"Mi dispiace per Martina, chiedo scusa ma non perdono". Con queste parole Alessio Tucci si è rivolto oggi, 14 luglio 2026, alla Corte d'Assise di Napoli, davanti alla quale è imputato per l'omicidio dell'ex fidanzata Martina Carbonaro, avvenuto ad Afragola il 25 maggio 2025. Collegato in videoconferenza dal carcere, il giovane ha sostenuto di non riuscire a perdonare se stesso per quanto accaduto. Parole accolte con dolore e incredulità dalla madre della vittima, Enza Cossentino, che al termine dell'udienza ha dichiarato: "Dio può perdonare, io no. Non ci riesco".
Le dichiarazioni di Alessio Tucci davanti alla Corte
L'udienza si è aperta con una dichiarazione spontanea dell'imputato, che ha ribadito le proprie scuse ai familiari di Martina Carbonaro.

Continuo a chiedere scusa alla famiglia, perdono no, per questa cosa orrenda. Ancora oggi, è passato un anno, non ho capito cosa sia successo quel giorno, per me è un incubo, non c'è un minuto in cui non penso alla ragazza,
ha affermato davanti alla Corte. Tucci è tornato anche sul messaggio vocale già acquisito agli atti del processo, nel quale pronunciava la frase "devi morire per amore". Secondo quanto ha dichiarato in aula, quelle parole non sarebbero state una minaccia, ma il tentativo di esprimere la sofferenza che stava vivendo.
"Intendevo dire: come sto soffrendo io, devi soffrire tu. Non intendevo cose assurde", ha spiegato. Il 20enne ha inoltre affermato di essere consapevole della gravità del proprio gesto e di essere pronto a scontarne le conseguenze.

Le volevo tantissimo bene, sono consapevole e pagherò fino all'ultimo. Non se lo meritava, adesso mi importa solo di lei che non c'è più, purtroppo è andata così,
ha concluso.
La ricostruzione del femminicidio e le testimonianze
La Corte ha poi ascoltato i consulenti tecnici del pubblico ministero, che hanno ricostruito la dinamica dell'omicidio. La dottoressa Raffaella Salvarezza ha riferito che Martina fu colpita quattro volte e che il decesso non fu immediato, ma sopraggiunse entro circa un'ora dall'aggressione.
Il primo colpo le sarebbe stato inferto con una grossa pietra, nel corridoio del casolare abbandonato, seguito da altri due in rapida successione. In quella fase Tucci avrebbe anche cercato di impedirle di urlare premendole la mano sulla bocca.
L'avrebbe poi presa in braccio e spostata all'interno della stanza in cui sarebbe stato ritrovato il corpo, infliggendole il quarto e ultimo colpo. La 14enne avrebbe tentato di difendersi. Ma le ferite erano talmente gravi da rendere improbabile anche che, in caso di un tempestivo intervento sanitario, si potesse evitarne la morte.

Tucci ha agito con estrema lucidità,
hanno affermato i consulenti della polizia giudiziaria Erebo Stirpe e Alexandra Biatrice Agavrile Cretu durante la deposizione congiunta, illustrando i rilievi eseguiti nel casolare. Secondo la loro ricostruzione, dopo l'omicidio Tucci avrebbe nascosto il corpo sotto un cumulo di macerie, tentando anche di eliminare le tracce di sangue presenti.
La reazione della madre di Martina Carbonaro
Nel corso dell'udienza sono state proiettate fotografie della scena del crimine e del corpo della giovane. Immagini forti, che hanno provocato momenti di commozione in aula. Enza Cossentino, madre della 14enne, è scoppiata più volte in lacrime e in un'occasione ha gridato: "Bast**do", rendendo necessaria una sospensione dell'udienza per essere assistita.
Al termine della giornata processuale, uscendo dal Tribunale, ha dichiarato ai cronisti presenti: "Lui ha detto quelle frasi perché gli hanno suggerito di dirle. Io l'ho guardato negli occhi, lui rideva mentre pronunciava quelle frasi". E ancora: "L'ergastolo lo abbiamo noi, sappiamo come funziona la giustizia. Mia figlia è dentro una lapide, lui può mettere i piedi a terra ogni mattina".
Per il prossimo 9 settembre è prevista, tra le altre, proprio la testimonianza della donna. Fu lei, la sera del 26 maggio, a denunciare la scomparsa della figlia, che non era rientrata a casa. Nella notte tra il 27 e il 28 maggio, la scoperta del corpo nel casolare abbandonato dell'ex stadio Moccia di Afragola. Ventiquattro ore dopo arrivò la confessione di Tucci, che inizialmente si era dichiarato estraneo ai fatti.