Electrolux, arriva la svolta: Cerreto resta aperta e i licenziamenti diventano volontari

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Importante dietrofront da parte della multinazionale svedese stamattina alla sede del Mimit, sotto la quale manifestavano i lavoratori. Previsti 90 milioni di investimenti e una revisione strategica dei prodotti.

Il presidio di stamattina dei lavoratori Electrolux sotto la sede del Mimit a Roma

Il presidio di stamattina dei lavoratori Electrolux sotto la sede del Mimit a Roma

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Cerreto d'Esi (Ancona), 5 ottobre 2026  –  Lo spettro della chiusura immediata svanisce dal tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ma la vertenza Electrolux impone un percorso di profonda trasformazione. La multinazionale svedese ha presentato un nuovo piano che cancella i licenziamenti unilaterali per l'Italia. E per il sito di Cerreto d'Esi, in particolare, si propone un progetto di re-industrializzazione e riqualificazione, da definire attraverso un apposito tavolo di lavoro istituzionale e sindacale. Una giornata campale, iniziata all'alba con scioperi e presidi, che apre a una nuova fase per le 170 famiglie del territorio anconetano. Mentre a Roma andava in scena il vertice alla presenza del ministro Adolfo Urso, del governatore marchigiano Francesco Acquaroli e del sindaco di Cerreto d'Esi David Grillini, i lavoratori facevano fronte comune. Una delegazione di una cinquantina di operai ha stazionato sotto la sede del Mimit, in contemporanea con lo sciopero di otto ore e il presidio andato in scena davanti ai cancelli della fabbrica marchigiana. L'attesa era altissima: per le maestranze di Cerreto, con un'età media compresa tra i 45 e i 50 anni, l'ipotesi di chiusura e delocalizzazione in Polonia avrebbe significato la quasi totale impossibilità di ricollocarsi sul mercato del lavoro locale. La prospettiva della re-industrializzazione offre ora uno spiraglio concreto per salvaguardare il polo produttivo.

La svolta da parte dell’azienda

Il cambio di rotta aziendale emerso durante l'incontro è netto. Electrolux ha archiviato le procedure ostili proponendo un percorso basato interamente sulla volontarietà. Il nuovo piano illustrato ai sindacati prevede infatti 1.250 uscite volontarie e incentivate nell'arco di tre anni, suddivise tra 600 impiegati e 650 operai a livello nazionale. Per gestire questa delicata transizione senza causare traumi sociali, l'azienda farà ricorso a un piano di ammortizzatori sociali, chiedendo contestualmente un impegno congiunto delle istituzioni per sostenere la competitività del settore dell'elettrodomestico "bianco". Il rilancio complessivo del gruppo passa per un robusto pacchetto di investimenti sul suolo italiano pari a 90 milioni di euro, accompagnato da una revisione strategica dei prodotti.

L’obiettivo: superare i 3 milioni di unità prodotte

L'obiettivo dichiarato dai vertici è superare i tre milioni di unità prodotte, puntando con forza sulla fascia alta del mercato. Il potenziamento riguarderà in maniera specifica l'estensione della gamma dei frigoriferi e dei piani cottura a gas della linea premium, oltre all'implementazione dei forni nei segmenti steam crisp (cottura a calore e vapore) e pirolitici (autopulenti). Sul fronte del lavaggio, sono previsti sviluppi per le lavatrici professionali con capacità fino a 12 kg, lavasciuga di alta gamma e nuove linee per lavastoviglie. A margine degli impegni assunti, Electrolux ha però posto una chiara condizione di politica industriale per arginare la spietata concorrenza asiatica. Il gruppo chiede al Governo italiano di fare quadrato in Europa per la revisione del meccanismo Cbam: l'attuale sistema di dazi penalizza fortemente l'importazione di materie prime e semilavorati necessari alle industrie europee, ma lascia campo libero all'accesso di prodotti finiti provenienti dall'estero senza barriere analoghe. Un cortocircuito normativo che, secondo i vertici aziendali, senza interventi mirati rischia di vanificare a lungo termine la permanenza e gli sforzi produttivi sul territorio nazionale.

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