esperienziale anche sul sonoro: la telecronaca Pardo/Adani si conferma piacevole ma comunque altalenante, anche negli aggiornamenti, soprattutto lato commento tecnico visto che alcuni tic dell’ex difensore di Correggio (tipo l’onnipresente "Padre tempo") sono inseriti in maniera francamente fuori contesto e non faranno altro che alimentare il fastidio di chi non tollera la sua eccentricità. Fatto sta che, nel mentre, "switchando" l’audio su inglese abbiamo la possibilità di scegliere ben quattro coppie diverse di telecronisti. Forse è il caso di fare qualcosa, no, EA? Dove, invece, FC 27 non ha rivali è la colonna sonora, semplicemente incredibile per gusto, scelta e varietà, tanto da lasciarla volentieri come sottofondo tra una cosa e l’altra.

A Fabregas piace questo elemento

Ma quindi, com’è FC 27 sul campo? Se inizialmente mi aspettavo poco più di una patch correttiva dello scorso anno, ammetto di essere stato sorpreso in positivo dal cambio di paradigma che anima quest’edizione. Per carità, parliamo sempre di piccole variazioni, ma decisamente più profonde del previsto. In primis, ma questo è il famoso segreto di Pulcinella, possiamo dire finalmente addio alla difesa semi-automatizzata dello scorso capitolo che aveva riportato il trucchetto di lasciare all’IA il compito di comandare la linea difensiva mentre controlliamo un centrocampista per andare a raddoppiare dove serve. In generale, però, questo ritorno a uno stile molto meno assistito lo estenderei all’intero gameplay, che ha un feeling decisamente più fisico, manuale, controllato, a prescindere dalla modalità di gioco. Le performance della squadra sono drasticamente più legate alle nostre abilità con il pad e allo scenario tattico che abbiamo disegnato. Il buon sistema di sviluppo di moduli e strategie introdotto un paio di anni fa è stato ulteriormente perfezionato per consentirci davvero di impartire un ventaglio elaborato, interessante ed efficace di soluzioni, che tornano utili sempre e hanno un riscontro immediato ed evidente sul piano gara.

Chiaramente i ritmi tra il gameplay realistico e competitivo sono totalmente diversi, ma in entrambi i casi il passo in avanti rispetto ai movimenti offensivi e i contromovimenti difensivi, la varietà nel modo in cui l’IA va a cercare gli spazi e il modo in cui i contrasti fisici sono perfettamente integrati nei movimenti generano uno sviluppo più naturale e armonico delle azioni. Questo non evita le goleade o i risultati tennistici (soprattutto online, chiaramente), ma rende lo sviluppo delle partite molto più dipendente dalle nostre scelte, e questo è solo un bene. Molto interessante, ancora, è la gestione degli sprint, che sono più brevi ma anche più esplosivi, nonché il sistema dei calci d’angolo, che ora obbliga di fatto a fare quello che prima era opzionale, ovvero controllare un possibile ricevitore per andare a cercare l’impatto col pallone.

È chiaro che l’assorbimento di questi elementi aggiunge tante soluzioni potenzialmente squilibrate in un senso o nell’altro, ma è altrettanto chiaro che lasciare spazio all’abilità di chi governa il pad di sfruttare al meglio le frecce nella propria faretra è un modo molto più sano di alimentare la competizione rispetto al dover invece speculare sull’invadenza dell’IA come è avvenuto in passato. Poi, per carità, i filtranti bassi potrebbero rischiare di diventare sin troppo letali, i cross sono forse eccessivamente leggibili e i tiri da fuori sono tornati a essere meno potenti, mentre quelli di precisione fanno un po’ troppo male, complici anche portieri molto attenti nell’uno contro uno e meno invece sulla copertura degli angoli. Questi, però, sono tutti bilanciamenti fisiologici che fanno parte della prima release di un videogioco che sul campo, onestamente, mi ha convinto e divertito come non faceva da tempo. E la voglia di giocare è sicuramente l’aspetto più positivo di questa settimana abbondante di prova.

ah, tra le varie novità c'è anche un photo mode vero e proprio che si innesta sul nuovo sistema di highlights editabili. che insomma, male non fa mai.

Chiudo con la modalità più amata e odiata di FC 27, ovvero FUT, su cui è evidente, come al solito, il grandissimo impegno di EA Sports per renderla migliore, più suadente e ancora più profittevole. Devo dire che le aggiunte sono anche in questo caso tante e per lo più positive, per quanto soltanto sulla lunga si potrà avere la contezza di quanto l’introduzione di elementi nuovi favorisca la naturale costruzione delle squadre o alla fine vada a premiare soltanto chi si aggrappa con tempo, soldi e dignità al meta e ai continui aggiornamenti. In ogni caso, nella fase più bella della stagione, ovvero la prima, dove il parco carte è tutto sommato accessibile anche a chi non decide di stanziare un budget di tempo o economico ingente, le possibilità di ottenere carte sono tante, comode e compatibili con diverse esigenze. Fanno infatti il loro debutto mini competizioni single player di difficoltà incrementale che si affiancano alle Squad Battle, che permettono di vivere un’esperienza di FUT molto più intima e, volendo, anche totalmente lontana dal delirio online, per cercare di assecondare l’anima più fantacalcistica della modalità. A rendere più comoda la gestione delle rose ci sono le nuove Sfide Creazione Rosa semplificate, che non fanno altro che semplificare le SCR più meccaniche con un sistema a punteggio che di fatto converte un TOT di carte nel premio in palio secondo una scala numerica, rapido e indolore.

