Esperimenti paranormali: quando la paura nasce dalla nostra testa, non dai fantasmi

Nel 1998 l’ingegnere britannico Vic Tandy visse un’esperienza inquietante all’interno del laboratorio in cui lavorava. Alcuni colleghi raccontavano di presenze e sensazioni inspiegabili; poi anche lui intravide una figura grigia con la coda dell’occhio. Cos'era successo?

La soluzione arrivò grazie a una spada da scherma: fissata in una morsa, la lama cominciò a vibrare. Tandy individuò così un’onda infrasonica prodotta da un aspiratore, una frequenza troppo bassa per essere udita ma potenzialmente capace di provocare disagio e alterazioni percettive.

La stanza stregata costruita dalla scienza

Da quell’episodio nacque una domanda affascinante: se infrasuoni e campi elettromagnetici possono contribuire alle atmosfere considerate infestate, è possibile costruire scientificamente una stanza stregata? Nel 2004 un gruppo guidato dallo psicologo Christopher French, del Goldsmiths College di Londra, iniziò a progettare un ambiente controllato; l’esperimento vero e proprio partì nel 2005. Per evitare suggestioni legate a mobili, armadi o letti, fu scelta una camera circolare, bianca e completamente spoglia, montata nel salotto della madre dell’architetto Usman Haque.

La stanza misurava circa tre metri di diametro e quattro di altezza, era illuminata debolmente e mantenuta intorno ai 18 gradi. Al suo interno i ricercatori potevano attivare campi elettromagnetici complessi, infrasuoni, entrambi oppure nessuno dei due. Settantanove volontari trascorsero cinquanta minuti camminando da soli nello spazio. Sapevano che avrebbero potuto avvertire qualcosa di insolito e dovevano segnare su una piantina il punto, l’orario e la natura di ogni sensazione sperimentata durante la permanenza (ma qual è la spiegazione scientifica degli incontri con i fantasmi?).

I risultati dell’esperimento

Le reazioni furono numerose. Quasi l’80 per cento dichiarò di essersi sentito strano o stordito; circa la metà ebbe l’impressione di girare su sé stessa. Altri riferirono formicolii, vibrazioni piacevoli, distacco dal corpo, odori insoliti, rumori, tristezza o una presenza invisibile. Sette persone provarono terrore e quattro eccitazione, due risposte che sorpresero gli stessi studiosi. Soltanto il 6,3 per cento non segnalò nulla, mentre circa sette partecipanti su dieci riportarono almeno tre esperienze anomale.

Il risultato decisivo, però, ridimensionò l’ipotesi fisica. Le sensazioni non erano più frequenti nelle zone raggiunte dagli infrasuoni o dai campi elettromagnetici e non cambiavano tra i diversi gruppi. Il miglior indicatore era invece il punteggio ottenuto in un questionario sulle esperienze associate ai lobi temporali, legate anche alla suggestionabilità. Secondo i ricercatori, l’ambiente freddo, buio, silenzioso e privo di riferimenti, insieme all’aspettativa di provare qualcosa, avrebbe spinto molte persone a notare e interpretare sensazioni normalmente ignorate. La stanza risultò quindi infestata, ma soprattutto dalla mente umana, più che da forze misteriose nascoste nelle sue pareti.

Ecco come la scienza sfata i fantasmi e altre storie soprannaturali.

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