Fabrizio Corona, la maxi causa di Mediaset e Pier Silvio Berlusconi da 160 miloni. E spuntano anche i nomi di De Filippi, Toffanin, Ilary Blasi e Gerry Scotti

Inizierà il 20 ottobre, davanti al Tribunale civile di Milano e alla giudice Stefania Novelli, la prima udienza della maxi causa contro Fabrizio Corona intentata a febbraio dal gruppo Mediaset, da Pier Silvio e Marina Berlusconi, da Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi e Samira Lui, con una richiesta danni reputazionali e patrimoniali, per una «campagna di odio» e diffamazione, da 160 milioni di euro in totale, in particolare per una puntata del 26 gennaio del podcast 'Falsissimo' dell'ex agente fotografico.

Le accuse

In una memoria, depositata nei giorni scorsi dai legali dei promotori della causa, gli avvocati Andrea Di Porto, Giulia Bongiorno, Salvatore Pino e Aldo Baldaccini, vengono confermate le richieste danni a carico dell'ex 're dei paparazzi'.

E si replica alla «assoluta inconsistenza degli argomenti» dei legali di Corona. Corona che, si legge nella memoria, «si pone deliberatamente al di fuori di qualsivoglia contesto regolamentato, sfruttando i vuoti normativi connessi ai nuovi mezzi di comunicazione, per provare a operare 'legibus solutus', svincolato da qualsiasi regola etica e deontologica». Il «resoconto edulcorato», si legge ancora, «offerto nella difesa avversaria non ha nulla a che fare, ma proprio nulla, con le affermazioni gravemente lesive realmente propalate nel corso della puntata». Ha spacciato «per verità assoluta accuse e insinuazioni gravemente diffamatorie, costruite sul nulla». E «fuori da qui, sui social, in televisione e nei locali, continua, con lo stesso accanimento, la stessa violenza verbale, la stessa prepotenza, a propalare le medesime invettive, accuse e insinuazioni». In un «tour teatrale», ad esempio, ha proseguito la «campagna denigratoria nei confronti di Mediaset e dei suoi volti più noti».

A chi andranno i risarcimenti

Gli eventuali risarcimenti, aveva già spiegato il gruppo di Cologno Monzese, serviranno «alla creazione di un fondo per la copertura delle spese di assistenza legale delle vittime di stalking, dei reati rientranti nel cosiddetto Codice Rosso e di tutti i fenomeni di cyberbullismo». 

Nell'ambito della causa, tra l'altro, Corona, attraverso i suoi legali, ha introdotto un tema di presunta «concorrenza sleale» ai suoi danni. Secondo l'ex agente fotografico, «mediante l'invio di diffide legali ai gestori dei locali che avevano programmato spettacoli e serate con la partecipazione di Fabrizio Corona (teatri e discoteche)", ci sarebbero state «pressioni indebite sugli organizzatori, per isolare professionalmente» l'ex agente fotografico «e impedirgli di lavorare, causando la cancellazione di numerosi impegni». Nella memoria, invece, si fa presente che il «rapporto di concorrenzialità tra le parti» non è «neppure ipotizzabile» e che poi le diffide sono un'attività «del tutto lecita, necessitata dal comportamento» di Corona, ossia «legittime reazioni precauzionali volte a evitare la reiterazione di illeciti già compiuti, e financo ammessi dall'autore». I ricorrenti, inoltre, oltre a depositare una serie di documenti, anche video, hanno citato in giudizio per i danni anche Atena, società che gestisce immagine, comunicazione e contenuti dell'ex 'fotografo dei vip', come «corresponsabile in solido con Fabrizio Corona della diffusione dei messaggi diffamatori e gravemente lesivi» contenuti «nella puntata di Falsissimo del 26 gennaio 2026». 

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