Il tesseramento non è un requisito
essenziale per candidarsi alla presidenza Figc, non ci sono le
condizioni per il commissariamento e a questo punto "non possono
ribaltare l'ammissione di Malagò alla candidatura e la sua
elezione": dicono questo i pareri dei cinque giuristi
interpellati dl numero 1 della Federcalcio, di cui l'ANSA ha
preso visione, sul quale saranno chiamati a decidere martedì la
Giunta esecutiva e il Consiglio del comitato olimpico.
A Sabino Cassese, Bernardo Giorgio Mattarella, Antonio Nuzzo,
Saverio Ruperto e Pietro Sirena erano stati posti due quesiti:
se il tesseramento sia o meno requisito essenziale per
candidarsi e se l'eventuale mancanza sia "grave violazione" tale
da giustificare il commissariamento. A tutte e due le domande,
le consulenze arrivate in queste ore in Federcalcio oppongono un
"no".
Cassese basa la sua risposta a proposito del tesseramento sul
fatto che "l'accredito" di una delle componenti abbia maggior
forza giuridica come requisito per la candidabilita', mentre il
tesseramento è piuttosto questione burocratica. In particolare,
nota, lo Statuto della federcalcio ha due norme, una per il
presidente (art. 24.5) che non parla di tesseramento; l'altra
per i dirigenti sportivi (art. 29.19) in cui si parla di "in
regola col tesseramento", intendendo dunque per chi e'
tesserato, non per chi si debba eventualmente tesserare. Le
norme sul tesseramento non si applicherebbero inoltre al
presidente federale, il quale non svolge "l'attivita' sportiva"
alle quali le norme fanno riferimento.
Nei pareri, in particolare quelli di Ruperto, Nuzzo e
Mattarella, c'e' inoltre un no all'ipotesi di commissariamento,
sulla base del fatto che il mancato tesseramento non e' ritenuto
"grave violazione" dello Statuto. Ruperto sottolinea che
l'elezione di Malago' "non puo' essere ribaltata": i termini per
l'impugnazione della candidatura, infatti, sono di sette giorni,
e a quella di Malagò si e' opposto il solo Renato Miele (ricorso
inammissibile in tre gradi di giudizio) e non la procura Figc "o
altri legittimati". "Oggi pertanto l'elezione di Giovanni Malagò
è diventata intangibile", e "nessuno, neanche il Coni, ha piu'
la possibilita' di ribaltare la decisione sull'ammissione" della
candidatura e la conseguente elezione. Semmai, una contestazione
del Coni a seguito della segnalazione della Procura generale
"potrebbe tradursi in iniziative di altro tipo, ma non avrebbe
alcun effetto su una nomina divenuta oramai inattacabile".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA