Electrolux, i frigo emigrano in Cina. Produzione via da Susegana ma saranno venduti in Italia

BELLUNO - I frigoriferi di bassa gamma Electrolux, cancellati dalla produzione del sito di Susegana, saranno affidati in conto terzi in Cina. La “patria” di Midea, con cui la multinazionale svedese ha stretto accordi commerciali in Nord America. Poi, gli elettrodomestici arriveranno in vendita in Italia. 


È la rivelazione choc circolata ieri a Roma e confermata successivamente da alcune fonti sindacali. La notizia è emersa a valle degli incontri tecnici dei giorni scorsi con azienda e rappresentanti dei lavoratori. Incontri nel corso dei quali era stato presentato il piano cosiddetto leggero con gli esuberi limati a 1. 450 (contro i 1.719 iniziali). Un piano giudicato inaccettabile e troppo simile a quello precedente, tanto da indurre i sindacati chiudere il tavolo e passare la palla alla politica. Nel prossimo incontro, lo spostamento in Cina dei frigoriferi di bassa gamma sarà tra i punti chiave.


La logica della scelta di Electrolux sui frigo – con conseguente rimpicciolimento delle linee nel Trevigiano – somiglia alla scelta di delocalizzare completamente in Thailandia, a Rayong, la produzione delle lavasciuga. Con effetti sull’occupazione che contribuiscono al quadro (a tinte fosche) comunicato dall’azienda nei giorni scorsi: 420 esuberi a Susegana (di cui 240 operai e 180 impiegati). E 463 a Porcia (208 operai e 255 impiegati o personale di staff). 


La crisi Electrolux


Nel frattempo, ieri si sono riuniti in videocollegamento con il Mimit i governatori delle Regioni coinvolte dalla vertenza. Al centro della discussione, si apprende, anche «una serie di ipotesi», che potrebbero tradursi in «possibili soluzioni, in prospettiva», fa sapere a margine il governatore del Veneto, Alberto Stefani. Il quale esprime preoccupazione anche per gli effetti della crisi sull’indotto di Electrolux. «Non faremo un solo passo indietro», ha dichiarato il presidente del Friulia Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. «Electrolux non può pensare di considerare i lavoratori come meri numeri o variabili di bilancio da sacrificare per altri fini», ha aggiunto. «Ribadiamo con chiarezza la volontà di preservare gli stabilimenti e l’occupazione e pretendiamo dall’azienda un piano di rilancio credibile, fondato su investimenti e su una produzione sostenibile nel tempo», ha concluso il ministro Adolfo Urso. Il tavolo nazionale si riunirà dopo il Consiglio Competitività del 24 settembre.