Bologna, 24 settembre 2026 – Il Consiglio dei ministri ha deliberato l'impugnazione, di fronte alla Corte costituzionale della legge della Regione Emilia-Romagna titolata "Modalità organizzative per l'attuazione delle sentenze della Corte costituzionale n. 242/2019 e n. 135/2024 in materia di suicidio medicalmente assistito". Ovvero, la legge sul fine vita.
Il Governo ha rilevato che la normativa regionale si pone in contrasto con gli articoli 2, 32 e 117, secondo comma, lettera l), in materia di ordinamento civile e penale, e 117, terzo comma, della Costituzione, in materia di tutela della salute.

Era stata approvata la legge sul fine vita in Emilia Romagna: l’obiettivo della norma è regolamentare l'accesso al suicidio medicalmente assistito per i pazienti con malattie irreversibili e sofferenze intollerabili
"La legge ha violato una serie di profili”
Il Consiglio dei ministri ha rilevato che la legge regionale ha violato una serie di profili di competenza esclusiva dello Stato, demandando alle linee guida regionali la definizione di una serie di requisiti, con ciò eludendo i vincoli posti sul punto dalla Consulta.
Inoltre, nonostante le proposte di impegno alla modifica assunte dalla Regione, l'impianto della legge non garantisce in modo adeguato e concreto la previa effettiva messa a disposizione di un percorso personalizzato di cure palliative e altri sistemi di supporto per evitare il ricorso al suicidio. A quest'ultimo riguardo, a fronte degli importanti stanziamenti effettuati da questo Governo, che hanno incrementato di 40 milioni di euro i fondi per le cure palliative, portandoli complessivamente a 140 milioni, molte Regioni siano ancora lontane dal conseguire gli obiettivi di utilizzo sul territorio delle risorse ricevute in quota parte.
De Pascale: “Il nostro sistema di cure palliative è ottimo”
“Per la prima volta il Governo riconosce la titolarità delle Regioni a legiferare sul tema del suicido medicalmente assistito e questo è un fatto importante. Riconoscendo la titolarità delle Regioni ammette infatti indirettamente la gravissima carenza della maggioranza parlamentare nel non fare una legge nazionale. Come sempre nell'interlocuzione col Governo in questi giorni avevamo dato massima disponibilità ad affrontare alcuni elementi di dettaglio che venivano posti dal Governo stesso, sebbene non li condividessimo fino in fondo nel merito. Ma come spesso è accaduto è prevalsa la volontà di avere comunque uno scontro istituzionale”.
Così il presidente della Regione, Michele de Pascale, commenta la notizia diffusa in serata sull’impugnazione della legge regionale dell’Emilia-Romagna sul suicidio medicalmente assistito.
E aggiunge de Pascale: “Alcune fonti non firmate da Palazzo Chigi hanno messo anche in discussione la qualità del sistema di cure palliative della Regione Emilia-Romagna, offendendo professioniste e professionisti che tutti i giorni sono impegnati sul campo”.
Boccia (Pd): “Governo lasci legiferare parlamento”
“Nemmeno le parole del cardinal Zuppi dell'altro giorno, che richiamavano la politica alla sua responsabilità, hanno impedito che il governo impugnasse l'ennesima legge regionale sul fine vita. Oggi è toccato all'Emilia Romagna. Continuando nel suo atteggiamento di irresponsabile ignavia il governo italiano sa dire solo dei no. Di fronte all'immobilismo dell'esecutivo le regioni non possono stare ferme. Non possiamo lasciare sole le persone che soffrono, le loro famiglie, i medici e le strutture sanitarie. Dovrebbe essere proprio il governo a non imporre vincoli di maggioranza in Parlamento e a permettere di giungere ad un voto che permetta all'Italia di avere una legge nazionale sul fine vita. Si lascino liberi senatrici e senatori di confrontarsi e votare secondo coscienza, senza imposizioni del governo e senza discipline di maggioranza. Da tempo chiediamo la calendarizzazione del fine vita in aula al Senato. Cosa aspetta la maggioranza?”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia.
La legge era stata approvata a luglio
Il 23 luglio era stata approvata in Emilia-Romagna la legge sul suicidio medicalmente assistito. La terza regione in Italia, dopo Toscana e Sardegna, a dotarsi di una legge che definisce tempi e procedure per l'aiuto medico alla morte volontaria.
La proposta di legge di Avs, Pd, Civici e Movimento 5 Stelle a prima firma Paolo Trande (Avs) è passata in Assemblea con i voti i favorevoli di Pd, Avs, Civici e Movimento 5 Stelle e quelli contrari di FdI, Forza Italia, Rete civica e Lega.

Il presidente della Regione Michele de Pascale
L’obiettivo della norma è regolamentare l'accesso al suicidio medicalmente assistito per i pazienti con malattie irreversibili e sofferenze intollerabili, garantendo equità di accesso e tempi compatibili con le condizioni fisiche dei richiedenti.
Il voto dell’Assemblea era arrivato dopo un lungo confronto tra le forze politiche in cui hanno trovato conferma le posizioni già esposte durante il dibattito in commissione: per il centrosinistra si tratta di una legge che recepisce quanto detto dalla Corte costituzionale e, senza creare contrapposizioni con le cure palliative, dà risposta a questioni reali.