Tutte da scoprire invece le nuove Evoluzioni a percorso, che permettono di indirizzare lo sviluppo di una carta decidendo quali bonus ottenere. Interessante per concetto, forse un po’ meno per implementazione, è invece l’introduzione degli Album, ovvero un’organizzazione stile collezione pura delle proprie carte, comprese quelle vendute e sacrificate in SCR, in set divisi per squadra e tipologie da far "gradare" al sistema per farmare gettoni da spendere in ricompense rare. Si tratta di una novità che prova a stimolare l’indole più collezionistica della fan base e, onestamente, un po’ ci riesce, ma forse anche in questo caso si tratta più di uno strumento che spinge a stare maggiormente dentro la modalità, che di un modo differente di godersi l’esperienza. Da persona che nel corso degli anni ha dedicato sempre meno tempo a FUT ma che ne apprezza comunque l’idea, in questi giorni mi sono chiesto quanto fosse giusto che la maggior parte del tempo dedicato a tale opzione sia trascorso all’interno dei menu e non in campo.

Si tratta di una modalità che, forse, ci dovrebbe far riflettere su quanto ci facciamo condizionare dai sistemi metatestuali, extratestuali e collegati all’illusione di possedere elementi effimeri, piuttosto che al divertimento in sé. Che poi, insomma, è anche la dimostrazione che il design di FUT vada a toccare corde profonde, annodate agli stessi meccanismi che ci portano dentro qualsiasi gioco collezionabile. La risposta che mi sono dato, tuttavia, è che forse oramai, almeno nel mio caso, si è spenta l’infatuazione per una modalità che richiede un impegno che, a lungo andare, non posso o non voglio mantenere, e l’unica cosa che conta per me è riuscire a costruire una squadra a cui voglio bene e che mi rispecchi tatticamente, e per la scelta di calciatori e calciatrici con cui divertirmi finché il meta me lo consente. Gli strumenti di quest’anno, almeno per ora, sembrano di più e più accessibili, per quanto il peso del Pass Premium e di tutte le sfide che richiedono tempo, dedizione e una quantità di risorse onerose in termini di tempo (o, in alternativa, soldi) sicuramente sulla lunga modificherà gli equilibri, com’è sempre stato negli ultimi anni.

Ma insomma, è anche questo The World's Game, che lega profondamente la serie di EA agli stessi elementi portanti che oramai determinano gli umori del calcio, perennemente sospeso tra interessi economici, identità culturali e gesti atletici. EA Sports FC 27, a suo modo, nel bene e nel male, è una riproduzione molto più profonda e coerente del calcio contemporaneo di quanto si possa pensare, e l’edizione di quest’anno, pur senza essere rivoluzionaria o particolarmente innovativa, contiene tanti elementi di espansione e cambiamento. FC 27, nel tentativo di garantire un’esperienza interessante, viva e stimolante per tutti i suoi pubblici di riferimento, è un gioco enorme, traboccante di contenuti e per questo inevitabilmente imperfetto e altalenante. All’evoluzione di gameplay più interessante degli ultimi anni fa da contraltare l’introduzione più contraddittoria e meno significativa della storia recente del franchise, ovvero The Grounds, che ha probabilmente tolto risorse a tanti elementi che avrebbero potuto godere della cura necessaria per essere praticamente perfetti. Ma forse non avrebbero avuto lo stesso impatto sul bilancio economico del gioco. Chi può dirlo. Fatto sta che il calcio sta cambiando e EA Sports FC 27 fa parte di questo processo, manifestandosi come causa, effetto e specchio di molte delle sue idiosincrasie.

EA Sports FC 27 prova a tenere sotto lo stesso tetto tutte le diverse tipologie di pubblico a cui potrebbe interessare un videogioco di calcio: chi insegue le proprie storie in singleplayer, chi ama le sfide online spettacolari a scapito del realismo, chi ama semplicemente il calcio e vuole qualcosa che gli somigli. Inaspettatamente ci riesce più che bene, ma non nel luogo "fisico" che ha pensato per celebrare The World’s Game. The Grounds, infatti, è la novità più vistosa e la meno necessaria presente in quest’edizione e nel franchise da tanti anni a questa parte, almeno nel modo in cui è stata implementata oggi. L’essere totalmente slegata dal resto dell’esperienza di gioco in termini pratici, la vacuità del suo spazio architettonico finto e poco interattivo e la boriosità delle attività iniziali rendono The Grounds una lobby/menu gigante e scomoda. Le attività al suo interno sono divertenti, soprattutto con gli amici, ma via via nella settimana di accesso anticipato sono sembrate sempre più vuote, ed è proprio questo a rendere ancora più evidente lo spreco di una cornice che aveva (ha?) un potenziale immenso al momento per nulla sfruttato. Altrove, però, EA Sports sembra aver trovato una direzione più convincente. In campo il calcio è più fisico, leggibile e meno assistito: i movimenti senza palla, il peso delle scelte tattiche e la difesa finalmente senza automatismi rendono le partite più avvincenti e determinate molto di più dall’abilità di chi manovra il pad. Le modalità Carriera (in particolar modo quella da tecnico), in combo con il gameplay realistico, rappresentano un’oasi quasi deliziosa per chi ama il calcio single player di una volta, per quanto la generale pigrizia di alcuni accorgimenti lascia un po’ di terreno a considerazioni agrodolci. FUT, invece, amplia le possibilità di costruire la propria squadra, di sottrarsi all’esperienza fagocitante dell’online del meta, ma continua a chiedere troppo tempo, attenzione e, se si vuole accelerare, denaro. EA Sports FC 27 è un titolo enorme, diseguale, a tratti persino contraddittorio come il calcio che racconta e contribuisce a plasmare. Detto questo, molto più delle scorse due edizioni, mi ha lasciato comunque con la voglia di continuare a giocare.