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- Ferrara Film Festival, il fondatore: “Il pignoramento? Noi parte lesa”
Maximilian Law risponde dopo che il Comune ha rotto i rapporti economici e organizzativi con la kermesse. “Nessuna elusione, ma rispetto della legge. Abbiamo fatto conoscere la città nel mondo. Ci volete ancora?”

Maximilian Law

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Ferrara, 12 settembre 2026 – Il pignoramento non è una tegola caduta ieri sul Ferrara Film Festival, ma “un contenzioso legale già noto e in corso da due anni”. E soprattutto, secondo il fondatore della manifestazione Maximilian Law, all’anagrafe Massimiliano Stroscio, il Festival sarebbe “parte lesa”. È questo il punto da cui parte la replica dell’organizzazione alla decisione annunciata dal Comune di Ferrara di interrompere ogni rapporto di collaborazione, economico e organizzativo, con la kermesse cinematografica. Una risposta che arriva dopo la lettera dell’assessore alla Cultura Marco Gulinelli e che prova a ricostruire, dal suo punto di vista, la vicenda. Stroscio chiarisce innanzitutto l’origine della controversia. “Uno sponsor, Oro Puro Caffè, che nel frattempo ha dichiarato fallimento, non ha onorato l’impegno assunto a copertura delle spese di una mostra d’arte organizzata nell’edizione 2023”.
Il contenzioso, precisa, “è pari a cinquemila euro, spese legali comprese” ed è seguito dal legale del Festival. “Qualora il recupero del credito non andasse a buon fine, il Festival si prenderà l’onere di saldare il conto”. Da qui la conclusione: “Si devono attendere i tempi della giustizia. Non è elusione: è rispetto della legge”. Ma il fondatore separa nettamente questo procedimento dalle altre contestazioni richiamate dall’amministrazione. “Le segnalazioni di presunti mancati pagamenti a fornitori, cui fa riferimento Gulinelli, non hanno alcun collegamento con il contenzioso sopra descritto – sostiene –. Il Festival ha mantenuto un dialogo chiaro e trasparente con i propri fornitori, anche attraverso piani di rientro già attuati in passato”. “In tempi recenti – rivela – mi sono esposto personalmente, con risorse mie, per sopperire a mancanze economiche generate anche da collaboratori e sinergie rivelatesi inaffidabili, che hanno prodotto danni alla kermesse”. Un esborso che, sostiene, “ammonta a svariate decine di migliaia di euro”. Una scelta rivendicata per “il bene di Ferrara e per non lasciare cadere un evento culturale che porta il nome di questa città”. Il tono si fa quindi più politico, pur senza chiamare direttamente in causa l’assessore. Stroscio riconosce al Comune “il sacrosanto diritto di tutelare la propria reputazione”, ma auspica “che lo stesso rigoroso criterio venga applicato anche alle altre manifestazioni che portano il nome della città”.
Infine, lo sguardo va al futuro. Il Festival, assicura il fondatore, “è oggi in una fase di riassetto. L’organizzazione sta cambiando e sta migliorando”. E le porte, dice, “restano aperte a professionisti, imprese ed enti che vogliano unire le forze a una realtà che, per dieci anni, ha contribuito a far conoscere Ferrara nel mondo”. Poi l’appello alla città: “Non chiudiamo, invitiamo”. E la domanda conclusiva: “Indipendentemente da me, dato che non ho il dono dell’immortalità, lo volete ancora questo festival?”.
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