«Estorsioni con metodo mafioso a Cortina» Al via a dicembre il processo per i fratelli Cobianchi

CORTINA D'AMPEZZO (BELLUNO) - L'unico dei quattro che ha chiesto di ricorrere all'abbreviato ieri è stato condannato a cinque anni, quattro mesi e cinquemila euro di multa. Gli altri tre, che invece hanno preferito il rito ordinario, dovranno discutere le loro posizioni il 2 dicembre, non più a Venezia ma a Belluno. È questa la strategia che hanno scelto i due fratelli romani Leopoldo e Alvise Cobianchi, accusati di aver imposto con metodi mafiosi la loro presenza a Cortina d'Ampezzo; come loro, anche il complice Daniele Mazzarella, mentre Ivan Montesanto ha preferito risolvere la sua posizione già nell'aula lagunare. Per lui il pubblico ministero Federica Baccaglini aveva chiesto sei anni, appena otto mesi più di quanto stabilito dalla giudice per le indagini preliminari Benedetta Vitolo: a Montesanto sono contestati due casi di estorsione, ai danni del dj Loris Osualdella e dei gestori dello chalet "Tofane", minacciati perché non organizzassero eventi senza la collaborazione del gruppo capitanato dai due fratelli. Montesanto e Mazzarella avrebbero approfittato della nomea dei Cobianchi: anche senza esprimere la stessa aggressività dei due trentenni romani, il solo fatto di muoversi nella loro ombra è bastato perché anche loro dovessero rispondere dell'aggravante di metodo mafioso - il motivo per cui, dal Bellunese, il caso è arrivato alla distrettuale veneziana, prima di ripassare a Belluno per il rito ordinario.

La strategia della difesa

«Prendiamo atto del provvedimento di rinvio a giudizio disposto dal giudice - ha commentato ieri l'avvocato Federico Puggioni, che difende Leopoldo Cobianchi - Si tratta di una decisione che non ci sorprende affatto, considerata la natura dell'udienza preliminare e la funzione che essa è chiamata a svolgere. Come abbiamo sempre sostenuto, il merito delle contestazioni dovrà essere accertato nel contraddittorio dibattimentale, attraverso il rito ordinario, che rappresenta la sede naturale per la piena formazione della prova». Anche più netto Luigi Annunziata, il legale di Alvise, secondo cui la tesi accusatoria si basa solo sulle dichiarazioni dei testimoni e, quindi, sarebbe destinata a capitolare davanti al collegio di Belluno; l'esempio è sempre quello della festa di capodanno del 2021, al "Tofane": «Al titolare del ristorante sono stati versati 36 mila euro, di cui 20 mila in contanti, sette giorni dopo. Si può parlare di estorsione? Si è sentito minacciato perché alle cinque del mattino del primo gennaio, mentre stava pulendo il locale, Alvise Cobianchi gli ha mandato un messaggio che gli diceva "d'ora in poi lavoreremo solo insieme, siamo una famiglia". Ma i soldi li ha presi e non li ha usati per la festa. Non hanno più organizzato niente assieme». Annunziata ricorda anche che l'assessore comunale di Cortina Stefano Ghezze, indicato come uno delle vittime di estorsione (in questo caso per quanto riguardava gli appalti olimpici) avrebbe rimarcato di non aver riconosciuto nei Cobianchi la statura di criminali pericolosi. Una precisazione, questa, che ieri ha lasciato perplesso il sindaco ampezzano Gianluca Lorenzi: «La giunta aveva deliberato di costituirsi parte civile nel processo, verificherò con gli uffici».

Due procedimenti

L'indagine era partita individuando un giro di spaccio di cocaina, poi si era addentrata nel mondo delle feste notturne, arrivando a sfiorare la gestione di appalti connessi alle Olimpiadi invernali 2026 (su cui, in effetti, i Cobianchi non sono riusciti ad allungare le mani). I due fratelli erano stati definiti dai pm come «militanti nella frangia degli "Irriducibili" degli ultras della Lazio» con rapporti con esponenti della criminalità romana (tra cui il capo ultras Fabrizio "Diabolik" Piscitelli, ucciso in un agguato nel 2019); sei diversi episodi contestati ai Cobianchi, tra il 2020 e il 2024, tra intimidazioni (anche con una pistola) e aggressioni a spacciatori "non autorizzati" e a clienti non paganti, che per cento euro rischiavano di venire chiusi in un bagagliaio. La droga e le intimidazioni sono però state tenute separate, per decisione di Vitolo, anche per i diversi termini di custodia cautelare in gioco.